Addio a Piero Melati, voce della Sicilia e maestro di giornalismo
È morto questa mattina a Roma, all’età di 69 anni, Piero Melati, una delle firme più riconoscibili del giornalismo italiano e voce profonda della Sicilia. Era stato ricoverato alcuni giorni fa all’ospedale San Camillo per un principio di infarto. Dopo un primo intervento che sembrava aver stabilizzato le sue condizioni, è sopraggiunta un’emorragia cerebrale che non gli ha lasciato scampo.
Nato a Palermo, Melati aveva attraversato con rigore e passione decenni di storia del giornalismo, portando con sé il peso e la forza della sua terra. Aveva iniziato a collaborare con periodici locali nei primi anni ’80, per poi approdare a L’Ora, storico quotidiano palermitano, dove fu assunto il 1° gennaio 1986. Alla cronaca aveva seguito le pagine più drammatiche della lotta alla mafia, raccontando il Maxiprocesso da testimone diretto. Prima ancora si era occupato dei supplementi economico e arabo del giornale, contribuendo alla sua vivacità culturale.
Nel 1990 passò a la Repubblica, partecipando all’apertura della redazione di Napoli. Successivamente ha lavorato per le cronache di Roma e Palermo, prima di dedicarsi alla cultura. È stato vicecaporedattore del Venerdì di Repubblica e responsabile delle pagine culturali, diventando punto di riferimento per la riflessione giornalistica e intellettuale del paese.
Autore di numerosi libri, ha raccontato il volto più vero e tormentato della Sicilia: tra i suoi titoli più noti "La notte della civetta" (Zolfo), "Vivi da morire" (Bompiani, 2015), "Giorni di mafia" (Laterza, 2017) e il capitolo "Sicilitudine" di "Alfabeto Camilleri" (Sperling & Kupfer, 2019). Ha collaborato anche con l’Espresso, Robinson e altri supplementi culturali.
Melati è stato anche direttore artistico del festival “Una Marina di Libri”, contribuendo in modo decisivo alla crescita culturale della Sicilia e promuovendo il dibattito sul libro e sull’identità meridionale.
Ha vissuto gli ultimi anni a Roma, ma la sua voce, il suo sguardo, il suo racconto sono sempre rimasti profondamente radicati nella Sicilia che amava, criticava e difendeva. Con la sua morte, il giornalismo italiano perde una coscienza lucida, un cronista appassionato e uno scrittore autentico.
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