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21/07/2026 16:30:00

"Il bene e il male"

   Quando parliamo di bene e di male una prima distinzione è la separazione tra la realtà della natura e la realtà semantica dell'essere umano.

   In natura non esistono il "bene" o il "malvagio". La natura opera per il mantenimento della vita e per le sue dinamiche evolutive. Una tempesta che distrugge un raccolto, o un predatore che caccia la preda, non compiono azioni malvagie, seguono leggi fisiche, biologiche ed entropiche. Il lupo non è "cattivo", risponde a un imperativo sistemico di sopravvivenza.

  

 Se guardiamo l'universo come un unico grande sistema interconnesso il "bene" può essere visto come tutto ciò che favorisce l'evoluzione, la coesione e l'armonia di un sistema, il "male" come coincidente spesso con l'entropia, la scissione, e comunque entrambi questi poli sono funzionali.

   Il bene e il male acquistano altro significato quando entra in gioco la coscienza umana in quanto capace di dare significato alle cose, di soffrire, di ricordare, di scegliere.

   Sul piano esistenziale e psicologico, l'essere umano sperimenta costantemente questa dualità. Non siamo fatti di sola luce o di sola ombra.

   Carl Gustav Jung parlava dell'Ombra come di quella parte di noi che rifiutiamo, ma che contiene un'energia vitale immensa. Il benessere psichico non deriva dalla distruzione del "male" dentro di noi, ma dalla sua trasformazione e integrazione portandolo alla luce della consapevolezza.

   

Anche nella psicosintesi di Assagioli riconosce che l'Io umano si trova spesso frammentato tra spinte opposte (le sub-personalità). Il compito esistenziale non è negare il conflitto, ma elevarsi a un centro di coscienza superiore, il Sé, capace di osservare questi opposti che convivono e di guidarli verso una sintesi armonica.

    L’essere stati cacciati dal paradiso terrestre non è stata una condanna ma il passaggio da uno stato di incoscienza, dall’incapacità di distinguere il bene dal male alla conquista di una grande dignità,  non siamo più solo natura ma siamo anche e soprattutto “consapevolezza, capacità di distinguere, di scegliere, di dare un senso alla nostra esistenza”. Dalla natura siamo passati ad un livello superiore senza per questo perdere la stessa natura.

  

 Quando portiamo questa dualità sul piano della consapevolezza personale, la dinamica tra bene e male smette di essere una teoria astratta e diventa il lavoro quotidiano più intimo e concreto che un essere umano possa intraprendere.

   Finché proiettiamo il bene e il male all'esterno, o finché li trattiamo come compartimenti stagni della nostra mente, rimaniamo intrappolati in una perenne guerra civile interiore. La vera ricerca della consapevolezza inizia quando comprendiamo che questi opposti non vanno separati con un colpo di scure, ma compresi nella loro radice comune.

   La transizione verso una coscienza più elevata è un processo che richiede un lavoro interiore che ha inizio con la disidentificazione dagli aspetti frammentati di noi stessi, spinte egoistiche, distruttive, di chiusura, ecc.

   In questo caso tendiamo a reprimere il giudizio negativo che ci verrebbe da esprimere su di noi o a liberarcene proiettandolo sugli altri, comportamenti entrambi dannosi perché ci farebbero perdere il controllo di queste stesse forze.

 

  La consapevolezza personale richiede di fare un passo indietro, di osservarsi, di guardare queste spinte interiori vivendole come spinte altre da sé per cui si può scegliere di agirle o di trasformarle.

    Sul piano personale poi ogni comportamento distruttivo o blocco evolutivo nasce da una frammentazione originaria: una ferita, una paura di non essere visti, un bisogno disperato di protezione che si è cristallizzato in una parte rigida di noi.

   Quella che chiamiamo "ombra" o spinta negativa spesso non è altro che un'energia vitale distorta dalla paura. Diventare consapevoli significa guardare a queste parti non con l'intento di distruggerle, il che aumenterebbe solo la frammentazione interiore, ma con una curiosità accogliente. Spesso, dietro un atteggiamento di chiusura o di durezza, c'è un nucleo che chiede semplicemente di essere integrato in una sintesi più grande e matura.

 

Matteo Anastasi