I camion possono ripartire. Nella tarda serata di mercoledì 21 ottobre, un accordo raggiunto in prefettura a Catania ha sbloccato la protesta degli autotrasportatori, aprendo la strada alla ripresa delle consegne in Sicilia. Dopo giorni di scaffali sguarniti, prodotti agricoli fermi e difficoltà nei servizi, comincia il recupero delle attività.
La normalità, però, non sarà immediata: bisognerà smaltire le merci accumulate e recuperare i rifornimenti saltati. Intanto, oggi, giovedì 22 ottobre, alle 12 è convocato un Consiglio dei ministri per esaminare nuove misure a sostegno dell’autotrasporto e dell’agricoltura.
L’accordo in prefettura: revocati i blocchi
La svolta è arrivata al termine del tavolo tecnico presieduto dal prefetto Pietro Signoriello, con il sindaco di Catania Enrico Trantino, le organizzazioni del commercio, dell’industria e dell’agricoltura e i rappresentanti degli autotrasportatori.
Al confronto erano presenti sia Giuseppe Richichi per l’Aias, che aveva deciso di proseguire la mobilitazione, sia Luigi Nicosia per il Comitato trasportatori siciliani, che aveva già revocato il proprio fermo dopo l’incontro con Matteo Salvini.
È questo il passaggio che supera la divisione degli ultimi giorni: una parte delle aziende aveva ripreso i servizi, mentre altri trasportatori continuavano la protesta.
«È stata concordata la revoca totale dei blocchi», annunciano le organizzazioni partecipanti in una nota congiunta, indicando come obiettivo il progressivo ripristino della circolazione dei mezzi pesanti e della distribuzione delle merci nell’Isola.
Supermercati e imprese, ora il recupero delle consegne
Il fermo aveva colpito soprattutto i prodotti freschi, con carenze in alcuni supermercati, raccolti difficili da commercializzare e alimenti a rischio deterioramento. Le conseguenze avevano raggiunto anche il trasporto pubblico e la gestione dei rifiuti.
Nel Trapanese erano state comunicate limitazioni ai conferimenti a Paceco, Castelvetrano e Alcamo, oltre allo stop al ritiro di carta e cartone nel territorio alcamese.
La ripartenza dei camion consente di avviare il recupero, ma per la riattivazione dei singoli servizi occorrerà attendere le comunicazioni dei Comuni e dei gestori. Anche nei negozi il ritorno degli assortimenti dipenderà dai tempi delle nuove consegne.
Il governo prepara un decreto
Parallelamente all’intesa di Catania, Palazzo Chigi ha annunciato un decreto legge per riunire gli interventi sull’autotrasporto e ulteriori risorse per l’agricoltura, all’esame del Consiglio dei ministri di oggi.
Il punto di partenza è lo sblocco dei 430 milioni già stanziati per il credito d’imposta sul carburante relativo al periodo marzo-agosto, rimasti fermi per lungaggini burocratiche a fronte di circa 32 mila domande.
Secondo le anticipazioni, il provvedimento dovrebbe aggiungere 45,2 milioni alla dotazione già prevista e altri 60 milioni per il gasolio acquistato dal primo settembre al 5 ottobre. È inoltre prevista l’estensione fino al 31 dicembre 2027 del termine per utilizzare in compensazione il credito relativo a queste ultime fatture.
Sono misure annunciate: contenuti e condizioni definitive dipenderanno dal testo approvato.
Restano i nodi dei piccoli autotrasportatori e dell’agricoltura
Un fronte ancora aperto riguarda le piccole imprese con pochi camion, spesso più vecchi, che non rientrano nei requisiti degli aiuti destinati ai veicoli più recenti. Era una delle principali ragioni della prosecuzione della protesta da parte dell’Aias.
Il governo lavora a interventi specifici e allo sblocco dei 590 milioni già stanziati per il rinnovo dei mezzi. Per l’agricoltura sono attese ulteriori risorse dopo la scadenza, il 6 ottobre, del credito d’imposta sul gasolio.
Palazzo Chigi chiede nel frattempo il rispetto degli accordi e della libertà di circolazione. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha assicurato che sarà garantita la continuità dei rifornimenti, soprattutto di alimenti, farmaci e altri beni di prima necessità.
L’intesa di Catania chiude il fronte dei blocchi concordati al tavolo siciliano. Nel resto del Mezzogiorno, dove persistono altre mobilitazioni, resta da verificare se le nuove misure porteranno allo stesso risultato.