Giuseppe Graviano chiede di essere ascoltato dai magistrati di Caltanissetta nell’ambito del procedimento sulle stragi del 1992 che vede coinvolto Marcello Dell’Utri. A formalizzare la richiesta è stato il suo legale, l’avvocato Antonio Sanvito, che ha manifestato la disponibilità del boss a ripetere quanto già dichiarato davanti alla Corte d’assise di Reggio Calabria e, se necessario, a precisare alcuni aspetti rimasti fuori da quel procedimento.
La richiesta arriva dopo la notizia della possibile archiviazione della posizione di Dell’Utri e dopo che, tra le piste investigative ancora indicate, sono stati richiamati anche i rapporti tra l’ex senatore e Graviano.
La richiesta al Gip
Nella comunicazione inviata al giudice, il legale spiega che Graviano sarebbe disponibile a «ripetere quanto già dichiarato a Reggio Calabria», precisando che potrà anche fornire ulteriori elementi «ove occorra», nei limiti e nelle forme previste dall’ordinamento.
Graviano non è un collaboratore di giustizia e continua a sostenere la propria estraneità alle stragi. Proprio questo punto viene richiamato dall’avvocato Sanvito, secondo il quale, se da una parte il suo assistito è estraneo alle stragi e dall’altra esistono rapporti documentabili tra la sua famiglia e soggetti finiti al centro delle indagini, la ricostruzione dei fatti non potrebbe considerarsi completa.
I precedenti su Berlusconi
A Caltanissetta il legale ha allegato tre verbali relativi alle dichiarazioni rese da Graviano nel 2020 al processo sulla cosiddetta ’Ndrangheta stragista. In quelle occasioni il boss aveva parlato anche dei rapporti con Silvio Berlusconi.
Il racconto di Graviano riguarda presunti investimenti effettuati dal nonno materno, insieme ad altri soggetti, in alcuni cantieri del Nord Italia. Secondo quanto riferito dal boss, l'accordo avrebbe previsto il riconoscimento agli investitori di una quota dei profitti dell'imprenditore destinatario degli investimenti.
Graviano avrebbe inoltre raccontato di avere incontrato personalmente Berlusconi in più occasioni, sostenendo che un primo incontro sarebbe avvenuto a Milano alla presenza del nonno e del cugino Salvatore. Un successivo appuntamento, sempre secondo la sua versione, si sarebbe svolto nel dicembre 1993 a Milano 3.
Il boss ha collegato quei presunti rapporti anche all'ingresso di Berlusconi in politica. Secondo il suo racconto, prima delle stragi del 1992 Berlusconi avrebbe manifestato l'intenzione di scendere in campo. L'arresto di Graviano, avvenuto il 27 gennaio 1994, avrebbe poi impedito un successivo incontro che, nella sua ricostruzione, avrebbe dovuto servire a formalizzare i rapporti economici.
Dichiarazioni già contestate dai giudici
Le dichiarazioni di Graviano su Berlusconi non sono però state ritenute riscontrate o attendibili dai giudici di Reggio Calabria. Anche le sue conversazioni intercettate in carcere nel 2016 e nel 2017 con il compagno di detenzione Umberto Adinolfi erano state interpretate nel corso degli anni come riferimenti spesso indiretti e non avevano trovato, sul piano giudiziario, i necessari riscontri.
Nel 2009, inoltre, Graviano era stato chiamato a deporre nel processo per concorso esterno a carico di Dell’Utri, ma aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Dell’Utri è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa per i rapporti con Cosa nostra fino al 1992. I successivi rapporti con Graviano, relativi al periodo fino al 1994, non sono invece stati ritenuti dimostrati nel giudizio d’appello.
Il punto ancora da chiarire
Nella sua comunicazione, l’avvocato Sanvito sostiene che alcune circostanze non sarebbero state approfondite a Reggio Calabria perché estranee all'oggetto di quel procedimento e potrebbero invece assumere rilievo nell'indagine di Caltanissetta.
Il legale, tuttavia, non specifica quali siano esattamente gli elementi nuovi che Graviano intenderebbe fornire. Una circostanza viene però evidenziata: nel processo d'appello a Reggio Calabria, nel 2023, Graviano aveva dichiarato in aula di non conoscere Dell’Utri. Nella richiesta al Gip, invece, sono stati allegati i verbali delle dichiarazioni del 2020 riguardanti Berlusconi, ma non quelle del 2023 nelle quali il boss aveva parlato dell’ex senatore.
L’opposizione all’archiviazione
La richiesta di archiviazione per Dell’Utri, presentata alcuni mesi fa, era stata contestata dall’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino. Nel corso dell’udienza del 15 giugno, invece, l’avvocato Fabio Trizzino, che assiste i tre figli di Paolo Borsellino, aveva condiviso la posizione della Procura e della difesa di Dell’Utri.
Alla luce della nuova iniziativa di Graviano, Repici ha chiesto al Gip di fissare una nuova udienza per ripristinare il contraddittorio sulle risultanze sopravvenute. Al pubblico ministero ha inoltre chiesto di valutare la revoca della richiesta di archiviazione e di procedere con un incidente probatorio per esaminare Graviano su alcuni temi: la strage di via D’Amelio, i rapporti con Berlusconi e Dell’Utri e le intercettazioni delle conversazioni con Adinolfi.
«Nessun messaggio occulto»
La difesa di Dell’Utri, intanto, esclude che dietro l’iniziativa vi sia un messaggio occulto o criptato. L’avvocato Sanvito ha annunciato che seguirà anche una comunicazione rivolta all’opinione pubblica.
Il legale sostiene che le conoscenze attribuite a Graviano, già da tempo portate all’attenzione dell’autorità giudiziaria, rappresentino un patrimonio informativo di interesse pubblico e che il diritto di cronaca e quello dei cittadini a conoscere vicende che hanno segnato la storia italiana non possano essere compressi oltre il tempo necessario.
Ora la parola passa al Gip di Caltanissetta. La questione centrale sarà capire se Graviano verrà effettivamente sentito e, soprattutto, se le sue eventuali nuove dichiarazioni potranno aggiungere elementi concreti e verificabili al quadro investigativo sulle stragi del 1992.