Calatafimi Segesta, la caccia al tesoro compie 40 anni: tre giorni di enigmi per riscoprire la città
Non viene da un'antica tradizione contadina, non compare nei ricettari della nonna e non c'entra nulla con miti greci o leggende arabe. Eppure, a Calatafimi Segesta, è ormai diventata tradizione a tutti gli effetti.
La Caccia al Tesoro di Calatafimi compie infatti 40 anni. Era il 1986 quando prese vita quello che sembrava un semplice gioco tra ragazzi. Quattro decenni dopo è diventato uno degli appuntamenti più longevi e identitari della comunità, capace di coinvolgere generazioni diverse e di trasformare vicoli, monumenti e storie locali in un enorme campo da gioco.
E il tesoro, alla fine, è quasi un dettaglio.
Tre giorni e tre notti in giro per Calatafimi
Il meccanismo ricorda le cacce al tesoro dei film: squadre, indizi, prove da superare, enigmi da decifrare e luoghi da raggiungere.
A Calatafimi, però, tutto questo si trasforma in una vera maratona: tre giorni e tre notti, tra stanchezza, intuizioni, discussioni, corse e quella dose di sana ossessione che ogni competizione che si rispetti porta con sé.
Nel corso di quarant'anni sono stati migliaia i giovani che hanno partecipato alla manifestazione. E molti dei ragazzi delle prime edizioni oggi sono genitori, magari pronti a raccontare ai figli di quella volta in cui un indizio li fece impazzire fino all'alba.
Per vincere bisogna conoscere la propria città
La particolarità dell'iniziativa è proprio questa: per andare avanti nel gioco non bastano velocità e fortuna.
Bisogna studiare Calatafimi.
Gli enigmi costringono i concorrenti a recuperare episodi di storia locale, conoscere personaggi del passato, ricostruire aneddoti e andare alla scoperta di angoli della città che magari si attraversano ogni giorno senza sapere cosa sia accaduto lì cento o duecento anni prima.
Libri, racconti degli anziani, fotografie, archivi e memoria popolare diventano così strumenti indispensabili per arrivare alla soluzione.
La storia locale esce insomma dalle biblioteche e corre per strada.
Un gioco diventato patrimonio collettivo
È probabilmente questa la ragione per cui la Caccia al Tesoro ha resistito quarant'anni.
Non è soltanto una competizione. È un rito collettivo che mette insieme aggregazione giovanile, conoscenza del territorio e senso di appartenenza.
Una formula nata nel 1986 in maniera scanzonata e che oggi appare persino sorprendentemente moderna, soprattutto in tempi nei quali si discute molto del rapporto sempre più debole tra giovani, comunità e luoghi d'origine.
A Calatafimi hanno trovato una soluzione quarant'anni fa: nascondere la storia dentro un indizio e lasciare che siano i ragazzi ad andare a cercarla.
Un modello che potrebbe essere copiato
L'esperienza calatafimese dimostra anche come la cultura possa essere raccontata senza necessariamente organizzare una conferenza, mettere cento sedie in fila e sperare che qualcuno si presenti.
Si può imparare anche correndo per un vicolo alle due di notte per capire quale personaggio misterioso si nasconda dietro quattro righe di un indovinello.
È questo, probabilmente, il piccolo grande segreto della Caccia al Tesoro di Calatafimi Segesta: trasformare la curiosità in conoscenza e la competizione in appartenenza.
Dopo quarant'anni, il tesoro più importante sembra essere proprio quello che nessuno deve più cercare: la memoria della comunità.
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