Continua a far discutere a Marsala l’aggressione subita da una docente dell’Istituto Comprensivo “Asta-Sturzo” di via Falcone. Dopo la notizia pubblicata da Tp24, arrivano prese di posizione nette dal mondo politico e civile, insieme alle riflessioni di alcuni cittadini. Il filo conduttore è uno solo: la condanna senza attenuanti della violenza e la necessità di difendere il ruolo della scuola.
Il movimento Marsala Civica – Sud chiama Nord affida ai social un intervento articolato: “Marsala non può e non deve abituarsi alla violenza.Quanto accaduto all’Istituto Asta-Sturzo di Sappusi, dove una maestra è stata aggredita da un genitore, è un episodio grave e inaccettabile che colpisce l’intera comunità.
La scuola è un luogo di crescita, educazione e rispetto. Chi ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione merita tutela, non aggressioni. Nessuna giustificazione può legittimare comportamenti violenti, tanto più davanti ai nostri ragazzi.
Come Marsala Civica – Sud chiama Nord esprimiamo piena solidarietà alla docente coinvolta e a tutto il personale scolastico.
Serve un impegno comune: istituzioni, famiglie e cittadini devono lavorare insieme per ricostruire un clima di fiducia e rispetto. Perché senza rispetto non c’è educazione, e senza educazione non c’è futuro. Marsala merita di più.”
Parole che trovano eco anche nelle istituzioni. Il presidente del Consiglio comunale Enzo Sturiano ha dichiarato: “Piena solidarietà alla docente, alla dirigente e a tutto il personale scolastico. L’episodio è grave e inaccettabile, perché colpisce non solo una insegnante ma l’intera comunità educativa. La scuola, infatti, è un luogo di crescita, dialogo e rispetto, dove nessuna forma di violenza può essere tollerata.”
Intervento ampio e articolato anche da parte della vice presidente del Consiglio comunale Eleonora Milazzo:“Riprendere educazione, rispetto degli spazi e dei ruoli.
Lo dico da donna delle istituzioni, da mamma, da persona che ha ben chiaro che è dal rispetto delle persone che nascono le cose più straordinarie.
Il triste episodio che ha visto l’aggressione di una maestra alla scuola Asta impone una riflessione urgente, non più rinviabile: linguaggi violenti e atti fisici aggressivi vanno decostruiti. E va fatto ogni giorno, con l’esempio, con le scelte, con la capacità di sostituire l’intolleranza con la comprensione e la rabbia con la pacatezza.
Non esiste società senza gentilezza. Alla maestra aggredita va la mia piena solidarietà. Allo stesso tempo, desidero ringraziare la mamma che ha avuto il coraggio di chiedere scusa: è dall’ammissione di responsabilità che si avvia un percorso di cambiamento.
Perché nessun bambino debba mai più assistere a esempi così deleteri in una fase tanto delicata della propria crescita e formazione.”
Accanto alle voci istituzionali, emergono anche quelle dei cittadini, che offrono punti di vista diversi ma tutti segnati dalla preoccupazione.
Ilenia scrive: “Due colpevoli: la madre e la dirigente scolastica. Due cattivi esempi di come non ci si dovrebbe comportare. Da una parte l'aggressione, dall'altra parte l'omertà. Gli atti di violenza vanno denunciati.”
Mentre Lara punta l’attenzione sulla condizione degli insegnanti: “Ma i docenti ormai non sono solo bersaglio dei genitori, sono bersaglio di tutti, equivalgono all'ultimo gradino della struttura scolastica. I docenti non sono più liberi neppure di valutare i propri alunni perché devono accondiscendere alle richieste di mercato contro ogni loro volontà e principio etico professionale, devono solo soccombere e mortificarsi ogni giorno.”
Un coro di interventi che, pur con sfumature diverse, restituisce il clima di forte inquietudine che l’episodio ha generato in città. Al centro resta la scuola, percepita come presidio fondamentale di educazione e convivenza civile, ma anche come spazio sempre più esposto a tensioni e conflitti. Da qui l’appello, condiviso da istituzioni e cittadini: ricostruire un patto educativo basato sul rispetto reciproco, perché il confronto può essere anche duro, ma la violenza – dentro e fuori dalle aule – non può trovare alcuna giustificazione.