Vino, nel Trapanese la crisi è già nei serbatoi: 1,4 milioni di ettolitri invenduti
La vendemmia è cominciata, ma nelle cantine del Trapanese il problema non è soltanto quanto vino si produrrà quest’anno. Il problema è anche quello che c’è già.
Al 31 luglio 2026 in Sicilia risultavano oltre 2,69 milioni di ettolitri di vino in giacenza. Di questi, circa 1,4 milioni sono concentrati nella provincia di Trapani. Più della metà delle scorte dell’intera regione.
Numeri che spiegano bene perché, alla vigilia della vendemmia, tra produttori e cantine prevalga la preoccupazione. E perché CIFA e FedAgricoltura Trapani chiedano adesso alla politica regionale e nazionale un piano straordinario per un comparto che rischia di trovarsi schiacciato tra vino invenduto, prezzi bassi, costi elevati, caldo e carenza d’acqua.
“Non è una difficoltà stagionale, è una crisi di filiera”
A lanciare l’allarme è Gaspare Ingargiola, presidente provinciale di CIFA e FedAgricoltura Trapani.
“È evidente che ci troviamo di fronte a una crisi di filiera e non semplicemente a una difficoltà stagionale. Le cantine devono fare i conti con scorte accumulate dalle precedenti campagne, mentre arriva la nuova vendemmia”, afferma.
Il meccanismo è piuttosto semplice, e anche piuttosto pericoloso.
Se le cantine hanno ancora i serbatoi pieni, diminuisce lo spazio per la nuova produzione. Si riduce la capacità di ritirare le uve dai viticoltori e aumenta la pressione sui prezzi.
Il rischio, insomma, è che a pagare il conto ancora una volta sia chi sta in campagna.
“Questo determina problemi per l’ammasso delle uve, riduce la capacità di acquisto delle cantine e rischia di esercitare una forte pressione al ribasso sui prezzi riconosciuti ai viticoltori”, sottolinea Ingargiola.
Caldo, siccità e acqua che non arriva nei campi
Alla crisi commerciale si aggiunge quella climatica.
Il caldo intenso e la scarsità delle precipitazioni stanno incidendo sulle rese dei vigneti. Ma per FedAgricoltura il vero problema non è soltanto quanta acqua sia disponibile negli invasi.
È anche riuscire a portarla dove serve.
“Permane una forte criticità sul fronte dell’approvvigionamento idrico. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità dell’acqua, ma soprattutto la capacità delle infrastrutture e delle reti di distribuirla efficacemente alle campagne”, evidenzia Ingargiola.
Una questione antica in Sicilia: l’acqua può esserci, ma tra reti inefficienti, manutenzioni insufficienti e perdite, non sempre arriva alle aziende agricole.
Le richieste: distillazione, ammasso e sostegno alle cantine
Per CIFA e FedAgricoltura Trapani non bastano più interventi una tantum.
Serve, sostengono, un piano straordinario per la vitivinicoltura trapanese, costruito con Regione Siciliana, Governo nazionale, organizzazioni professionali, cooperative, cantine e produttori.
Tra le misure considerate prioritarie ci sono innanzitutto interventi sulle giacenze.
La richiesta è quella di utilizzare strumenti come distillazione di crisi, ammasso e altre misure capaci di liberare spazio nei serbatoi delle cantine prima che la nuova vendemmia entri pienamente nel vivo.
FedAgricoltura chiede poi sostegni specifici alle cantine sociali e alle strutture di trasformazione, per consentire il ritiro delle uve e garantire maggiore sicurezza ai produttori sul conferimento.
Altro capitolo è quello dei prezzi, con la richiesta di maggiore trasparenza nella loro formazione e di una remunerazione che consenta almeno di coprire i costi di produzione.
Non solo emergenza: credito, promozione e infrastrutture
Il piano proposto da CIFA guarda anche oltre l’emergenza della vendemmia.
Tra le richieste ci sono interventi urgenti sulla rete irrigua e sugli invasi, con manutenzione degli impianti, riduzione delle perdite ed efficientamento delle infrastrutture.
Si chiede inoltre sostegno al reddito degli agricoltori e un accesso più semplice al credito, in una fase in cui molte aziende devono affrontare contemporaneamente aumento dei costi e diminuzione dei margini.
Poi c’è il tema probabilmente più importante di tutti: vendere il vino.
FedAgricoltura propone un piano di promozione e commercializzazione delle produzioni siciliane che punti maggiormente su qualità, territori, export e produzioni certificate.
Perché liberare i serbatoi una volta può servire. Ma se il vino continua a non trovare mercato, il problema si ripresenterà puntualmente alla vendemmia successiva.
La vendemmia verde non basta
La Regione Siciliana ha già utilizzato strumenti per ridurre l’offerta.
Per la campagna 2025/2026 sono stati destinati 10 milioni di euro alla vendemmia verde, misura che prevede la distruzione o l’eliminazione anticipata dei grappoli per contenere la produzione e riequilibrare domanda e offerta.
Per CIFA e FedAgricoltura, tuttavia, questo tipo di intervento può avere senso soltanto se inserito in una strategia complessiva.
Altrimenti si rischia un paradosso tutto siciliano: per risolvere il problema del vino che non si vende, si chiede ai viticoltori di produrne sempre meno.
“Non possiamo chiedere al viticoltore di produrre sempre meno senza domandarci perché il mercato non riesca ad assorbire adeguatamente una produzione che rappresenta una ricchezza economica, occupazionale e paesaggistica per il nostro territorio”, afferma Ingargiola.
Secondo il presidente provinciale di CIFA e FedAgricoltura, il rischio è quello di “impoverire progressivamente la base produttiva senza risolvere le cause della crisi”.
Il rischio: perdere vigneti e produttori
Ed è questo, alla fine, il punto più delicato.
La crisi non riguarda soltanto una vendemmia difficile o qualche centesimo in meno pagato per un chilo d’uva.
Se produrre uva diventa progressivamente meno conveniente, una parte delle aziende può decidere di abbandonare i vigneti. Con conseguenze economiche, occupazionali e anche paesaggistiche per un territorio che sulla viticoltura ha costruito una parte importante della propria identità.
CIFA chiede inoltre che la contrattazione collettiva del settore guardi alla bilateralità e preveda aumenti salariali per i lavoratori, seguendo il modello dell’accordo nazionale 2026 sottoscritto dal presidente nazionale di FedAgricoltura Massimo Fasciana.
“Convocare subito un tavolo sulla vitivinicoltura trapanese”
La richiesta finale è rivolta direttamente alla politica.
“Il comparto vitivinicolo non chiede assistenzialismo, ma condizioni per poter lavorare e competere”, dice Ingargiola.
CIFA e FedAgricoltura chiedono quindi a Regione e Governo nazionale di convocare con urgenza un tavolo specificamente dedicato alla vitivinicoltura della provincia di Trapani, con produttori, cooperative, cantine e rappresentanze dei lavoratori.
“La vendemmia non può essere soltanto il momento della raccolta: deve diventare il punto di partenza per una nuova strategia del settore. Il territorio trapanese ha competenze, professionalità, storia e produzioni di qualità. Quello che serve adesso è una politica capace di difendere questo patrimonio e, soprattutto, di garantire un futuro dignitoso a chi vive di agricoltura”.
Perché il dato dei 1,4 milioni di ettolitri ancora in giacenza nel Trapanese dice molto più di tante dichiarazioni.
Dice che produrre vino, da solo, non basta più. Bisogna riuscire a venderlo. E possibilmente a un prezzo che permetta a chi coltiva le vigne di continuare a farlo.
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