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06/11/2023 00:30:00

La sofferenza dell'innocente

GIOBBE 1, 13-22 --13 Un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie mangiavano e bevevano vino in casa del loro fratello maggiore, giunse a Giobbe un messaggero a dirgli: 14 «I buoi stavano arando e le asine pascolavano là vicino, 15 quand’ecco i Sabei sono piombati loro addosso e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada i servi; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire». 16 Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «Il fuoco di Dio è caduto dal cielo, ha colpito le pecore e i servi e li ha divorati; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire». 17 Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «I Caldei hanno formato tre bande, si sono gettati sui cammelli e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada i servi; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire». 18 Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «I tuoi figli e le tue figlie mangiavano e bevevano vino in casa del loro fratello maggiore; 19 ed ecco che un gran vento, venuto dall’altra parte del deserto, ha investito i quattro canti della casa, che è caduta sui giovani; essi sono morti; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire». 20 Allora Giobbe si alzò, si stracciò il mantello, si rase il capo, si prostrò a terra e adorò dicendo: 21 «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo tornerò in grembo alla terra; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore». 22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nessuna colpa.


Quello che abbiamo letto è l’ inizio del famoso libro della Bibbia intitolato a Giobbe. E’ opportuno ricordare che si tratta di un racconto che non riporta un fatto storico. Si tratta di una invenzione letteraria in cui l’autore affronta il problema inspiegabile della SOFFERENZA DELL’INNOCENTE e della INCOMPRENSIBILITA’ DEI DISEGNI DI DIO.


Perché gli innocenti, i puri di cuore sono sottoposti alla sofferenza, sembrano abbandonati da un Dio che non li protegge e non li sostiene?
L’ autore conclude il suo lungo racconto, ammettendo che non c’è spiegazione. I disegni di Dio sono incomprensibili per l’essere umano.
E le vicende umane sono, molto spesso, inspiegabili, contrarie ad ogni aspettativa e logica.
Il racconto delle vicende di Giobbe non si sa quando è stato scritto e non dice nulla sull’autore. Certamente circolava fra gli israeliti alcuni secoli prima della nascita di Gesù, già intorno al 500, dopo il ritorno dall’esilio in Babilonia. Forse è ancora più antico. La piccola nota introduttiva della “Nuova riveduta”, cioè la Bibbia che utilizzano in Italia i cristiani evangelici, aggiunge che “ si colloca al di fuori dell’ ambito israelita”. Infatti nella tradizione di Israele Dio non è del tutto incomprensibile, parla con gli esseri umani, dà direttive e leggi, punisce e salva.
Nella tradizione cristiana Giobbe viene considerato come una prefigurazione del Cristo sofferente, anch’egli innocente. Sì, Gesù è l’innocente che soffre. Secondo me, però, vi è una enorme differenza con Giobbe. Non sono inspiegabili le sofferenze di Gesù. Gesù è stato arrestato, flagellato, crocifisso, perché si è scontrato con il POTERE, in nome della verità e della libertà, perché proclamava qualcosa di inaudito, che i poveri vengono prima dei ricchi, che il peccatore pentito è più gradito a Dio dei “puri e duri”, quelli che vogliono dominare sugli altri in nome di un Dio inventato a proprio uso e consumo.( si tratta dei fanatici e dei fondamentalisti di tutte le religioni e non-religioni ).
E dopo quasi tremila anni, siamo ancora lì. Vi sono le sventure del tutto inspiegabili, come quelle che colpiscono Giobbe. E vi sono le sventure che ci infliggiamo a vicenda, che ci procuriamo con il modo dissennato con cui molti, non tutti, ci affanniamo ad accumulare ricchezze e potere, oppure a chiuderci in gruppi di “perfetti”, che considerano tutti i diversi da loro come peccatori da eliminare o scacciare.
Prendendo come modello i versetti del libro di Giobbe riportati all’inizio, concludo con queste poche parole:

Noi sedevamo, noi dell’Europa ricca e ben pasciuta anche se i poveri ce li coltiviamo dentro, sedevamo sereni per la lunga pace, questa pace che come una culla ha accolto i nostri figli e le nostre figlie, le nostre nipoti e i nostri nipoti,
ci credevamo giusti, malgrado i nostri difetti,
noi sedevamo comodi sui nostri divani, noi crescevamo lieti
e giunse un messaggero, una voce incorporea , che infrangeva l’armonia dei nostri canti, lo scorrere ordinato delle nostre giornate, i commerci dei nostri Paesi:

Il mare non ci sopporta più, vortici sollevano le acque a sommergere città e piantagioni immense, a frantumare centrali nucleari;
E giunse un altro messaggero:
Cinquanta piccole guerre rallegrano gli affari di immense reti finanziarie
E giunse un altro messaggero
La vostra scienza non vi rende immuni, la natura violentata vi violenterà a sua volta, sciogliendo i suoi ghiacci , inviando i suoi virus
E giunse un altro messaggero
La guerra percuoterà le vostre città pacifiche. La voglia di dominare al posto di collaborare frantumerà ogni vostra sicurezza
Ma diversamente da Giobbe, noi sappiamo che Dio non c’entra, Non si può invocare la complicità di Dio. Dio, per che ci crede, è dove si costruisce la pace. Un verso di un poeta fa dire alla Morte: “ dov’Io non Dio”.
Dove si dissemina la morte ci siamo noi esseri umani, E allora possiamo essere pieni di dolore ma non disperati. Immense forze si muovono fra gli esseri umani per cambiare queste scelte suicide.

Giovanni Lombardo
 



Native | 2024-05-29 10:51:00
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