Lampedusa, c'è Papa Leone: il viaggio che parla all'Europa (e a Trump ...)
Lampedusa è il lembo più meridionale d'Italia, venti chilometri quadrati di roccia sospesi tra la Sicilia e l'Africa, ma da oltre trent'anni è anche il luogo dove il Mediterraneo consegna all'Europa il conto delle sue contraddizioni.
Qui oggi approderà Papa Leone XIV: nello stesso posto dove approdano uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e povertà. Sugli stessi scogli dove il mare restituisce vite salvate e, troppo spesso, corpi senza nome e dove convivono il turismo delle acque cristalline e il dramma delle bare allineate sul molo.
È per questo che la visita di Papa Leone non è una semplice tappa pastorale, ma un gesto dal valore enorme.
Tredici anni dopo Papa Francesco, il nuovo Pontefice sceglie ancora Lampedusa come luogo da cui parlare al mondo e l'isola, ancora una volta, si prepara ad accogliere non soltanto un Papa, ma ad attirare su di sé lo sguardo dell'opinione pubblica internazionale.
L'isola che aspetta il Papa, ma anche una risposta
Lampedusa vive questi giorni con l'emozione dell’attesa: accogliere un Pontefice è sempre un evento straordinario. Accoglierne due nel giro di tredici anni è qualcosa che entra nella storia collettiva di un'isola.
Una comunità attraversata da una gioia intensa ma anche da un profondo senso di responsabilità.
È stato il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, a scrivere personalmente a Papa Leone chiedendogli di venire a Lampedusa, dopo il naufragio dell'agosto 2025 costato la vita a ventitré persone, tra cui un bambino di appena undici mesi. Mannino chiedeva un segno ed il Pontefice ha risposto con un videomessaggio e promesso che sarebbe arrivato. Sabato manterrà quella promessa.
L'isola, intanto, ha cambiato ritmo.
La stagione turistica era già partita in anticipo grazie al potenziamento dei collegamenti aerei, ma l'annuncio della visita ha reso quasi impossibile trovare un posto libero. Ai vacanzieri si sono aggiunti pellegrini, delegazioni ecclesiali, volontari, giornalisti provenienti da tutta Italia e da numerosi Paesi europei.
Non esistono numeri ufficiali sui pellegrini attesi, anche perché la capacità ricettiva dell'isola impone inevitabili limiti logistici. Ma chi arriva non lo fa per assistere a una celebrazione qualsiasi, viene per capire.
Perché migliaia di persone scelgono Lampedusa
Perché affrontare un viaggio verso un'isola lontana, difficile da raggiungere, quando sarebbe molto più semplice aspettare il Papa in una grande città?
Chi viene qui non cerca soltanto un incontro con il Pontefice, cerca un luogo che è diventato coscienza del Mediterraneo.
Perchè a Lampedusa il Vangelo si misura con la realtà: le parole "ero forestiero e mi avete accolto" smettono di essere una citazione e diventano un fatto quotidiano.
È anche per questo che la visita suscita un'attesa particolare. Dopo il viaggio alle Canarie, durante il quale Leone XIV ha rivolto un appello severissimo ai trafficanti di esseri umani invitandoli a "convertirsi", molti si aspettano che proprio da Lampedusa il Papa sviluppi ulteriormente il suo pensiero sulle migrazioni.
Un messaggio che riguarda l'Europa e ci riguarda tutti, quando decidiamo che i forestieri devono essere accolti a casa loro.
L’itinerario della visita
Non è casuale il modo in cui è stata costruita la visita.
La visita di Papa Leone è stata definita dall'arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, un vero e proprio "percorso spirituale", che non inizia da un bagno di folla, ma dal cimitero.
Dopo l’atterraggio a Lampedusa previsto per le ore 9.00, il primo gesto di Papa Leone XIV sarà infatti una visita privata davanti alle tombe dei migranti morti nel Mediterraneo. In particolare si fermerà davanti alla sepoltura del piccolo Yusuf, un bambino originario della Guinea morto a soli sei mesi durante un naufragio e divenuto il volto di tutte le vittime innocenti di questo mare.
È una scelta fortissima, che ci dice che il viaggio parte dai morti prima ancora che dai vivi, e che un fiore su una tomba non cambia la storia, non restituisce alcuna vita, ma impedisce che un uomo venga dimenticato due volte.
Solo dopo il raccoglimento al cimitero il Papa raggiungerà la Porta d'Europa, il monumento che guarda verso il Canale di Sicilia, dove incontrerà due famiglie di migranti che racconteranno le proprie storie di integrazione.
Quindi il Pontefice arriverà al Molo Favaloro, che proprio sabato sarà ufficialmente intitolato a Papa Francesco.
Infine, alle 10.30 celebrerà la Messa con l'intera comunità lampedusana al campo sportivo per poi incontrare le autorità, i volontari ed i bambini ammalati: prima la comunione con i morti, poi quella con i sopravvissuti, infine quella con una Chiesa viva.
Lampedusa resta fedele a se stessa
Dalla visita di Papa Francesco del 2013 molte cose sono cambiate.
Gli sbarchi continuano, ma oggi la gestione è molto diversa rispetto agli anni in cui i pescatori partecipavano direttamente ai soccorsi e gli abitanti aprivano le proprie case ai migranti appena arrivati.
Le operazioni sono ormai affidate quasi esclusivamente alla Guardia Costiera, alla Guardia di Finanza e agli apparati dello Stato e la presenza spontanea della comunità è diventata sempre più limitata.
È cambiata l'organizzazione, ma non è cambiata l'anima dei lampedusani: gente che rispetta la legge del mare e dell’accoglienza.
Una macchina organizzativa senza precedenti
Se nel 2013 Papa Francesco arrivò quasi all'improvviso, lasciando poco spazio all'organizzazione, la visita di Papa Leone XIV è stata preparata nei minimi dettagli. La Regione Siciliana ha finanziato interventi infrastrutturali per circa 3,4 milioni di euro e il Dipartimento regionale della Protezione Civile ha messo in campo uno dei dispositivi più imponenti mai predisposti sull'isola: 276 operatori, 76 mezzi, due Colonne mobili regionali, volontari provenienti da tutte le province siciliane, insieme a Croce Rossa, SEUS 118, Asp, Marina Militare e Guardia Costiera. Una parte del personale sarà ospitata anche sulla nave Sansovino, trasformata per alcuni giorni in base logistica galleggiante. Un'organizzazione pensata non solo per garantire la sicurezza del Pontefice, ma anche per assistere le migliaia di pellegrini attesi, con particolare attenzione ad anziani e persone con ridotta mobilità.
Anche il mezzo scelto per gli spostamenti racconta una storia. Papa Leone XIV attraverserà Lampedusa a bordo della stessa Fiat Nuova Campagnola decappottabile del 1978 utilizzata da Papa Francesco nel luglio 2013. L'auto, ancora oggi di proprietà di Ennio Delfino, storico frequentatore dell'isola, diventa così il filo che unisce due pontificati e due visite accomunate dalla scelta di riportare Lampedusa al centro della coscienza del Mediterraneo.
Il dono di Lampedusa al Papa
Poco prima della celebrazione eucaristica, il sindaco Filippo Mannino consegnerà al Pontefice, a nome dell'intera comunità lampedusana, un faro in legno alto circa settanta centimetri, realizzato dall'artigiano Franco Tuccio con il legno recuperato dai barconi utilizzati dai migranti per attraversare il Mediterraneo.
Quel legno porta con sé una storia fatta di speranza, dolore e salvezza. È il legno delle imbarcazioni che hanno trasportato migliaia di uomini, donne e bambini verso l'Europa, un materiale che Tuccio definisce “intriso di lacrime e sangue”, trasformato dall'arte in un simbolo di vita.
L'artigiano lampedusano è conosciuto in tutto il mondo per le sue Croci di Lampedusa.
La sua storia iniziò l'11 ottobre 2013, pochi giorni dopo il tragico naufragio del 3 ottobre. Camminando sulla spiaggia trovò alcuni resti di un barcone e decise di raccoglierli per scolpire una grande croce.
Nacque così la celebre Croce di Lampedusa, alta quasi tre metri e pesante sessanta chilogrammi, che nell'aprile 2014 arrivò in Piazza San Pietro e da allora ha attraversato numerosi Paesi come testimonianza universale di fraternità e accoglienza.
Questa volta, invece della croce, sarà un faro a raggiungere il Vaticano. Il faro è il simbolo stesso di Lampedusa: indica la rotta, illumina il cammino, rappresenta la speranza per chi affronta il mare e la sicurezza dell'approdo dopo il viaggio. Durante la Messa l'opera sarà collocata sull'altare accanto alla Madonna di Porto Salvo e al Crocifisso della Cattedrale di Agrigento. Al termine della celebrazione il faro accompagnerà il Pontefice a Roma, entrando a far parte dei segni più eloquenti lasciati da Lampedusa al suo successore di Pietro.

Le suore del molo: la Chiesa che nessuno vede
Tra le storie meno conosciute di Lampedusa ce n'è una che racconta perfettamente lo spirito dell'isola.
Dal 2015, su iniziativa dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali, religiose appartenenti a congregazioni diverse vivono a turno sull'isola per essere una presenza discreta sul molo degli sbarchi.
Non amministrano strutture, non gestiscono centri, semplicemente aspettano e accolgono. Offrono una bottiglietta d'acqua, uno sguardo, una parola nella lingua di chi arriva.
Per la visita di Papa Leone molte di loro sono tornate a Lampedusa da diversi Paesi del mondo. Una sorta di reunion di suore che hanno condiviso negli anni la stessa missione: umanizzare il primo approdo in Europa.
Sono loro, probabilmente, il volto meno conosciuto e più autentico della Chiesa di frontiera.
La domanda che resta all'Europa
Può una visita pastorale cambiare le politiche migratorie europee? Probabilmente no. Il Papa non scrive i regolamenti dell'Unione europea, non modifica il Patto sulla migrazione e non decide gli accordi con i Paesi di partenza. Eppure la storia insegna che i Pontefici possono cambiare il modo in cui il mondo guarda ai problemi, prima ancora delle leggi. Fu così con Papa Francesco, che nel 2013 fece di Lampedusa il simbolo della "globalizzazione dell'indifferenza". Oggi Leone XIV si inserisce in quella stessa traiettoria. Come osserva l'arcivescovo Corrado Lorefice, il Pontefice torna a ribadire che mettere il migrante al centro significa mettere il Vangelo al centro, opponendosi al rischio più insidioso del nostro tempo: considerare inevitabili le tragedie del Mediterraneo. È forse questo il vero valore della visita: non cambiare le norme, ma impedire che l'abitudine renda invisibili i morti.
Per questo Lampedusa continua a essere l'isola della speranza. Non perché qui il dolore sia scomparso, ma perché da oltre trent'anni questa comunità continua a scegliere l'accoglienza. Dopo aver pregato davanti alla tomba del piccolo Yusuf, incontrato i sopravvissuti e celebrato l'Eucaristia con la popolazione, Papa Leone ripartirà. Ma la domanda che lascia resterà su quest'isola: quale idea di Europa vogliamo difendere? Quella dei confini o quella della dignità umana? Perché ogni volta che una vita si spegne nel Mediterraneo, la questione non riguarda soltanto le politiche migratorie. Riguarda la coscienza dell'Europa. Ed è per questo che, ancora una volta, tutto ricomincia da Lampedusa.
Dove vedere la visita del Papa: Tv2000 trasmetterà oggi in diretta la visita pastorale di Papa Leone XIV a Lampedusa
Valentina Colli
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