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01/10/2026 21:13:00

Mazara, l'incidente e la protesta al liceo. Cosa accade

Un incidente a scuola, una protesta e un problema che dura da anni. A Mazara del Vallo gli studenti del liceo “Adria-Ballatore” sono scesi in piazza questa mattina, davanti alla sede di via Oriani, per chiedere maggiore sicurezza negli edifici e soprattutto una soluzione definitiva alla frammentazione dell’istituto, oggi diviso in tre plessi.

A far esplodere la protesta è stato quanto accaduto ieri nella sede di Santa Maria delle Giummare, dove si è verificato il cedimento di una parte di un infisso con la rottura del vetro. La dinamica precisa dell’episodio è uno degli aspetti sui quali adesso si chiedono verifiche: fortunatamente non risultano conseguenze gravi per gli studenti.

Ma per i ragazzi il punto è proprio questo: non aspettare che un episodio più serio trasformi un problema noto in una tragedia.

 

«Andare a scuola non deve significare correre un rischio»

 

Gli studenti hanno affidato a un documento le ragioni della mobilitazione.

«Non possiamo aspettare che accada qualcosa di peggio per vedere un intervento. Andare a scuola non deve significare correre un rischio», affermano i rappresentanti.

La protesta, però, va ben oltre l’incidente di ieri. L’Adria-Ballatore vive infatti da anni una situazione logistica complicata, con gli studenti distribuiti tra tre diverse sedi.

Una sistemazione definita più volte provvisoria, ma che con il passare degli anni ha finito per diventare, appunto, molto poco provvisoria.

«Ci è stato detto più volte che la situazione è temporanea – sostengono gli studenti – ma una provvisorietà che dura anni non è più tale».

 

Le cinque richieste degli studenti

 

I ragazzi chiedono verifiche tecniche immediate sulle condizioni di tutte le sedi, chiarimenti sulle cause dell’incidente, interventi di manutenzione dove necessari e la pubblicazione delle certificazioni relative alla sicurezza.

Ma soprattutto vogliono che venga aperto un tavolo istituzionale con Comune e Libero Consorzio, al quale partecipino anche i rappresentanti degli studenti, per affrontare il tema della sede unica.

La richiesta è quella di avere finalmente tempi, impegni e un cronoprogramma, evitando che il problema continui a essere rinviato di anno in anno.

«Questa protesta non è contro nessuno, ma per qualcosa: il diritto di studiare in un ambiente sicuro e dignitoso», spiegano gli studenti.

 

 

 

Quinci: «La sicurezza non può essere affidata al caso»

 

Sulla vicenda è intervenuto il presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, che annuncia verifiche sull’istituto ma prova anche a distinguere le diverse competenze.

Secondo Quinci, gli interventi di piccola manutenzione rientrano nelle responsabilità dell’istituto scolastico, così come gli obblighi in materia di sicurezza che fanno capo al datore di lavoro, individuato nella dirigenza scolastica.

Il presidente del Libero Consorzio precisa però che quanto accaduto rende comunque necessario un approfondimento sulle condizioni complessive dell’edificio.

«Concordo con gli studenti che la sicurezza non può essere affidata al caso», afferma.

 

Sulla sede unica la competenza è del Libero Consorzio

 

Diverso, invece, il discorso sulla sistemazione definitiva dell’Adria-Ballatore.

Qui Quinci riconosce esplicitamente la competenza del Libero Consorzio. La ricerca di una nuova sede, spiega, richiede una soluzione amministrativa e soprattutto una copertura economica.

Il presidente annuncia di avere già parlato con un portavoce degli studenti e di voler incontrare direttamente ragazzi e dirigenza scolastica.

«Il dialogo è aperto e non potrà che essere costruttivo», dice.

È probabilmente questo, al di là delle polemiche, il punto sul quale gli studenti attendono adesso una risposta: dove sarà l’Adria-Ballatore del futuro e, soprattutto, quando?

 

La polemica politica

 

Nella parte finale del suo intervento Quinci attacca anche quella che definisce una «strumentalizzazione politica» dell’incidente.

Il presidente fa riferimento, senza indicarla per nome, a una consigliera comunale accusandola di utilizzare la vicenda sui social per ottenere visibilità e definendo alcune prese di posizione «al limite della decenza politica».

Toni molto duri, che rischiano però di aprire un'altra polemica mentre resta sul tavolo quella sollevata dagli studenti.

Che, almeno per il momento, hanno posto una domanda assai più semplice: una scuola sicura e una sede unica. E questa volta chiedono anche una data.