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23/08/2026 22:00:00

Mazara, il vescovo Giurdanella: "Attorno a San Vito per cammini di una pace vera"

Ritrovarsi attorno a San Vito significa mettersi in cammino. E oggi, in una stagione segnata da guerre, tensioni e fragilità sociali, quei cammini possono diventare «cammini di una pace vera». È il cuore del messaggio del vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Angelo Giurdanella, in occasione del Festino dedicato al patrono della città.

Il Vescovo invita la comunità a fermarsi e guardare alla propria storia per capire come trasformarla in un percorso di pace. Una storia fatta di tanti cammini, a partire da quello dei pescatori.

 

Dal mare una lezione di solidarietà

 

«Penso ai cammini nel mare dei nostri pescatori che per secoli hanno assicurato il pane ai figli e trasmesso la legge che chiede di soccorrere ogni donna e uomo in pericolo, in modo assoluto», scrive Giurdanella.

Da qui il richiamo alla condizione dei migranti e alle persone che affrontano il mare in cerca di salvezza. «Ci rende disumani quando qualcuno dimentica e vuol fare dimenticare che in ogni migrante in pericolo ci sono anzitutto una vita da salvare, una dignità che mai va strumentalizzata, un’accoglienza e un’integrazione da accompagnare».

Netto anche il giudizio sul respingimento di chi fugge da guerre e povertà: per il Vescovo è una parola «antievangelica e disumana», in linea con quanto più volte sottolineato da Papa Francesco.

 

Giustizia sociale e lavoro

 

Un altro cammino è quello dei viticoltori, oggi alle prese con difficoltà che chiedono attenzione. «La pace ha bisogno anche di giustizia sociale, di leggi che aiutano, di spirito cooperativo con cui sviluppare una cultura dei diritti e della solidarietà», sottolinea il Vescovo.

Accanto ad agricoltori e pescatori ci sono tutti coloro che nel tempo hanno costruito Mazara: operai, ingegneri, artisti, professionisti, commercianti, educatori, famiglie, istituzioni, credenti cristiani e comunità musulmana.

Una pluralità di persone e percorsi che, osserva Giurdanella, ha reso la città «viva e bella», legando la memoria del passato alle speranze per il futuro.

 

Vedere, giudicare, agire

 

San Vito diventa così un modello. «È un esempio, una luce, che aiuta a capire come ogni cammino può diventare cammino di pace». Il Vescovo sintetizza il messaggio in tre verbi: vedere, giudicare, agire.

Vedere significa non fermarsi alle apparenze, non lasciarsi abbagliare da ciò che luccica ma non porta «luce e calore al cuore». Un invito rivolto soprattutto ai giovani: avere visioni grandi, coltivare stupore e sogni, ma anche imparare a riconoscere chi ha bisogno del loro aiuto.

Poi c’è il giudicare, inteso come capacità di discernere. Un passaggio particolarmente attuale nell'epoca dei social e dell'intelligenza artificiale. I primi, osserva il Vescovo, possono «catturare e inaridire l’attenzione e la sensibilità», mentre l’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile ma anche alimentare «automatismi supponenti». Per questo, dice Giurdanella, «dobbiamo continuare a pensare».

Infine l’agire. Non un fare frenetico, ma un’azione che nasce da convinzioni profonde, procede con perseveranza e mantiene la capacità di dare un senso a ciò che si fa. Soprattutto, di farlo insieme.

Il messaggio del Festino diventa così un invito a trasformare la devozione a San Vito in una responsabilità concreta verso la città e verso gli altri: un cammino che dalla fede passa attraverso solidarietà, giustizia e pace.



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