Oltre 4 miliardi di euro per contrastare il dissesto idrogeologico e rafforzare le infrastrutture idriche, ma con una parte consistente degli interventi ancora da completare. È il quadro che emerge dall’analisi della Fondazione Openpolis sull’attuazione delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che mette in evidenza le difficoltà della Sicilia nel trasformare le risorse disponibili in opere realizzate.
L’Isola dispone di 344,1 milioni di euro destinati alla prevenzione del rischio idrogeologico e alla tutela delle risorse idriche, una dotazione che la colloca al terzo posto tra le regioni italiane, dopo l’Emilia-Romagna, con 692,3 milioni, e la Campania, con 397,4 milioni. A fronte di finanziamenti rilevanti, tuttavia, la capacità di spesa siciliana continua a mostrare criticità.
A metà del 2026, infatti, i pagamenti effettuati in Sicilia risultavano ancora inferiori al 50% delle somme assegnate, mentre la media nazionale si attestava al 65,1%. Un divario significativo, che solleva interrogativi sui tempi di realizzazione degli interventi e sulla capacità di garantire la concreta messa in sicurezza dei territori.
Quasi quattro interventi su dieci ancora da completare
Il problema non riguarda soltanto la Sicilia. A livello nazionale, su 2.260 interventi finanziati con le risorse del Pnrr per il contrasto al dissesto idrogeologico e la tutela delle risorse idriche, quasi il 40% risultava, a metà 2026, ancora in corso o non concluso.
I dati evidenziano una distanza tra il raggiungimento degli obiettivi amministrativi dichiarati e l'effettiva avanzata dei lavori. Una differenza che assume particolare rilievo quando sono in gioco opere destinate a prevenire frane, alluvioni e interruzioni dell'approvvigionamento idrico.
Anche la Corte dei conti ha richiamato l'attenzione sulla necessità di imprimere un'accelerazione alla realizzazione dei progetti. Secondo i magistrati contabili, lo stato delle procedure non sempre corrisponde a un avanzamento finanziario adeguato e numerosi interventi, pur risultando in fase di collaudo o formalmente collaudati, richiedono ulteriori passaggi per arrivare alla piena conclusione.
Sicilia esposta a frane, alluvioni e crisi idrica
Per la Sicilia, i ritardi rappresentano una questione che va oltre gli aspetti amministrativi. La fragilità del territorio, le precipitazioni intense concentrate in brevi periodi e le ricorrenti emergenze legate alla siccità rendono indispensabile un programma efficace di prevenzione.
Secondo i dati richiamati dall'analisi, nelle regioni insulari il 62,2% dei Comuni è esposto sia al rischio idraulico, legato alle alluvioni, sia a quello idrogeologico, connesso principalmente alle frane.
Nell'Isola il pericolo interessa tanto le aree pianeggianti e i fondovalle, dove le esondazioni possono provocare allagamenti, quanto i territori interni e montani, maggiormente esposti a smottamenti e cedimenti del terreno.
La frana che ha colpito Niscemi, nel Nisseno, nel gennaio 2026, rappresenta uno degli episodi che hanno riportato al centro dell'attenzione la vulnerabilità del suolo siciliano e l'importanza di interventi preventivi tempestivi.
Dalle infrastrutture idriche alla rete irrigua
Le risorse del Pnrr sono distribuite su tre principali ambiti d'intervento. Circa 1,5 miliardi di euro a livello nazionale sono destinati alla messa in sicurezza del territorio e alla riduzione del rischio idrogeologico. Altri 1,62 miliardi riguardano le infrastrutture idriche primarie, con l'obiettivo di migliorare l'approvvigionamento e affrontare le crisi idriche.
A questi si aggiungono circa 800 milioni di euro per rendere più efficiente e resiliente il sistema irriguo agricolo, attraverso il potenziamento delle reti e la riduzione delle perdite d'acqua.
Misure particolarmente importanti per la Sicilia, dove la scarsità delle precipitazioni e le dispersioni nelle reti idriche mettono sotto pressione cittadini, agricoltura e attività produttive.
La sfida è trasformare i fondi in opere
La disponibilità dei finanziamenti costituisce una condizione essenziale, ma non sufficiente. Il risultato dipende dalla capacità degli enti coinvolti di portare avanti le procedure, garantire i pagamenti e completare i lavori nei tempi previsti.
Per la Sicilia, i 344,1 milioni assegnati rappresentano un'opportunità rilevante per ridurre i rischi e rafforzare la sicurezza delle comunità. Il ritardo nella spesa, però, rischia di compromettere l'efficacia delle misure proprio nei territori che avrebbero maggiore bisogno di interventi strutturali.
La priorità, dunque, è passare dai traguardi formali ai risultati concreti: cantieri conclusi, infrastrutture funzionanti e aree a rischio messe in sicurezza. Perché la lotta al dissesto idrogeologico non si misura soltanto attraverso le risorse stanziate o gli obiettivi dichiarati, ma soprattutto attraverso la capacità di prevenire danni e proteggere persone, abitazioni e attività economiche.