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21/08/2026 10:22:00

Pantelleria, tre giorni di archeologia, mare e memoria nel nome di Sebastiano Tusa

Dal 31 agosto al 2 settembre Pantelleria ospiterà la quarta edizione della "Rassegna del Mare – Sebastiano Tusa", tre giorni di visite archeologiche, incontri scientifici, docufilm e dibattiti istituzionali dedicati al patrimonio culturale e ambientale del Mare Nostrum.

 

L'appuntamento nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Sebastiano Tusa, la Regione Siciliana, la Soprintendenza del Mare, il Parco Nazionale Isola di Pantelleria, il Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria e il Comune di Pantelleria.

 

La scelta dell'isola non è casuale. Pantelleria, nel cuore del Canale di Sicilia, è da millenni un punto di passaggio tra le due sponde del Mediterraneo. Un'isola in cui la stratificazione archeologica racconta una storia ininterrotta di insediamenti, dal periodo preistorico al medioevo; isola- cerniera tra Europa e Africa, dove le tracce delle civiltà che hanno attraversato il Mare Nostrum sono presenti tanto sulla terraferma quanto nei fondali. 

 

Ad aprire la manifestazione, il 31 agosto, sarà “Una giornata particolare a Pantelleria” con il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, al quale sarà conferito il Premio Pantelleria. La giornata si chiuderà con il concerto del Giacomo Cuticchio Ensemble.

 

L'1 e il 2 settembre entrerà nel vivo la Rassegna del Mare – Sebastiano Tusa, con visite guidate nei luoghi simbolo dell'isola e della ricerca archeologica, tavole rotonde e momenti di confronto con studiosi ed esperti.

 

Spazio anche al cinema con Pantelleria Archeofilm, sezione dedicata ai documentari di ricerca, alle storie del mare e alle grandi scoperte dell'archeologia subacquea.

 

Tra gli ospiti della manifestazione anche i giornalisti Donatella Bianchi, Felice Cavallaro e Italo Cucci, insieme a esperti e studiosi europei.

 

Il filo conduttore della manifestazione è la figura di Sebastiano Tusa, archeologo e primo Soprintendente del Mare della Regione Siciliana, morto il 10 marzo 2019 nell'incidente aereo dell'Ethiopian Airlines.

 

Tusa aveva dedicato una parte importante della propria attività scientifica proprio a Pantelleria. 

Le campagne di scavo condotte sull'isola hanno contribuito a ricostruire la sua storia e il ruolo avuto nelle rotte commerciali del Mediterraneo antico.

Nel 2003, durante gli scavi archeologici nell'area dell'acropoli di San Marco e Santa Teresa, furono ritrovati anche tre ritratti marmorei del I d.C., testimonianza della rilevanza raggiunta dall'isola durante l'epoca imperiale.

 

La rassegna vuole quindi essere anche un modo per proseguire quella ricerca, mettendo insieme archeologia, tutela e divulgazione.

 

La “Carta di Pantelleria”

Uno dei momenti centrali sarà il confronto tra istituzioni e studiosi finalizzato alla sottoscrizione della “Carta di Pantelleria”, documento che punta a richiamare l'attenzione sulla tutela del mare e dei beni culturali e ambientali.

 

Un passaggio che porta la manifestazione oltre la semplice celebrazione. La memoria di Tusa diventa infatti l'occasione per discutere del futuro del patrimonio mediterraneo, della sua conservazione e della necessità di renderlo sempre più accessibile alle comunità.

 

“Pantelleria non è soltanto una cornice suggestiva, ma la protagonista assoluta di questo incontro”, sottolinea Valeria Li Vigni Tusa, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa. Per la presidente, la conoscenza, la tutela dell'archeologia subacquea e il coinvolgimento della comunità locale rappresentano le condizioni necessarie per dare “valore e futuro” al patrimonio culturale.

 

Sulla stessa linea l'assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, che considera Pantelleria un patrimonio strategico per l'identità culturale siciliana e vede nella rassegna un'occasione per rafforzare la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private.

 

Per tre giorni, dunque, Pantelleria sarà ancora una volta al centro del Mediterraneo. Non soltanto per la sua posizione geografica, ma per quello che quella posizione ha prodotto nei secoli: incontri, scambi, conflitti, commerci e contaminazioni. 

 

È questa la storia che la rassegna prova a riportare in superficie, nel nome di un archeologo che aveva fatto del Mediterraneo uno dei principali campi della propria ricerca.



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