Salemi. Dodici anni di scavi sulla Basilica di San Miceli svelano le origini del cristianesimo rurale in Sicilia
Si è conclusa l'undicesima campagna di scavi archeologici presso la Basilica di San Miceli, nel territorio comunale di Salemi. Da dodici anni le ricerche sono condotte dall'Istituto di Archeologia della Andrews University sotto la direzione del professor Randall Younker e della professoressa Élisabeth Lesnes.
Il progetto rappresenta un esempio di collaborazione tra ricerca internazionale e territorio, che vede coinvolti studenti dell'Educando Maria Adelaide di Palermo, volontari, giovani dei centri di accoglienza di Salemi e membri del Gruppo Archeologico XAIPE.
Si conferma la rilevanza del sito quale contesto di riferimento per lo studio della transizione tra età romana e tarda antichità nella Sicilia occidentale.
L'area fu occupata tra il II/III secolo e la fine del VII secolo d.C. e venne esplorata per la prima volta alla fine dell'Ottocento da Antonio Salinas, che individuò la basilica paleocristiana, un'estesa necropoli e tracce di un insediamento.
Per oltre un secolo, tuttavia, numerosi interrogativi sulla cronologia e sull'organizzazione del sito sono rimasti irrisolti.
Quando il progetto della Andrews University è iniziato nel 2014, l’obiettivo non era semplicemente riprendere gli scavi precedenti, ma riesaminare il sito con metodi archeologici moderni e collocarlo all’interno di un contesto storico e regionale più ampio.
Da allora, le indagini hanno restituito una sequenza complessa di occupazione che riflette profondi cambiamenti nel tempo.
A sud della basilica è stato individuato un complesso architettonico articolato in tre fasi, comprese come già detto tra il II/III e la fine del VII secolo d.C. I dati materiali -tra cui monete, ceramica e vetro -indicano una continuità di frequentazione e un progressivo adattamento dell’area nel corso dei secoli.
Sebbene la funzione precisa di queste strutture sia ancora oggetto di studio, le evidenze attuali suggeriscono che si trattasse di una villa rustica, forse utilizzata anche come punto di sosta per viaggiatori in transito lungo le vie di comunicazione della Sicilia occidentale.
Gli scavi nella basilica hanno fornito risultati altrettanto significativi. Sono state identificate due chiese successive costruite sullo stesso luogo, entrambe distrutte da incendi.
Le indagini hanno individuato a sud della basilica un articolato complesso edilizio sviluppatosi in tre fasi tra il II/III e il VII secolo d.C. Monete, ceramiche e manufatti vitrei documentano una continuità di frequentazione e un progressivo adattamento dell'insediamento.
Le evidenze suggeriscono che il complesso fosse una villa rustica, forse utilizzata anche come punto di sosta lungo le principali vie di comunicazione della Sicilia occidentale.
Di particolare rilievo risultano gli scavi all'interno della basilica, dove sono state riconosciute due chiese costruite successivamente sul medesimo luogo, entrambe distrutte da incendi.
La prima, databile alla seconda metà del IV secolo d.C., possedeva un battistero tra i più antichi conosciuti in Sicilia.
I pavimenti musivi, impreziositi da iscrizioni greche e latine dedicate ai membri della comunità cristiana locale, costituiscono una testimonianza eccezionale della precoce cristianizzazione delle aree rurali dell'isola.
L'adiacente area cimiteriale conserva sepolture di uomini, donne e bambini corredate da gioielli, fibbie, ceramiche e recipienti in vetro, oggi esposti al Museo Civico Comunale di Salemi.
Lo studio di questi materiali permette di ricostruire aspetti della vita quotidiana, dell'identità sociale e delle pratiche funerarie di una comunità rurale della tarda antichità.
La campagna del 2026 ha inaugurato una nuova fase della ricerca.
L'apertura di due nuovi saggi a ovest della basilica mira a individuare i livelli precedenti all'edificazione del complesso cristiano.
La comprensione di queste fasi rappresenta un passaggio fondamentale per ricostruire le trasformazioni del paesaggio rurale tra età romana e tarda antichità e per comprendere i processi che portarono alla nascita di uno dei più significativi poli del cristianesimo rurale della Sicilia.
Tutto cio’ e’stato possibile grazie all'applicazione dei moderni metodi di scavo stratigrafico, dell'archeometria e dell'analisi contestuale che consentono di affinare i modelli interpretativi per meglio capire come si arrivò alla formazione delle comunità cristiane rurali della Sicilia occidentale.
Dai risultati ottenuti si conferma che San Miceli non e’ soltanto un sito archeologico di interesse locale, ma un laboratorio scientifico di rilevanza internazionale, da cui si possono dati innovativi riguardanti la storia della Sicilia tardoantica e l'evoluzione delle comunità cristiane del Mediterraneo.
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