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18/07/2026 07:00:00

"Giustizia climatica: la sfida decisiva del nostro tempo"

Gentile direttore di tp24,

un’interessante incontro con la Dr. Elisa Sermarini attivista ecologista e la Prof. Antonella Ingianni docente e consulente in analisi, progettazione e pianificazione del territorio si è svolto recentemente a Marsala al “II Festival dell’impegno contro le ingiustizie”

  È stato un punto di riflessione su un tema ancora sottovalutato ma di estrema importanza e su cui c’è molto da lavorare a livello di coscienza collettiva per realizzare quella giustizia climatica che è amore per la vita, per la salute, e per il benessere di tutti gli esseri viventi umani, animali, vegetali e per lo stesso pianeta.

   

Tanti sono gli ostacoli da superare a cominciare da una metodologia atomistica con cui i problemi vengono frammentati e analizzati singolarmente quando occorre invece spostarsi su un paradigma sistemico perché la complessità della vita odierna e i processi di globalizzazione in atto lo richiedono.

   Assistiamo oggi al proliferare di allevamenti intensivi, dell’inquinamento da microplastiche, da gas e polveri sottili, da rifiuti tossici, gas serra, diossina (inceneritori) da radiazioni elettromagnetiche, radioattive, da inquinamento acustico, dall’ aumento della temperatura del pianeta.

   Se a tutto questo aggiungiamo l’effetto delle guerre un po' in tutto il pianeta e l’insensibilità della politica accecata da una economia neo capitalistica orientata solo al profitto e allo sfruttamento, abbiamo un quadro abbastanza preoccupante.

   Il punto nodale sta tra il potere che sostiene lo status quo e il futuro della vita nel pianeta.

   

 

È una situazione paradossale temporale e sistemica: da un lato abbiamo il tempo breve della politica (scadenze elettorali, consenso immediato, dinamiche di autoconservazione del potere), dall'altro il tempo lungo della biosfera (retroazioni ecologiche che si manifestano su scale di decenni o secoli). Nel breve termine la politica ha e avrà il sopravvento perché ha dalla sua parte le leve della forza, della narrazione mediatica e della gratificazione immediata che la società dei consumi richiede ma se allarghiamo lo sguardo attraverso la lente della teoria dei sistemi e della fisica, la prospettiva cambia radicalmente.

   

Politica ed economia sono sistemi chiusi e come tali si troveranno nelle condizioni di non potere continuare all’infinito in quanto la natura non negozia e non conosce le regole del compromesso e quando un sistema viene spinto troppo oltre i suoi punti di equilibrio, non si degrada in modo lineare e prevedibile ma subisce un crollo o una "transizione di fase" improvvisa.

Due sono le vie percorribili: la via della catastrofe o la via della coscienza sistemica che attraverso la pressione dal basso fa un salto evolutivo culturale. L’iniziativa come quella portata avanti dalle due relatrici si muove secondo questa seconda direzione proponendo una consapevolezza olistica di estrema eleganza ed efficacia.

   In questo pianeta le risorse non sono infinite, occorre saperle gestire, occorre rispettare la vita di tutti gli esseri viventi perché tutto è interconnesso, ad una cultura frammentata, miope occorre sostituire, ovviamente partendo dal basso in cui ognuno è compartecipe, una cultura ecologica che va estesa alle giovani generazioni ma che deve anche fare da stimolo chi è rassegnato a vivere un copione di non vita.

 

Matteo Anastasi