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05/07/2015 12:05:00

La fiducia di Gianpiero D'Alia nel governo regionale

di Dino Agate - Gianpiero D’Alia è un politico di lungo corso, ormai sulla scena da una quindicina d’anni, e forse più. Figlio d’arte, essendo suo padre un noto politico della Sicilia orientale, e per questo non si sa se i primi passi del figlio in politica siano da attribuire alla spinta del padre o a sue iniziative personali. Fatto sta che ha percorso velocemente itinerari che lo hanno portato a essere deputato e senatore. Indossando la casacca di diversi partiti, sempre moderati, è infine pervenuto alla presidenza dell’UDC. Non si contano gli incarichi avuti in varie commissioni al parlamento. Non mancano quelli attinenti alle semplificazioni amministrative e al contrasto alla mafia, in questo paese argomenti sempre del giorno e mal praticati. E’ un buon lavoratore, dato che è stato uno di quei parlamentari che hanno sottoscritto più provvedimenti, anche se in compenso è stato tra quelli che alla camera o al senato si è recato meno rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi. Ma si vede che ha lavorato a casa, e poi ha portato le sue proposte alle camere.
In qualità di presidente dell’Udc, ha rilasciato un’intervista, pubblicata oggi, al Giornale di Sicilia. Poiché in questi giorni dalle nostre parti non si parla d’altro che del governo regionale, e ci si domanda se Rosario Crocetta ha un futuro, o dovrà sbaraccare, è interessante conoscere cosa ne pensa l’UDC. E’ un partito piccolo, di quelli le cui percentuali di voti si contano sulle dita di una mano, e cui una drastica riforma costituzionale, od anche solo siciliana, potrebbe impedire di avere propri rappresentanti in parlamento, nazionale o siciliano. Adesso, però, prendiamolo per quello che è: un partitino che fa la differenza quando si tratta di affossare un governo, in questo caso il regionale, o di mantenerlo a galla, sia pure mezzo annegato.
All’intervistatore che gli chiede se si andrà ad elezioni anticipate, togliendo la spina a Crocetta, D’Alia risponde che sarebbe da irresponsabili farlo, dato che ci sono le grandi riforme da approvare, e chissà cosa succederebbe se il governo e l’assemblea sbaraccassero. Le parole di D’Alia hanno una logica, ma quello che il governo di Crocetta ha fatto negli scorsi tre anni depone per conclusioni contrarie. Non è che ci si aspettasse miracoli dal governo regionale, anche se Crocetta li promise, ma qualcosa di buono ci si aspettava. Invece, non si è visto nulla di nuovo. All’elezione di Crocetta avrebbe dovuto seguire la riforma delle province, che era data per fatta, con gran risparmio di soldi riguardo alle strutture ed al personale, e gran guadagno di efficienza amministrativa, considerato che le province costituivano un ostacolo in tutti i casi, molti, in cui le loro competenze si intersecavano con quelle degli altri enti. Sono passati tre anni, e le province sono tra la vita e la morte, assolutamente inefficienti ed inconcludenti, ma sopravvissute ai tentativi di eliminazione. Anzi, non si parla più di eliminazione, ma di sostituzione con nuovi enti, che assorbiranno personale e competenze dei vecchi. Confondendosi, poi, le nuove province, che assumeranno il nome pomposo di liberi consorzi di comuni, con le città metropolitane, che saranno almeno tre, Palermo, Catania e Messina. Siamo sicuri di non sbagliare prevedendo un confusione di competenze e di ruoli maggiore di quella esistente.
Altro punto qualificante del governo Crocetta doveva essere la riforma della sanità, per farla funzionare meglio, a costi inferiori, e consentire ai siciliani di farsi curare in loco, senza dover prendere la via del nord nel caso di malattie gravi. Anche questo progetto di riforma non è stato realizzato. La prova? L’assessore alla sanità Lucia Borsellino, fiore all’occhiello della legalità siciliana, ha presentato ieri la lettera di dimissioni al presidente della regione, dichiarando che, in seguito a scandali nella sanità avvenuti ora come nel deprecato passato, non poteva più restare a Palazzo d’Orleans, pena un danno inaccettabile alla sua eticità e moralità.
Anche la riforma della burocrazia e l’eliminazione degli enti inutili, che sono tanti oltre le province, sono rimaste al palo. Insomma, dovunque ci si volti non si riesce a scorgere un campo della vita siciliana che sia stato bonificato in questi ultimi tre anni, che vanno ad aggiungersi senza onore alle precedenti legislature di Lombardo e di Cuffaro.
Non é che D’Alia voglia dare ancora credito a Crocetta per il timore che, in caso di nuove elezioni, il suo partito non prenderebbe più quei voti, pur limitati, presi alla ultime regionali? E’ un dubbio, che rende comprensibile la fiducia di D’Alia nell’attività del governo regionale. Un dubbio, sì. Ma il dubbio è l’attività più proficua dell’uomo.

leonardoagate1@gmail.com