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22/10/2026 06:00:00

Sorelle Messina Denaro, non solo il carcere: il Riesame esclude l’associazione mafiosa

I dispositivi del 19 ottobre mostrano un esito più articolato dell’accoglimento della richiesta di arresto: i giudici hanno riqualificato le accuse e accolto l’appello della 

Procura soltanto in parte. Il difensore a Tp24: «La difesa accoglie con soddisfazione la decisione». Annunciato il ricorso in Cassazione.

 

Il carcere è stato disposto, ma non per associazione mafiosa. È il punto rimasto in secondo piano nella notizia della decisione del Tribunale del Riesame di Palermo sulle sorelle Giovanna e Bice Maria Messina Denaro. Nei due dispositivi del 19 ottobre, i giudici applicano la custodia cautelare in carcere, sospendendone però l’esecuzione, e riqualificano i fatti contestati: favoreggiamento personale e procurata inosservanza della pena, con le aggravanti indicate negli atti, non partecipazione all’associazione mafiosa.  

 

Raccontare questo passaggio soltanto come una vittoria della Procura, dunque, non restituisce l’intero contenuto della decisione. Sul piano della qualificazione dei fatti, la difesa ottiene un risultato importante, pur all’interno di un provvedimento che dispone la misura cautelare più afflittiva.

 

Rubino a Tp24: «Esclusa l’associazione mafiosa»

 

A sottolineare questo aspetto è l’avvocato Riccardo Rubino, unico difensore di entrambe le sorelle, che interviene sulla vicenda con una dichiarazione a Tp24.

«La difesa accoglie con soddisfazione la decisione del Riesame di Palermo, che ha escluso l’associazione mafiosa in capo alle sorelle Messina Denaro, rigettando dunque sostanzialmente l’appello della Procura di Palermo», afferma il legale.

 

La soddisfazione riguarda quindi la mancata conferma della contestazione associativa. Resta invece aperto il confronto sulla necessità del carcere. E su questo Rubino annuncia il prossimo passaggio: «Curioso di capire quali sono le esigenze cautelari ravvisate dal Tribunale, annuncio ricorso per Cassazione».

 

Sono i due aspetti della decisione: da una parte, il risultato favorevole sul reato contestato; dall’altra, una misura restrittiva che la difesa intende impugnare.

 

Che cosa dicono i due dispositivi

 

I provvedimenti sono stati adottati dal collegio presieduto da Simona Di Maida, con i giudici Vincenzo Liotta e Luisa Trizzino, dopo l’udienza del 14 ottobre. Il procedimento riguarda l’impugnazione della Procura contro l’ordinanza del gip del 5 maggio 2026. Nel dispositivo relativo a Giovanna è indicata anche la data di presentazione dell’appello: il 7 maggio.   

 

La formula utilizzata in entrambi gli atti è precisa: «in parziale accoglimento» dell’appello del pubblico ministero. Non un accoglimento integrale e neppure un rigetto completo.

 

Per entrambe le donne il Tribunale dispone il carcere dopo avere riqualificato i fatti richiamando gli articoli 378 e 390 del codice penale, insieme agli articoli 384-ter e 416-bis.1. È questa la qualificazione giuridica sulla quale si fondano le misure, non quella di associazione mafiosa originariamente sostenuta dall’accusa.  

 

La Procura ottiene la custodia cautelare, ma non l’applicazione della misura per associazione mafiosa.

 

Il Riesame, dunque, non ha cancellato il quadro delle accuse: ha applicato la misura per reati diversi da quello associativo, mantenendo le aggravanti richiamate nei provvedimenti. È un ridimensionamento significativo della contestazione originaria, non l’azzeramento dell’inchiesta.   

 

Ed è altrettanto importante precisare che si tratta di una decisione cautelare, non di una sentenza definitiva di assoluzione o di condanna.

 

La custodia è disposta, l’esecuzione è sospesa

 

C’è poi un secondo punto che nei documenti non lascia spazio a interpretazioni: la decisione del 19 ottobre non comporta l’immediato ingresso in carcere delle due sorelle.

Nel dispositivo relativo a Bice Maria Messina Denaro si legge: «Dispone che l’esecuzione della misura rimanga SOSPESA fino a che la presente decisione non sarà divenuta definitiva».

La stessa disposizione compare nell’atto relativo a Giovanna.

 

Il nodo delle esigenze cautelari

 

È sulla necessità della custodia che si concentra l’altro fronte indicato da Rubino. Quali esigenze hanno portato il Riesame a disporre il carcere? E perché il collegio ha ritenuto necessario intervenire sulla libertà personale delle due donne?

Il Tribunale ha indicato 45 giorni per il deposito delle motivazioni, nel quale dovranno essere illustrate le ragioni della decisione. Le pagine disponibili consentono di conoscere l’esito, ma non di ricostruire il ragionamento seguito dai giudici sulle esigenze cautelari e sulla riqualificazione dei fatti.  

Il prossimo passaggio annunciato dalla difesa è quindi il ricorso in Cassazione. Intanto, il contenuto dei provvedimenti impone di tenere insieme tutti gli elementi: custodia in carcere disposta ma sospesa, associazione mafiosa esclusa in questa fase, altre accuse aggravate che restano.

È questa la portata della decisione del Riesame. Un esito che non chiude la vicenda e che, accanto all’accoglimento della richiesta cautelare, segna un punto rilevante a favore delle due indagate.