Marsala: a dieci anni dalla scomparsa il ricordo del vigile urbano Salvatore Daidone
Una targa alla famiglia, un collage fotografico destinato a custodire la memoria al Comando della Polizia Municipale e tante parole di gratitudine per un collega che ha lasciato il segno. A dieci anni dalla scomparsa di Salvatore Daidone, vigile urbano morto il 17 ottobre 2016, Marsala lo ha ricordato sabato mattina con una Santa Messa nella chiesa di Maria Santissima Bambina, in contrada Terrenove, e un momento di commemorazione che ha riunito familiari, parenti, amici e colleghi nel segno dell'affetto e della riconoscenza.
Al centro della giornata, il ricordo di un uomo che non si è limitato a svolgere il proprio lavoro, ma si è battuto per anni per i diritti dei lavoratori precari e per la stabilizzazione dei colleghi, diventando un punto di riferimento nelle battaglie condivise. A ripercorrerne l'impegno umano e professionale è stato il vice comandante della Polizia Municipale di Marsala, Salvatore Pocorobba, che nel suo intervento ha intrecciato la memoria delle lotte comuni con un ricordo personale, restituendo il ritratto di un amico capace di incoraggiare gli altri e di non arrendersi di fronte alle difficoltà
Il ricordo di un uomo che non si è mai arreso
Dopo la celebrazione eucaristica, a prendere la parola è stato il vice comandante della Polizia Municipale di Marsala, Salvatore Pocorobba, che ha voluto ricordare il collega attraverso un discorso intenso, nel quale la riconoscenza personale si è intrecciata con la memoria delle battaglie condotte insieme.
«Vorrei iniziare questo mio intervento con una parola semplice, ma che racchiude tanti sentimenti: grazie», ha esordito Pocorobba, rivolgendosi alla famiglia e ai presenti.
Un grazie rivolto a un collega che, negli anni, si era speso con determinazione per migliorare le condizioni lavorative di tanti lavoratori precari delle amministrazioni pubbliche. Salvatore Daidone, infatti, non era soltanto un agente della Polizia Municipale, ma anche un punto di riferimento per quanti condividevano la difficile condizione del precariato e cercavano di conquistare un futuro professionale più stabile e dignitoso.
Erano anni segnati dall'incertezza, nei quali ogni proroga contrattuale rappresentava una speranza, ma anche il timore che il lavoro potesse interrompersi da un momento all'altro. In quel contesto, Daidone aveva scelto di impegnarsi in prima persona, percorrendo la Sicilia, incontrando colleghi, partecipando a riunioni, organizzando iniziative e confrontandosi con le istituzioni.
La sua era una battaglia collettiva, sostenuta dalla convinzione che il lavoro non fosse soltanto una fonte di sostentamento, ma anche uno strumento di dignità, serenità e sicurezza per le persone e le loro famiglie.
«Un uomo che non si è mai arreso», lo ha definito Pocorobba, ricordando la sua capacità di incoraggiare gli altri proprio nei momenti in cui tutto sembrava più difficile. Il suo messaggio era semplice e diretto: non mollare, continuare a credere in ciò che si ritiene giusto, anche quando il traguardo appare lontano.
Le battaglie per il lavoro e la stabilizzazione
Nel discorso commemorativo, ampio spazio è stato dedicato al percorso che portò, attraverso anni di iniziative e rivendicazioni, al progressivo miglioramento delle condizioni contrattuali dei lavoratori precari.
Dalle proroghe iniziali alle 18 ore, poi alle 24 e alle 28, fino al raggiungimento delle 36 ore e alla stabilizzazione definitiva, si sviluppò una lunga stagione di impegno e sacrifici. Un percorso nel quale, come ha sottolineato Pocorobba, anche Salvatore Daidone ebbe un ruolo significativo, contribuendo a mantenere viva la speranza e a dare forza a una battaglia condivisa da tanti colleghi.
Un risultato che oggi potrebbe apparire acquisito, ma che allora rappresentava una conquista tutt'altro che scontata, maturata tra attese, preoccupazioni e confronti con le istituzioni, anche in ambito regionale.
C'è, tuttavia, un aspetto che rende ancora più intenso il ricordo: Salvatore non poté assistere al compimento definitivo di quella battaglia. Scomparve prima di vedere realizzato un traguardo al quale aveva dedicato energie, tempo e passione.
Per questo, a dieci anni dalla sua morte, ricordarlo significa anche riconoscere il contributo di chi ha lavorato per costruire condizioni migliori per gli altri, senza poter condividere personalmente la soddisfazione finale.
Pocorobba ha ricordato inoltre che, se fosse stato ancora presente, Daidone avrebbe probabilmente continuato a battersi per altri obiettivi, a partire dalla tutela previdenziale dei lavoratori e dal riconoscimento degli anni trascorsi nel precariato. Perché ogni conquista, nella sua visione, non doveva rappresentare un punto di arrivo definitivo, ma una base da cui proseguire per ottenere ulteriori diritti.
Un ricordo personale, oltre il rapporto tra colleghi
Nel suo intervento, il vice comandante ha voluto condividere anche un episodio personale, che restituisce un'immagine di Salvatore diversa da quella del solo protagonista delle battaglie sindacali e professionali.
Nel 2016, quando si presentò per Pocorobba la possibilità di passare dall'Ufficio Tecnico al Comando di Polizia Municipale, fu proprio Daidone a svolgere un ruolo importante nel convincerlo ad accettare la nuova opportunità.
Con la sua capacità di trasmettere fiducia, incoraggiare e aiutare gli altri a guardare avanti, Salvatore contribuì a una scelta che avrebbe segnato il percorso professionale del collega.
«Il mio ricordo di Salvatore non è soltanto quello di un collega che ha combattuto per i diritti di tutti noi, ma anche quello di una persona che ha saputo incidere concretamente nella mia vita», ha raccontato Pocorobba, riconoscendo il valore di quel consiglio e di un rapporto umano rimasto vivo nel tempo.
Un passaggio particolarmente significativo, perché racconta la capacità di Daidone di essere presente nella vita degli altri non soltanto attraverso le iniziative collettive, ma anche con gesti, parole e incoraggiamenti capaci di orientare scelte importanti.
La targa dei colleghi alla moglie e alle figlie
Uno dei momenti più toccanti della commemorazione è stato lo scambio di doni tra la famiglia e i colleghi, un gesto che ha dato forma concreta al legame rimasto intatto in questi dieci anni.
A nome di tutti i colleghi, Salvatore Pocorobba ha consegnato alla moglie Marcella e alle figlie Sofia e Marzia una targa commemorativa, segno di riconoscenza, amicizia e affetto nei confronti di un uomo che ha condiviso con loro anni di lavoro e battaglie.
Sulla targa è stata incisa una frase che racchiude il senso della giornata e il valore del ricordo: «Collega, amico e compagno di tante battaglie. A dieci anni dalla tua scomparsa, il tuo impegno e il tuo ricordo rimangono parte della nostra storia. Con riconoscenza e affetto, i tuoi colleghi».
Parole semplici, ma dense di significato, rivolte non soltanto al lavoratore e al collega, ma soprattutto all'uomo che aveva saputo mettere il proprio impegno al servizio di una causa condivisa.
Da parte loro, i familiari hanno voluto donare ai colleghi un collage fotografico che raccoglie immagini di Salvatore insieme a quanti avevano condiviso con lui gli anni delle battaglie per la stabilizzazione.
Un dono accolto con particolare emozione, perché restituisce attraverso le fotografie i volti, i momenti e le esperienze di una stagione che ha segnato la vita professionale e personale di tante persone.
Un collage per custodire la memoria al Comando
Il collage è stato fatto incorniciare e sarà esposto nella sala convegni del Comando di Polizia Municipale di Marsala, il luogo in cui Salvatore Daidone ha prestato servizio.
La scelta di collocarlo proprio all'interno del Comando assume un significato che va oltre il ricordo privato. Quell'immagine collettiva diventerà una testimonianza visibile anche per chi, in futuro, entrerà in quegli ambienti senza aver conosciuto personalmente Daidone.
Sarà un modo per raccontare alle nuove generazioni di colleghi che dietro i risultati raggiunti ci sono persone, sacrifici, determinazione e battaglie che meritano di essere ricordate.
Come ha sottolineato Pocorobba, il collage rappresenterà un ricordo indelebile di Salvatore: amico, collega e protagonista di tante battaglie. Ogni volta che verrà osservato, potrà richiamare il valore del lavoro condiviso e l'importanza di non dimenticare chi ha contribuito a costruire un percorso comune.
Dieci anni dopo, un legame che resta
La giornata commemorativa di sabato mattina ha restituito l'immagine di una comunità che, a distanza di dieci anni, continua a riconoscersi nella storia di Salvatore Daidone. Una storia fatta di lavoro, impegno, amicizia e attenzione verso gli altri, ma anche di affetti familiari che il tempo non ha cancellato.
Alla moglie Marcella, alle figlie Sofia e Marzia e a tutti i familiari è arrivata la testimonianza di una vicinanza sincera: il loro Salvatore continua a vivere nei ricordi di chi gli è stato accanto, nelle conquiste che ha contribuito a rendere possibili e nei gesti che, ancora oggi, ne tengono viva la memoria.
A conclusione del suo intervento, Pocorobba ha voluto rivolgersi direttamente all'amico scomparso, affidando alle parole il sentimento condiviso dai presenti.
«Grazie per aver creduto in noi. Grazie per non esserti mai arreso. Grazie per averci incoraggiato nei momenti difficili e per averci insegnato che, anche quando una meta sembra irraggiungibile, vale sempre la pena lottare insieme».
E poi il saluto che ha racchiuso il senso più profondo della commemorazione: «Ciao, Salvatore. Non ti abbiamo dimenticato. E non ti dimenticheremo mai».
Perché dieci anni possono trascorrere, ma non bastano a cancellare il segno lasciato da una persona che ha saputo trasformare il proprio impegno in una speranza condivisa. E giornate come quella vissuta a Marsala servono proprio a questo: a custodire i ricordi, a trasmetterli a chi non c'era e a far sì che una storia importante continui a essere raccontata.
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