C'è un documento che racconta meglio di qualsiasi comunicato l'emergenza idrica trapanese, ed è firmato dal sindaco Giacomo Tranchida.
Il servizio di rifornimento con autobotti non ha più abbastanza mezzi e autisti per garantire le necessità della popolazione e il sindaco ha deciso di rivolgersi direttamente a Vigili del Fuoco, Forze armate, Protezione civile, Prefettura e agli altri enti coinvolti.
Il documento, datato 10 settembre 2026, non è dunque una richiesta ordinaria di collaborazione.
È un atto che mette nero su bianco l'esistenza di un'emergenza dentro l'emergenza: mentre il Comune non ha ancora risolto la contaminazione della rete idrica, rischia di trovarsi senza sufficienti strumenti per portare acqua potabile alle persone che non possono utilizzare quella del rubinetto.
E c'è un passaggio ancora più significativo: se le risorse pubbliche non saranno sufficienti, Palazzo d'Alì mette formalmente sul tavolo la possibilità di requisire autobotti private.
“Emergenza igienico-sanitaria”
L'oggetto della comunicazione ha già in sé una dichiarazione di gravità: “Emergenza igienico-sanitaria per contaminazione rete idrica”.
Infatti, nonostante i numerosi interventi, verifiche e monitoraggi effettuati anche con l'ASP, non è stato ancora possibile individuare ed eliminare definitivamente la causa o le concause dell'inquinamento.
È un punto importante perché chiarisce che l'emergenza non può considerarsi chiusa.
Le utenze interessate sono ancora circa 150. E il problema è destinato ad allargarsi, almeno per quanto riguarda le esigenze di approvvigionamento, perché dalla prossima settimana dovranno essere considerate anche le scuole comunali e quelle del Libero Consorzio.
La zona coinvolta, scrive il sindaco, è densamente abitata e presenta numerose attività commerciali.
"Non ci sono abbastanza autobotti"
È un passaggio, ed un'ammissione, molto pesante.
Il Comune spiega di avere cercato altri operatori privati autorizzati al trasporto di acqua potabile, ma al momento soltanto Palma Autospurghi Trapani Srl garantisce il servizio sostitutivo comunale, con due autobotti.
C'è poi un mezzo arrivato dal Comune di Buseto Palizzolo, ma manca l'autista.
Per alcuni giorni era intervenuta anche la Protezione civile regionale, con due mezzi e personale volontario. Ma anche questa disponibilità, scrive Tranchida, è venuta meno.
Il risultato è un quadro paradossale: il Comune deve garantire per legge il servizio sostitutivo alle utenze colpite dal divieto di utilizzo dell'acqua, ma nello stesso momento ammette di non avere sufficienti autobotti e personale per farlo.
La difficoltà era già emersa nei giorni scorsi nel confronto sull'emergenza.
Il Comune aveva spiegato di avere due autobotti convenzionate e di avere ricevuto mezzi da altri enti, ma proprio il reperimento degli autisti era diventato uno dei problemi operativi.
Adesso quella difficoltà è diventata una richiesta formale alle strutture dello Stato.
Tranchida si rivolge allo Stato
Il documento è indirizzato al comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, al comandante del 37° Stormo di Trapani Birgi, al comandante del 6° Reggimento Bersaglieri, al Prefetto, alla Protezione civile regionale, all'ATI Idrico e all'ASP.
E la richiesta è precisa: autobotti e autisti.
Il Comune ricorda che gli enti destinatari dispongono di mezzi utilizzati per l'approvvigionamento di acqua potabile e chiede di poterli utilizzare per sostenere la popolazione trapanese.
L'acqua potrebbe essere caricata presso le fonti comunali autorizzate e gli eventuali oneri sarebbero sostenuti dal Comune.
Non è quindi soltanto una richiesta di “aiuto” generica. L'amministrazione sta cercando di costruire una flotta temporanea di autobotti mettendo insieme tutte le risorse pubbliche disponibili.
E lo fa mentre l'emergenza continua.
La parola più pesante: requisizione
Poi, il passaggio più delicato e potente.
Tranchida comunica che, in via subordinata, potrebbe rimanere in capo al Comune la procedura di “requisizione mezzi privati”, già anticipata in sede di Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica.
Il sindaco precisa che si tratterebbe di una soluzione da considerare come “extrema ratio”, anche per le difficoltà legate al reperimento degli autisti e ai costi e agli oneri organizzativi.
Ma quella parola, requisizione, è destinata a pesare.
Perché significa che il Comune sta valutando uno strumento straordinario per garantire un servizio essenziale. É quasi uno stato di guerra: quello per l'acqua potabile alla popolazione.
Prima, però, Tranchida chiede l'intervento delle strutture pubbliche.
Dodici ore
La richiesta è accompagnata da un termine molto stretto: 12 ore.
Entro questo periodo il Comune vuole sapere se ci sono disponibilità di autobotti per trasportare acqua potabile e, soprattutto, se possono essere messi a disposizione autisti.
La seconda richiesta non è un dettaglio. È il problema che rischia di rendere inutilizzabili anche i mezzi disponibili.
Un'autobotte senza conducente, infatti, non risolve l'emergenza.
L'emergenza dentro l'emergenza
Il documento arriva dopo settimane nelle quali la contaminazione ha progressivamente imposto limitazioni all'utilizzo dell'acqua in diverse strade della città.
Il Comune aveva già previsto, con l'ordinanza sul divieto di utilizzo dell'acqua potabile, l'obbligo di assicurare alle utenze interessate il servizio sostitutivo tramite autobotti.
Nel frattempo, le verifiche hanno restituito un quadro strutturale complesso: entrano in gioco vecchie condotte, possibili interferenze tra rete idrica e fognaria, allacciamenti non corretti e una rete fognaria non completamente mappata.
Ed abbattere la presenza microbatterica con le colorazioni non significa eliminare la causa.
E così il problema tecnico si trasforma in problema organizzativo.
Il documento che cambia la fotografia dell'emergenza
Finora la crisi era stata raccontata soprattutto attraverso le ordinanze, i divieti di utilizzo dell'acqua, i campionamenti, le analisi, le strade interessate e le autobotti che fanno la spola tra le utenze.
Questo documento aggiunge qualcosa di diverso: la certificazione, da parte dello stesso Comune, che le risorse necessarie a garantire il servizio sostitutivo non sono sufficienti.
Ed è questo il vero valore politico e amministrativo del documento.
Non soltanto 150 utenze ancora interessate dalla contaminazione, dunque. Non soltanto una rete sulla quale sono ancora in corso accertamenti.
Ma un'amministrazione che, per garantire l'acqua potabile ai cittadini, deve chiedere autobotti alle strutture dello Stato e, contemporaneamente, prendere in considerazione la requisizione di mezzi privati.
La crisi idrica trapanese, insomma, entra in una nuova fase: non è più soltanto una questione di trovare e risolvere la contaminazione, ma garantire un bene essenziale - l'acqua- a tutta la popolazione, senza discriminanti.