Acqua contaminata a Trapani, la lettera: «Perché tanti ritardi?»
«Rimango quasi sbalordito». Comincia così la lettera che un cittadino ha inviato alla nostra redazione dopo aver letto sulla riunione convocata in Prefettura il 26 agosto scorso, per fare il punto sull'emergenza dell'acqua contaminata in alcune zone della città.
Il lettore pone innanzitutto una questione sui tempi dell'intervento. «Di fronte ad un problema che metteva, e mette, a rischio la salute di centinaia di cittadini – scrive – la Prefettura comincia ad attivarsi dopo cinque mesi, se non erro, dalla prima segnalazione».
Un ritardo che, secondo il cittadino, merita quantomeno una riflessione, considerata la gravità della situazione e le difficoltà che continuano a vivere numerose famiglie.
Nella lettera vengono poi sollevati interrogativi sull'esito concreto della riunione in Prefettura, alla quale hanno partecipato rappresentanti di numerose istituzioni e corpi dello Stato presenti sul territorio. «E qual è il risultato?», chiede, riferendosi alla decisione di coinvolgere, attraverso l'Ati, altri Comuni della provincia e l'Amministrazione regionale per ottenere un ulteriore supporto di mezzi e personale.
Il punto centrale della contestazione è proprio questo. «Ma come? Forze armate, Forze dell'ordine e Vigili del fuoco dispongono sicuramente di mezzi ed uomini per poter far fronte all'emergenza. Perché non vengono attivati?», si domanda il lettore, che esprime anche qualche perplessità sulla composizione stessa del tavolo istituzionale e sulla presenza di tutti i soggetti indicati.
Nel frattempo, il Comune di Trapani ha attivato il Centro operativo comunale, il COC, per coordinare la risposta all'emergenza e la distribuzione dell'acqua attraverso le autobotti.
Ma anche su questo il cittadino mantiene un atteggiamento prudente: «Mi auguro di vederne la funzionalità», scrive.
Nella sua lettera viene richiamato anche un precedente. Nel maggio del 2025, ricorda il cittadino, nel pieno della crisi idrica che aveva colpito soprattutto il centro storico di Trapani, si era svolto un incontro in Prefettura con il Comitato spontaneo TP «L'acqua è un diritto di tutti».
«Non ricordo – scrive – che da quell'incontro sia scaturito alcun interessamento sul tema da parte della Prefettura. Da qui i miei dubbi».
È una lettera che, al di là delle valutazioni e delle critiche espresse dal suo autore, fotografa il sentimento di una parte della cittadinanza: quello di chi, davanti a un'emergenza che riguarda un bene essenziale e la tutela della salute pubblica, chiede risposte più rapide, interventi concreti e soprattutto di capire se tutti gli strumenti disponibili siano stati effettivamente messi in campo.
Perché mentre istituzioni e amministrazioni cercano soluzioni, per i cittadini resta una domanda molto semplice: quando tornerà davvero la normalità e chi si assumerà la responsabilità di garantire che dai rubinetti di Trapani esca acqua sicura?
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