Bilancio di Trapani. Tranchida attacca l’opposizione e apre nuovi scenari
Il bilancio è approvato. Adesso la domanda è un’altra: chi farà la prossima mossa?
A Palazzo Cavarretta il Bilancio di previsione 2026-2028 è passato con 17 voti favorevoli su 17 consiglieri presenti: un dato che, più ancora di quello contabile, racconta la particolarità della situazione politica trapanese.
Infatti, l’opposizione ha avuto un peso determinante nell’approvazione, ma non ha trasformato quel peso in una sfiducia all’amministrazione.
Tranchida, anzi, ha scelto di leggere il voto esattamente al contrario: non come la prova della propria debolezza, ma come la dimostrazione che, alla fine, anche chi lo contesta ha dovuto votare il suo bilancio e il suo Documento unico di programmazione.
Un bilancio arrivato in ritardo
Il documento arriva dopo mesi di ritardo rispetto al termine in proroga al 28 febbraio 2026. La Giunta ha approvato lo schema soltanto a giugno, mentre il DUP è arrivato a luglio, insieme al parere dei revisori.
La vicenda è arrivata quindi alla Regione, con la nomina del commissario ad acta Giovanni Cocco, che ha imposto la convocazione del Consiglio e fissato al 6 settembre il termine ultimo per approvare DUP e bilancio.
In caso contrario sarebbe scattato l’intervento sostitutivo, con il rischio dello scioglimento dell’Aula.
Il Consiglio è riuscito ad arrivare prima della scadenza, chiudendo una seduta durata quasi quattro ore.
Il bilancio consente ora al Comune di uscire dalla gestione provvisoria e di dare attuazione alla programmazione. E nel documento c’è una lunga lista di servizi e interventi che, proprio a causa dell’assenza del bilancio, secondo la ricostruzione del sindaco rischiavano di subire conseguenze.
Cosa finanzia il bilancio
Non ci sono soltanto grandi opere.
Nel documento vengono indicate come priorità i servizi sociali e il sostegno alle famiglie in difficoltà e alle persone fragili, oltre ai servizi scolastici, con mensa, trasporto e avvio dell’ASACOM.
Rientrano nella programmazione anche i servizi sociali dei Comuni del Distretto 50 e le manutenzioni ordinarie: fogne, caditoie e tombini, servizio idrico, verde pubblico e manutenzione stradale.
Il documento tiene inoltre conto dei finanziamenti FUA per opere importanti e strategiche per i Comuni, del servizio sostitutivo di autobotti per le utenze cittadine nelle zone interessate da problemi di approvvigionamento, dei rimborsi alle ditte trapanesi danneggiate dall’alluvione del 2022 e dell’integrazione salariale dei lavoratori stabilizzati, oltre agli adeguamenti contrattuali e alle spettanze dei dipendenti comunali.
Tra gli altri capitoli indicati figurano la sopravvivenza delle partecipate e la tutela occupazionale dei dipendenti di ATM, Biblioteca Fardelliana, Ente Luglio Musicale e Trapani Servizi, la raccolta dei rifiuti e la bonifica delle discariche, il funzionamento dei servizi cimiteriali e la manutenzione del cimitero comunale.
E ancora: impianti sportivi, ville e giardini, promozione turistica e culturale, servizi integrati della Polizia municipale, nuove entrate da ulteriori finanziamenti conquistati dall’amministrazione e un minimo di nuove assunzioni.
È, insomma, il bilancio che dovrebbe consentire al Comune di tornare a funzionare a pieno regime.
Ma proprio perché è un bilancio di previsione, resta da verificare quanto di queste previsioni riuscirà effettivamente a trasformarsi in spesa, servizi e cantieri.
La lettura dell’opposizione, quella del PD
La minoranza, però, rifiuta categoricamente l’idea di avere dato una mano alla Giunta.
La sua tesi è semplice: votare contro avrebbe significato rischiare lo scioglimento del Consiglio comunale, senza mettere in discussione sindaco e Giunta. Da qui la decisione di approvare il bilancio e restare in campo.
«Abbiamo scelto la responsabilità verso Trapani, non il sostegno all’Amministrazione», hanno spiegato i consiglieri, ribadendo poi: «Non abbiamo salvato questa Amministrazione. Abbiamo tutelato Trapani e abbiamo scelto di restare in campo».
La minoranza rivendica anche gli emendamenti approvati, con spostamenti di risorse verso acqua, strade, Villa Rosina, cimiteri e manutenzioni. Ma il dato politico rimane: ha inciso su alcune voci, senza modificare l’impianto complessivo del documento.
Di segno opposto la lettura del Pd-Uniti per Trapani, che definisce il bilancio «un atto di responsabilità che consente alla città di guardare avanti». Per i democratici, l’approvazione permette finalmente al Comune di uscire dalla gestione provvisoria e passare dalla programmazione all’attuazione degli interventi: dalla manutenzione urgente di Bresciana alla rete fognaria di via Bixio, dalla manutenzione delle scuole e degli edifici comunali alla viabilità, fino al completamento del lotto 7 del cimitero.
È una differenza politica sostanziale.
Per l’opposizione il voto è stato un atto di responsabilità che non salva Tranchida; per il PD è l’atto che rimette il Comune nelle condizioni di programmare e realizzare. E in mezzo c’è il dato che rende tutto più complicato: senza i voti dell’opposizione, il bilancio non sarebbe passato.
È proprio questa contraddizione che Tranchida prova a trasformare in un'arma politica.
Tranchida: «Hanno tenuto in ostaggio la città»
Il sindaco ha risposto con uno degli attacchi politici più duri della sua conferenza stampa del giorno dopo.
Ha accusato i consiglieri di opposizione, a partire da Maurizio Miceli, di avere utilizzato il ritardo del bilancio per mettere all’angolo l’amministrazione e di avere tenuto «in ostaggio» la città per oltre due mesi.
Poi l’affondo: secondo Tranchida, il voto favorevole sarebbe arrivato non «per amore della città», ma «per amore della seggiola e del conseguente gettone», perché altrimenti i consiglieri avrebbero rischiato di andare a casa.
Una lettura che l'opposizione respinge completamente.
Il paradosso, però, rimane. L’opposizione ha dimostrato di poter essere decisiva in Aula, ma non ha dimostrato di essere una maggioranza alternativa.
In più, hanno votato un documento che continua a finanziare scelte aspramente contestate come la BRT.
Il nuovo fronte: il PUG
Ed è qui che si apre il fronte successivo.
«Sul bilancio è finita, ora vediamo cosa succede sul PUG», è in sostanza la sfida lanciata da Tranchida.
Il sindaco vuole che il Consiglio affronti le direttive del Piano urbanistico generale e avverte che, davanti a ulteriori ritardi, potrebbe chiedere alla Regione il commissariamento dell’Aula.
Non è soltanto una questione urbanistica. Perché il PUG arriva mentre resta sullo sfondo la mozione di sfiducia, annunciata ormai da un anno.
E qui sta uno dei nodi politici della vicenda.
Per presentare la mozione servono dieci firme, ma per approvarla ne servono 15.
Soprattutto peró, serve una maggioranza alternativa capace di condividere la scelta di mandare a casa il sindaco.
La contraddizione è tutta qui: tutti possono essere contro Tranchida, ma non necessariamente tutti sono pronti ad assumersi la responsabilità di farlo cadere.
Una partita diversa
Ed è forse questo l'elemento più interessante.
Se la sfiducia dovesse arrivare soltanto tra dicembre e gennaio, nel frattempo potrebbe cambiare il quadro politico regionale e nazionale. Potrebbe aprirsi la partita delle candidature all'Ars e al Parlamento, e lo stesso Tranchida potrebbe trovarsi a valutare un futuro fuori da Palazzo d'Alì.
È uno scenario, che politicamente conta.
Perché, se il sindaco immaginasse comunque un'uscita dalla scena comunale, potrebbe avere meno interesse a subirla attraverso una sfiducia e maggiore interesse a governarla nei tempi e nelle modalitá.
Ed è qui che il PUG può diventare una pedina della partita.
Non perché il Piano urbanistico faccia cadere automaticamente il sindaco, ma perché uno scontro sull'adempimento del Consiglio potrebbe trasformarsi in una crisi istituzionale, con Tranchida pronto a chiedere l'intervento regionale.
In questo scenario, il sindaco non aspetterebbe semplicemente la mozione dell'opposizione: potrebbe provare a dettare lui il ritmo degli eventi.
L’avanzo e il prossimo terreno di confronto
Intanto Tranchida prova ad aprire un altro fronte: quello dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione dopo l’approvazione del rendiconto 2025.
Il sindaco parla di un possibile «tesoretto» di 5-6 milioni di euro da destinare a investimenti e propone un confronto pubblico con l’opposizione sulle priorità.
Sul tavolo ci sono strade, rete idrica, scuole, verde, manutenzioni, ma anche progetti più ambiziosi.
Tra questi l'ipotesi di intervenire su Palazzo Lucatelli e quella di acquistare gli spazi dell'ex Banca del Popolo in piazza Scarlatti, tra circa 2.400 e 3.200 metri quadrati, per realizzare un hub dedicato a coworking, lavoro da remoto e rientro dei giovani.
Sono proposte che Tranchida utilizza anche per rilanciare la propria idea di città oltre l’emergenza quotidiana.
E intanto l’emergenza rimane: sul fronte idrico il sindaco ha citato un nuovo furto dei cavi a due pozzi di Bresciana, con una riduzione della disponibilità d’acqua e la necessità di potenziare il servizio di autobotti.
Chi farà la prima mossa?
Il bilancio, quindi, non ha ricomposto lo scontro, ma lo ha semplicemente spostato.
L'opposizione può dire di avere impedito il commissariamento e di avere ottenuto correttivi. Tranchida può dire di avere portato a casa bilancio e DUP con maggioranza bulgara.
Ma nessuno dei due schieramenti ha ancora risolto il problema centrale.
Tranchida non ha una maggioranza politica tradizionale e l'opposizione non ha ancora dimostrato di avere una maggioranza alternativa.
E allora la partita diventa soprattutto una questione di tempo.
Se la ex minoranza d'aula vuole davvero sfiduciare il sindaco, dovrà trovare i 15 voti e soprattutto una linea comune sul dopo.
Se invece la mozione resterà congelata per timore di sparire dalla vera scena pubblica - che é l'aula con le sue polemiche - mentre si avvicinano le partite regionali e nazionali, il rischio è che sia Tranchida a trovare una porta d'uscita prima che l'opposizione riesca a chiuderla.
Il PUG, in questo senso, potrebbe essere il terreno sul quale si decide chi avrà in mano il calendario della fine di questa sindacatura.
Il prossimo appuntamento è il 16 settembre, con la partita delle decadenze.
Sul bilancio, dunque, è finita.
La partita politica, invece, è appena cominciata.
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