Addio a Clemente Marconi, l’archeologo che fece parlare le pietre di Selinunte
Selinunte perde uno dei suoi studiosi più autorevoli. È morto a New York, all’età di 60 anni, Clemente Marconi, archeologo e docente universitario che per vent’anni ha legato il proprio nome alle campagne di scavo nell’antica città greca.
La notizia della scomparsa è stata comunicata dalla moglie, Rosalia Pumo, al direttore del Parco archeologico di Selinunte, Felice Crescente.
Non era soltanto uno studioso arrivato dall’altra parte dell’Oceano. Marconi, a Selinunte, tornava ogni anno. Conosceva l’Acropoli, i templi e i reperti come si conoscono i luoghi nei quali si è trascorsa una parte importante della propria vita.
Vent’anni di ricerche sull’Acropoli
Archeologo e storico dell’arte specializzato nel Mediterraneo antico, dal 2006 Marconi dirigeva la missione di scavo dell’Institute of Fine Arts della New York University a Selinunte, successivamente condotta anche insieme all’Università degli Studi di Milano.
Le sue ricerche hanno contribuito in maniera decisiva alla ricostruzione dello sviluppo del grande santuario urbano e delle pratiche religiose della Selinunte arcaica e classica. Particolarmente importanti sono stati gli studi sul Tempio R, uno dei più antichi edifici di culto monumentali dell’area, e sul Tempio B.
Dagli scavi sono emersi reperti e informazioni che hanno permesso di rileggere le origini della città e la vita dei suoi abitanti. Una parte delle scoperte ha contribuito anche all’allestimento del museo del Baglio Florio e al rinnovamento delle sale dedicate a Selinunte nel Museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo.
Il professore tra New York e Milano
Nato a Roma il 12 gennaio 1966, Marconi si era formato all’Università La Sapienza e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Dal 1999 al 2006 aveva insegnato alla Columbia University, per poi trasferirsi all’Institute of Fine Arts della New York University. Dal 2017 era docente anche all’Università degli Studi di Milano.
Era membro dell’Accademia nazionale dei Lincei e dell’Academia Europaea. Ma al lungo elenco di incarichi, pubblicazioni e riconoscimenti si aggiungeva un’attività forse meno visibile e altrettanto importante: la formazione di decine di giovani archeologi.
A Selinunte arrivavano con lui studenti e ricercatori provenienti da ogni parte del mondo. Sul campo imparavano che l’archeologia non consiste soltanto nel trovare qualcosa sotto terra, ma nel capire cosa quel frammento possa raccontare. E soprattutto nel non avere fretta: una virtù sempre più rara, non soltanto negli scavi.
Il ricordo del Parco
«Con la scomparsa di Clemente Marconi – afferma Felice Crescente – Selinunte perde uno dei suoi più autorevoli studiosi e un archeologo che ha dedicato decenni di ricerca, passione e rigore scientifico alla conoscenza e alla valorizzazione del nostro sito. La sua eredità continuerà a vivere negli studi, nelle scoperte e nella memoria di Selinunte».
Ed è probabilmente questa l’immagine destinata a rimanere: un professore arrivato da New York che, davanti alle pietre millenarie dell’Acropoli, continuava a cercare risposte.
Marconi lascia studi, libri, reperti e generazioni di allievi. Ma lascia soprattutto un modo di guardare Selinunte: non come una splendida distesa di rovine, buona per le fotografie al tramonto, ma come una città ancora capace di raccontare la propria storia. A condizione che qualcuno sappia ascoltarla.
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