Perché la Sicilia continua a restare indietro rispetto ad altre aree del Paese? È la domanda da cui prende le mosse La dipendenza siciliana, il nuovo libro di Vittorio Longo, geologo e consulente d’impresa, in uscita per Quick Edizioni. Attraverso dieci saggi di storia, economia e analisi del territorio, l’autore ricostruisce un secolo e mezzo di scelte strategiche che hanno condizionato lo sviluppo dell’Isola, interrogandosi su dove siano stati realmente assunti i principali processi decisionali e su chi abbia beneficiato delle ricchezze prodotte.
Il volume rifiuta sia la spiegazione vittimistica di una Sicilia sistematicamente derubata, sia quella fatalistica che attribuisce il ritardo dell’Isola a presunti limiti caratteriali. La prospettiva proposta da Longo sposta invece l’attenzione sui centri di potere economico e politico, ponendo una domanda precisa: chi ha governato le risorse siciliane e dove sono finiti i profitti generati dal territorio?
I centri di comando e il nodo dello sviluppo
Il filo conduttore dei dieci saggi è il concetto di centro di comando. Una banca, una fabbrica, una raffineria o un aeroporto non rappresentano soltanto attività economiche e posti di lavoro, ma anche luoghi in cui si concentrano le decisioni, si forma la classe dirigente e si determinano le possibilità di reinvestimento della ricchezza.
È proprio la distanza tra produzione e controllo a definire quella che l’autore chiama «economia di filiale»: un sistema nel quale le attività economiche operano in Sicilia, mentre le decisioni strategiche e una parte significativa dei profitti restano altrove.
Il percorso storico delineato nel libro attraversa diversi settori e territori, dalla gestione della terra e delle zolfare alle banche, dall’industria petrolchimica alle grandi infrastrutture. Una ricostruzione che mira a comprendere non soltanto quanto l’Isola abbia prodotto, ma soprattutto quanto sia riuscita a trattenere in termini di potere decisionale, capitale e capacità di sviluppo.
Da Catania al petrolchimico: le trasformazioni dell’economia siciliana
Una parte consistente del volume è dedicata a Catania, dove, secondo l’analisi di Longo, il capitalismo d’appalto del secondo dopoguerra ha raggiunto una delle sue espressioni più significative. Il libro ripercorre l’ascesa di gruppi imprenditoriali capaci di realizzare opere ancora oggi in funzione e, parallelamente, la crisi di un sistema di imprese cresciute grazie alla spesa pubblica e indebolitesi con il venir meno di quelle risorse.
L’indagine si estende poi al polo petrolchimico siracusano e a quello di Gela, alle zolfare dell’entroterra, a Termini Imerese e allo Stretto di Messina. Attraverso questi casi, l’autore esamina le diverse traiettorie dello sviluppo industriale e infrastrutturale dell’Isola, mettendo in relazione le attività produttive con la proprietà, la governance e la distribuzione dei benefici economici.
Il volume si conclude con un’appendice datata 10 settembre 2026, dedicata alla vendita della società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso. La vicenda viene analizzata attraverso la stessa chiave interpretativa utilizzata nei saggi storici: comprendere chi controlla gli asset strategici, dove vengono prese le decisioni e quali ricadute queste scelte possono avere sul futuro economico della Sicilia.
Un approccio sicilocentrico, ma senza sconti
Il metodo dichiarato dall’autore è sicilocentrico e obiettivo. Sicilocentrico perché considera la Sicilia un soggetto della propria storia, anziché una semplice periferia di processi decisi altrove; obiettivo perché non risparmia critiche alle responsabilità e ai limiti interni all’Isola.
I dati economici e sanitari provengono da fonti istituzionali, mentre le vicende giudiziarie sono ricostruite tenendo conto dei rispettivi esiti e nel rispetto della presunzione d’innocenza. I saggi si concentrano su vicende ormai storicizzate, mentre gli avvenimenti più recenti sono raccolti nell’appendice finale, per distinguere l’analisi di lungo periodo dalla cronaca più esposta al rapido mutamento.
Una scelta metodologica che punta a offrire strumenti di lettura durevoli, senza trasformare il libro in una semplice ricostruzione delle responsabilità del passato.
«La Sicilia sia soggetto e non oggetto della propria storia»
A spiegare l’origine del progetto è lo stesso Vittorio Longo, che lega la propria esperienza professionale alla riflessione sul futuro dell’Isola.
«Ho passato trent’anni a guardare il sottosuolo siciliano per lavoro e a un certo punto mi sono accorto che la domanda tecnica e quella civile erano la stessa, perché quando un territorio non governa le decisioni che lo riguardano eredita soltanto i costi, che a differenza dei profitti non si spostano».
L’autore chiarisce quindi il senso dell’opera: «Questo libro non promette un colpevole e non promette un miracolo, chiede una cosa sola, che almeno una volta, sui centri di comando che la riguardano, la Sicilia sia soggetto e non oggetto della propria storia».
Una riflessione che va oltre la ricostruzione storica e chiama in causa il rapporto tra autonomia economica, gestione delle risorse e capacità di costruire una classe dirigente in grado di orientare le scelte strategiche del territorio.
L’autore e il volume
Vittorio Longo, nato a Catania nel 1969, è geologo e consulente d’impresa. Laureato in Scienze geologiche con indirizzo geofisico, è iscritto all’Ordine regionale dei Geologi dal 1995 ed esercita la libera professione dal 1996. Affianca all’attività tecnica incarichi di direzione e amministrazione di società di ingegneria. Ha lavorato su importanti questioni ambientali e infrastrutturali dell’Isola, dal dissesto idrogeologico alla caratterizzazione ambientale, ed è autore e coautore di pubblicazioni scientifiche internazionali. Collabora inoltre con le pagine del quotidiano La Sicilia, occupandosi di territorio, infrastrutture e governo delle risorse.
La dipendenza siciliana. Dieci saggi di storia, economia e visione è pubblicato da Quick Edizioni.