"Ogni questione riguardante il risarcimento danni sarà discussa e affrontata in un secondo momento". È quanto ha risposto l'Amministrazione comunale di Trapani a una diffida presentata da un cittadino esasperato, assistito dall'avvocato Vincenzo Maltese, dirigente di Codici Sicilia.
Ma proprio la questione dei danni, secondo Maltese, non può essere accantonata mentre l'emergenza idrica continua.
Il problema, infatti, va avanti dai primi di luglio, mentre l'ordinanza sindacale numero 47/2026 è del 24 luglio e ha disposto il divieto di utilizzo dell'acqua per usi potabili in alcune zone della città.
Da allora, per le famiglie, è iniziata una quotidianità fatta di disagi e soluzioni tampone. Il servizio sostitutivo con le autobotti comunali non riesce a soddisfare tutte le richieste. Una difficoltà che riguarda anche chi gestisce strutture ricettive e deve garantire acqua agli ospiti che hanno scelto Trapani per le proprie vacanze.
Resta inoltre il problema dei costi sostenuti dai cittadini costretti ad acquistare acqua e delle possibili tutele per chi subisce un disservizio prolungato. Una situazione che si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà nella gestione del servizio idrico.
Maltese richiama inoltre il tema dei costi sostenuti dai cittadini e delle tutele da riconoscere agli utenti. Una situazione che, a suo giudizio, mostra le criticità di un sistema che avrebbe bisogno di una riorganizzazione complessiva.
La soluzione indicata è quella del gestore unico provinciale, accompagnata da nuove tariffe, un nuovo regolamento idrico, una Carta dei servizi aggiornata e nuovi contratti di fornitura.
Il percorso, almeno sulla carta, è già partito: a giugno l'ATI Trapani ha approvato il nuovo Piano d'Ambito e avviato il percorso di gara con Invitalia per il futuro gestore del servizio idrico integrato. Il piano prevede oltre 806 milioni di euro di investimenti.
La prospettiva è quella di superare una gestione frammentata che ARERA, ancora nel 2026, indicava tra le criticità dell'ATO 7 Trapani, dove permane una pluralità di gestioni comunali.
Nel frattempo, però, la riforma resta una prospettiva e l'emergenza è quotidiana. Le autobotti sono una risposta necessaria, ma non possono diventare la normalità.
E la domanda sui risarcimenti, sollevata da Maltese, resta sul tavolo: chi deve sostenere i costi di cittadini e attività costretti a fare fronte a un servizio che non garantisce le normali condizioni di utilizzo dell'acqua?
A Trapani, dunque, la partita non riguarda soltanto quando tornerà l'acqua potabile dai rubinetti. Riguarda anche come, e da chi, dovrà essere gestito il servizio negli anni a venire.