Escursionisti che ignorano i bollettini meteo, diportisti che escono in mare nonostante le allerte, persone che lanciano richieste di aiuto senza una reale emergenza. D’ora in poi, in alcuni casi, il soccorso pubblico potrebbe non essere più completamente gratuito. L’imprudenza grave, infatti, può trasformarsi in un conto da pagare.
La novità, riportata su La Sicilia, nasce dalla legge di Bilancio 2026 e dalle successive disposizioni attuative: il principio è quello di chiedere il rimborso dei costi sostenuti dallo Stato quando un intervento di ricerca, soccorso o salvataggio sia stato provocato da dolo, colpa grave oppure da una richiesta immotivata o ingiustificata. La legge 30 dicembre 2025, n. 199, disciplina espressamente il meccanismo nei commi 726 e seguenti.
Non è una tassa sul soccorso
È questo il primo punto da chiarire. Non significa che chiunque venga salvato dopo un incidente debba mettere mano al portafoglio.
Un malore improvviso, un incidente imprevedibile, un infortunio o un repentino peggioramento delle condizioni meteorologiche non riconducibile a una condotta gravemente imprudente non fanno scattare automaticamente alcun pagamento.
La norma punta invece alla rivalsa nei confronti di chi abbia determinato l'intervento con dolo o colpa grave, oppure abbia attivato i soccorsi senza una giustificazione reale. Per la Guardia di finanza il principio è fissato dal comma 726; le disposizioni vengono poi estese, alle condizioni previste dalla legge, anche a Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del fuoco e Guardia costiera.
Il soccorso diventa un conto: personale, mezzi e carburante
La parte più sorprendente riguarda il modo in cui viene calcolata la spesa.
Il decreto attuativo prevede che il corrispettivo sia determinato sulla base dei costi effettivamente collegati all'intervento: personale, mezzi, carburante e attrezzature. Le tariffe sono calcolate su base oraria o forfettaria e sono destinate a essere aggiornate annualmente sulla base degli indici Istat.
Secondo le cifre riportate da La Sicilia, il costo del personale può partire da circa 30 euro l'ora per appuntati e finanzieri, arrivare a circa 60 euro per gli ufficiali superiori e toccare i 70 euro l'ora per alcuni reparti specializzati, compresi quelli aeronavali.
E c'è una regola che può incidere parecchio sul conto finale: un intervento inferiore a un'ora viene comunque conteggiato come un'ora intera.
Elicotteri e aerei: qui la fattura può diventare pesante
È soprattutto l'utilizzo dei mezzi a far schizzare verso l'alto la cifra.
Un drone da ricognizione può arrivare a costare quasi 100 euro l'ora, mentre per un elicottero della Guardia di finanza la spesa può raggiungere circa 4mila euro per ogni ora di impiego. Ancora più elevato il costo indicato per un aereo turboelica, che può sfiorare i 5mila euro l'ora.
Anche gli interventi terrestri e marittimi hanno un costo parametrato al mezzo utilizzato: dalle motoslitte impiegate in montagna ai veicoli stradali, fino ai pattugliatori navali, il cui impiego può superare i mille euro l'ora.
Non significa, naturalmente, che ogni intervento costerà automaticamente queste cifre. Il conto dipenderà dalla durata dell'operazione e dalle risorse effettivamente mobilitate.
Mare e montagna, attenzione alle allerte
La novità interessa particolarmente due scenari: la montagna e il mare.
Ignorare un'ordinanza che vieta l'accesso a un sentiero, affrontare un'escursione nonostante un'allerta chiaramente diramata oppure prendere il largo in condizioni meteo incompatibili con la sicurezza può diventare, oltre che un rischio per la propria vita e quella dei soccorritori, anche una condotta valutabile ai fini dell'addebito dei costi.
Per la Guardia costiera, la legge è ancora più esplicita: il corrispettivo può essere richiesto quando l'intervento sia stato provocato da una richiesta immotivata o ingiustificata oppure quando emerga una condotta gravemente imprudente, negligente, contraria alle norme di sicurezza della navigazione o determinata da imperizia.
Il principio: non far pagare la sfortuna, ma l'imprudenza
Il punto centrale della nuova disciplina è dunque la distinzione tra sfortuna e irresponsabilità.
Lo Stato continuerà a garantire il soccorso a chi si trova realmente in pericolo. Ma quando l'emergenza nasce da una condotta gravemente imprudente o da una richiesta senza motivo, il legislatore introduce la possibilità di recuperare dalla persona responsabile le risorse pubbliche impiegate.
È un cambio di prospettiva importante: il costo del soccorso non viene trasformato in un ticket generalizzato, ma può diventare una forma di rivalsa per comportamenti particolarmente gravi.
E il messaggio, soprattutto d'estate, è piuttosto semplice: prima di partire per una vetta o mollare gli ormeggi, meglio guardare il bollettino meteo. Perché questa volta, oltre al rischio di finire nei guai, potrebbe arrivare anche il conto.