L'allarme di Anci: "I Piccoli Comuni Siciliani sono in crisi, servono risorse e personale
Il sistema dei piccoli Comuni siciliani è in crisi e servono interventi urgenti per contrastare lo spopolamento, rafforzare i servizi essenziali e garantire agli enti locali le risorse e il personale necessari per funzionare. È il messaggio lanciato da Anci Sicilia durante un incontro ospitato nella sala Pio La Torre dell’Assemblea regionale siciliana, a Palermo, dedicato al futuro delle aree interne e dei centri con meno di 5 mila abitanti.
L’associazione chiede ai governi regionale e nazionale un cambio di strategia, affinché i piccoli Comuni non siano più considerati realtà marginali, ma diventino parte centrale delle politiche di sviluppo economico e sociale dell’Isola.
Secondo gli ultimi dati Istat elaborati da Anci, sono 210 i Comuni siciliani con meno di 5 mila abitanti. Si tratta di territori che rappresentano un presidio istituzionale fondamentale, custodi di paesaggi, biodiversità, cultura e tradizioni, ma sempre più esposti agli effetti della denatalità, delle migrazioni e della progressiva riduzione dei servizi.
Personale ridotto e burocrazia: le difficoltà dei sindaci
Uno dei principali problemi riguarda la capacità amministrativa degli enti locali. Molti piccoli Comuni devono fare i conti con piante organiche ridotte all’osso, difficoltà finanziarie, piani di riequilibrio e procedure burocratiche che rendono complicata anche la gestione ordinaria.
Per Anci Sicilia è necessario superare un quadro normativo troppo rigido e spesso inadeguato alle condizioni dei centri più piccoli, attraverso una legislazione capace di semplificare i procedimenti amministrativi e consentire agli enti di rispondere con maggiore efficacia alle esigenze dei cittadini.
«Dobbiamo smetterla di lottare semplicemente per difendere l’esistente e iniziare a strutturare un vero piano strategico per il ripopolamento», ha dichiarato il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta.
Il problema, ha sottolineato, non riguarda soltanto i bilanci comunali, ma la possibilità stessa di mantenere condizioni di vita adeguate nei territori. «Come si può chiedere a una famiglia di restare o di trasferirsi in un piccolo Comune se mancano i servizi sanitari, se la pubblica istruzione è a rischio, se chiudono gli uffici postali e gli sportelli bancari?», ha osservato Amenta, denunciando la progressiva marginalizzazione delle comunità locali.
Unioni di Comuni per garantire i servizi
Tra le proposte avanzate da Anci Sicilia c’è il superamento della frammentazione amministrativa attraverso la creazione di Unioni di Comuni, capaci di mettere in rete personale, competenze e servizi.
L’obiettivo non è imporre fusioni amministrative, ma costruire forme di collaborazione stabili tra territori vicini, così da condividere uffici tecnici e amministrativi, servizi per l’infanzia, strutture scolastiche e trasporti.
Una strategia che punta a rafforzare la capacità operativa dei singoli enti, evitando che le dimensioni ridotte si traducano nell’impossibilità di garantire prestazioni essenziali.
Sul tema è intervenuto anche il segretario generale di Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di interventi specifici per il personale.
«Non è tollerabile restare ancorati a un sistema burocratico rigido che impedisce di assumere persino quelle pochissime figure professionali necessarie a erogare i servizi minimi», ha affermato Alvano, chiedendo che i sindaci non vengano lasciati senza gli strumenti indispensabili per amministrare.
Senza incentivi concreti e misure strutturali per mantenere vivi i presidi istituzionali, culturali, sociali ed economici, il rischio, secondo il segretario generale, è un ulteriore peggioramento della qualità della vita nelle comunità più fragili.
L’agenda nazionale “Controesodo”
La situazione siciliana si inserisce in una questione che riguarda l’intero Paese. I piccoli Comuni rappresentano circa il 70% dei Comuni italiani, come ha ricordato Alessandro Santoni, coordinatore nazionale della Consulta piccoli Comuni di Anci.
Attraverso l’agenda nazionale “Controesodo”, l’associazione propone una strategia condivisa tra istituzioni nazionali e regionali, fondata su risorse stabili, valorizzazione del personale degli enti locali e politiche abitative capaci di favorire il ritorno e la permanenza dei residenti.
Santoni ha individuato cinque priorità: lo sblocco dei contributi destinati alle piccole e medie opere per contrastare il dissesto idrogeologico e l’isolamento dei territori; il rafforzamento degli organici, anche attraverso la stabilizzazione dei lavoratori impegnati nel Pnrr; deroghe per l’assunzione di tecnici e assistenti sociali; la creazione di un sistema flessibile di segretari comunali; il sostegno ai bilanci in difficoltà e la semplificazione burocratica.
Interventi che, nelle intenzioni di Anci, dovrebbero diventare parte di una politica nazionale capace di affrontare le criticità delle aree interne in maniera organica, superando le differenze territoriali.
Istituzioni e territori a confronto
All’incontro hanno portato i saluti istituzionali Maurizio Zingales, sindaco di Mirto e presidente del coordinamento dei piccoli Comuni di Anci Sicilia, Antonio Rini, assessore alla Cultura del Comune di Palermo, e Francesca Garigliano, assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica.
A moderare uno dei panel è stato Francesco Fragale, segretario generale della Città metropolitana di Palermo.
Dal confronto è emersa la necessità di passare dalle analisi alle misure concrete. Per i piccoli Comuni siciliani, infatti, la sfida non riguarda soltanto il contenimento dello spopolamento, ma la possibilità di continuare a garantire servizi, opportunità e una presenza istituzionale effettiva.
La richiesta di Anci è quindi quella di una nuova stagione normativa e finanziaria che riconosca le specificità dei centri minori e permetta loro di affrontare le trasformazioni demografiche e sociali senza essere condannati a una progressiva perdita di funzioni e residenti.
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Assessore Garigliano: "La Regione è al fianco di Anci Sicilia"
Risorse finanziarie adeguate, personale qualificato e nuove opportunità per i giovani. Sono queste le priorità indicate dall’assessore regionale alla Funzione pubblica e alle Autonomie locali, Francesca Garigliano, intervenuta a margine dell’incontro “Piccoli Comuni, una grande questione nazionale”, svoltosi questa mattina a Palermo, nella sala Pio La Torre dell’Assemblea regionale siciliana.
Al centro del confronto, le difficoltà che affrontano quotidianamente le amministrazioni dei piccoli centri siciliani, spesso alle prese con bilanci insufficienti, carenza di personale e progressivo impoverimento demografico.
«Lo spopolamento dei territori è la più grande criticità, insieme alle insufficienti risorse finanziarie e alla carenza di personale, che gli amministratori dei piccoli Comuni siciliani devono fronteggiare ogni giorno», ha dichiarato Garigliano, accogliendo positivamente il dibattito sull’“Agenda di controesodo”.
L’assessore ha quindi ribadito la vicinanza della Regione ai sindaci: «Non sono soli in questa battaglia e la Regione è al loro fianco». Un impegno che, secondo Garigliano, deve tradursi in un rapporto costante con gli enti locali, fondato sull’ascolto e sul dialogo, per individuare le esigenze dei singoli territori e programmare interventi efficaci.
In questo percorso, Anci Sicilia viene confermata come interlocutore privilegiato per sviluppare iniziative condivise a sostegno delle comunità locali.
Fare rete e investire sulle nuove generazioni
Accanto alle risorse economiche, l’assessore ha sottolineato l’importanza di valorizzare il capitale umano e favorire la collaborazione tra le amministrazioni, mettendo in comune competenze, conoscenze e strumenti operativi.
«Le risorse economiche sono determinanti, ma ciò che serve davvero è valorizzare il capitale umano e aiutare le amministrazioni a fare rete», ha aggiunto.
La sfida è creare condizioni concrete affinché i giovani possano scegliere di restare nei propri paesi o tornare dopo esperienze di studio e lavoro altrove. Un obiettivo che riguarda non soltanto la tenuta demografica dei piccoli centri, ma anche la tutela del loro patrimonio culturale e sociale.
Garigliano ha richiamato, in particolare, il valore delle comunità locali, definite luoghi che «sono i veri custodi della nostra identità».
Dal confronto di Palermo emerge dunque la necessità di rafforzare il sostegno ai Comuni attraverso una programmazione condivisa e politiche capaci di offrire nuove prospettive alle aree interne, preservando i servizi essenziali e il tessuto sociale delle comunità siciliane.
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