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28/04/2024 06:00:00

Dal caso Scurati a Vannacci. La destra e la cultura sotto assedio

E questa volta chiedo aiuto a Lei Direttore, non è tirarla per la giacchetta ma quando non comprendo un passaggio o in stato di confusione, alzo il dito ammettendo di non capire.

Da quando la compagine di destra ha vinto le elezioni, settembre 2022, ne abbiamo potuto apprezzare azioni pensieri e esponenti - politici e non - e col tempo hanno iniziato a strutturarsi come spesso accade ad ogni giro di valzer, in ruoli di governo sottogoverno e via andare.
Ora se questo è normale, così sempre si è fatto, a parte qualche rumoreggiare di tanto in tanto si assisteva ogni tot anni al cambio di poltrone, poi ce ne dimenticavamo di questi cambi.

Ma questa volta chi ha vinto ha una occasione storica ovvero stante il disastro assoluto della mia amata sinistra, corre il rischio di durare una legislatura intera - fatto salvo che non resti affascinato da dinamiche a noi care ovvero andare in crisi per manifeste incomprensioni, ma loro non amano la fisica quantistica.

Per la prima volta con un lasso di tempo medio, abbordano il tempio della cultura e lo scrivo e lo affermo: non ho mai creduto ad una egemonia della sinistra nella materia, semplicemente gli altri non l’hanno mai considerata degna di nota tranne casi sporadici.
E quindi spoils system a tutti i livelli dalla Biennale di Venezia al Maxxi di Roma fino da ultimo a gennaio alla Presidenza del CEPELL, persone tutte rispettabili e ci mancherebbe.

Quanto accaduto di recente in RAI a ridosso del 25 aprile, ovvero l’atto di censura (qualcuno spero ce lo chiarirà) nei confronti di Antonio Scurati però rischia di passare solo ed esclusivamente per una questione meramente economica, ed è lì Direttore che vado in confusione. Tanto rumore per nulla? A cosa è servito occupare manu militari ogni casella del mosaico multiforme di questo mondo se poi non si è in grado di un confronto anche duro ma sui contenuti? Cui prodest voler stare nei salotti buoni e poi svillaneggiare un Premio Strega, perché ha preteso un onorario esoso? Quindi alla fine del contendere tutto viene ridotto ad un tanto al chilo?

Non scomodo Gramsci e il ruolo che lui ipotizzava dell’intellettuale nel contesto sociale, ma questo a cui stiamo assistendo? Perché se già questa forma di lavoro ai nostri paralleli è guardato ne più ne meno alla stregua di un saprofita, con la comunicazione che di fatto stanno facendo passare, questo non è degno neppure di essere degnamente onorato.
Ed è seccante per non dire poco garbato pensare ai milioni di euro spesi per programmi di dubbio audience prontamente cancellati dal palinsesto recente della Rai, lì nessuno alza la voce per tanto vero sperpero?
O sono forse le parole e i pensieri a dare fastidio, a risultare urticanti?


Fatico Direttore, perché forse inizio a vivere in un mondo distopico - io che amo l’utopia - ho sempre creduto nel confronto costante sui contenuti e nel ragionare e non menar fendenti o peggio essere più realisti del Re e rendersi protagonisti di momenti raro imbarazzo dove veniamo messi alla berlina da una parte di società civile occidentale.

Vivere la cultura, la storia e le sue pieghe vorrebbe dire averla studiata, aver avuto il tempo di disanima critica di fatti e non lancia in resta azzittire una voce o anche un coro (se avessero qualche reminiscenza del ruolo del coro nella tragedia greca, forse forse).
A proposito di pensiero divergente, di ieri le due prime interviste del candidato Generale Vannacci, ed alcuni passi di queste dichiarazioni dovrebbero far rivoltare non un elettore di destra o di sinistra, ma un pensatore normale.
Il rischio concreto è che nulla accadrà, tutto normale in questo mainstream dove ad una riflessione seria e attenta si vada oltre con slogan beceri neanche riattualizzati.

Con buona pace di Bauman, alla società liquida alcuni ci indicano non si capisce cosa e il dramma vero è perdersi in questo vuoto assoluto.

 

Giuseppe Prode