San Vito Lo Capo, tragedia al depuratore: «Si faccia subito chiarezza»
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Due uomini morti nel giro di pochi minuti, uno mentre lavorava e l’altro mentre tentava di salvarlo. La tragedia avvenuta al depuratore di Tonnara del Secco, a San Vito Lo Capo, apre adesso un fronte inevitabile: capire cosa sia realmente accaduto e se tutte le misure di sicurezza previste fossero presenti e utilizzate.
Le vittime sono Davide Anselmo, operaio della ditta che gestisce l’impianto, e Francesco Bulgarella, 58 anni, operatore del 118 di Trapani.
Anselmo si trovava all’interno dell’impianto quando si è sentito male. Dopo l’allarme sono intervenuti i Vigili del Fuoco, che lo hanno portato in superficie.
A quel punto sono cominciate le operazioni di rianimazione.
Bulgarella muore mentre tenta di salvare Anselmo
Tra i soccorritori c’era Francesco Bulgarella. Mentre partecipava alle manovre per cercare di rianimare l’operaio, anche lui ha accusato un improvviso malore.
Sono stati immediatamente avviati i soccorsi anche per il 58enne, ma ogni tentativo si è rivelato inutile.
Sul posto, insieme agli operatori del 118, sarebbe intervenuta anche una dottoressa in servizio alla Guardia medica.
Nella zona faceva molto caldo. Le prime ricostruzioni e diversi comunicati sindacali parlano di esalazioni provenienti dall’impianto, ma le cause esatte dei due decessi sono ancora oggetto di accertamento.
La CISL: «Due vite perse in modo assurdo»
Durissima la presa di posizione della CISL Palermo Trapani.
«È inaccettabile, il mondo del lavoro del Trapanese piange due vite perse in modo assurdo», dichiarano la segretaria generale Federica Badami e Marco Corrao della FP CISL.
Il sindacato chiede di verificare perché i due lavoratori «avrebbero subito gli effetti delle esalazioni aggravate dalle alte temperature, senza tutela».
Per la CISL il nodo è quello della prevenzione: formazione, controlli sulle aziende, sicurezza negli appalti e contrasto al lavoro nero.
«Se accadono ancora questi gravi episodi, la sicurezza non è ancora una priorità e a pagare con la vita sono i lavoratori».
La CGIL: «Una strage inaccettabile»
Anche la CGIL di Trapani e la CGIL Sicilia chiedono piena chiarezza.
«Un’immane tragedia che ci lascia sgomenti e addolorati, ma che esige immediate risposte e l’accertamento rigoroso delle responsabilità», affermano Liria Canzoneri e Francesco Lucchesi.
La CGIL chiede verifiche sullo stato manutentivo della struttura, sul rispetto dei protocolli previsti nei luoghi a rischio di saturazione da gas e sulla presenza e idoneità dei dispositivi di protezione individuale.
«La formazione dei lavoratori e la sicurezza nei luoghi di lavoro non sono un costo su cui risparmiare o un adempimento burocratico, ma una priorità assoluta».
L’Ordine dei Chimici: «Negli ambienti confinati serve una rigorosa valutazione del rischio»
Sul caso interviene anche l’Ordine Interprovinciale dei Chimici e dei Fisici della Sicilia.
Il presidente Vincenzo Nicolì richiama l’attenzione sui rischi degli ambienti confinati o sospetti di inquinamento, dove possono essere presenti gas tossici, carenza di ossigeno o altre sostanze pericolose.
Secondo l’Ordine, in questi contesti l’accesso dovrebbe essere preceduto da «una rigorosa formazione del lavoratore sui rischi», dalla valutazione dei pericoli e soprattutto «da una analisi chimica strumentale dell’atmosfera».
Sarà naturalmente l’inchiesta a stabilire se e quali di queste condizioni fossero presenti nel caso di San Vito Lo Capo.
Il PD: «La sicurezza è un diritto, non una concessione»
Intervengono anche il segretario regionale del PD Sicilia Anthony Barbagallo e il deputato regionale Dario Safina.
«Le cosiddette morti bianche non possono essere considerate una fatalità, né un prezzo inevitabile da pagare per lavorare. La sicurezza sul lavoro è un diritto, non una concessione».
I due esponenti dem chiedono alla Regione di aumentare l’organico degli ispettori del lavoro, giudicato insufficiente per assicurare controlli tempestivi ed efficaci.
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