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05/11/2015 06:00:00

Trattativa Stato - mafia, assolto Calogero Mannino: "Io perseguitato. 25 anni di calvario"

 Assolto per non avere commesso il fatto. Il gup Marina Petruzzella ha scagionato Calogero Mannino dall’accusa di aver avviato all’inizio del 1992 la trattativa fra pezzi dello Stato e i vertici di Cosa nostra, questa la contestazione che la procura di Palermo muoveva all’ex ministro Dc, sollecitando la sua condanna a 9 anni. Mannino era imputato per il reato di “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario” previsto dall’articolo 338 del codice penale.

E’ il primo verdetto per l’inchiesta “Stato-mafia”, Mannino aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato; in corte di assise sono ancora imputati gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno e Mauro Obinu, l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino (accusato di falsa testimonianza), l’ex parlamentare di Forza Italia Marcello Dell’Utri, ma anche i boss Salvatore Riina, Leoluca Bagarella e Antonino Cinà. Fra gli imputati pure il pentito Giovanni Brusca.

Mannino, nella ricostruzione della procura, temendo per la sua incolumità, grazie ai suoi rapporti con l'ex capo del ros Antonio Subranni, nel '92, avrebbe fatto pressioni sui carabinieri perché avviassero un "dialogo" con i clan. In cambio si sarebbe adoperato per garantire un'attenuazione della normativa del carcere duro. L'ex ministro si è sempre difeso negando ogni coinvolgimento nelle vicende che gli sono state contestate. Dopo 23 mesi di processo la procura ne aveva chiesto la condanna a 9 anni. Prosegue, intanto, davanti alla corte d'assise il processo agli altri imputati - ex ufficiali dell'arma, boss, pentito e Massimo Ciancimino - che, a differenza di Mannino, hanno scelto il rito ordinario e non l'abbreviato.

A difendere Mannino, gli avvocati Carlo Federico Grosso, Grazia Volo, Nino Caleca e Marcello Montalbano. Dice l'ex ministro: "Lo Spirito Santo ha illuminato un giudice che ha trovato non solo la forza per comprendere, discernere i documenti, le requisitorie, le arringhe e le mie personali dichiarazioni, ha trovato il coraggio di resistere alle pressioni ambientali, perché questo processo nasce da una voglia di alcuni pubblici ministeri, non della Procura della Repubblica di Palermo, che ostinatamente hanno elaborato la dottrina della trattativa senza elaborare gli avvenimenti". Lo ha detto a Radio Radicale, Calogero Mannino, commentando la sentenza. "Hanno voluto cedere ad una mania di carattere teatrale - ha aggiunto Mannino -, ci sono aspetti di questo processo che meriterebbero una riflessione pacata e attenta, a partire dal Csm, ci sono atteggiamenti ostinati di pobblici ministeri, uno di questi pubblici ministeri mi insegue da oltre 20 anni. E' probabile che questo magistrato adesso chieda di essere trasferito in Corte d'appello, uno dei pubblici ministeri che è assuefatto alla condanna degli innocenti ha detto che ci sarà appello, senza conoscere le motivazioni. Si tratta di pubblici ministeri che invece di constatare l'errore, procedono per partito preso con un modo che porta all'errore, su questo erorre Teresi e Di Matteo si attestano senza guardare, una ostinazione accusatoria. Sono stato assolto in tribunale, tre volte in appello e due volte in Cassazione, questo non basta ad alcuni pubblici ministeri". "Il pm Di Matteo - aggiunge Mannino incontrando i giornalisti nei pressi della sua abitazione - nel processo per la strage di via d'Amelio ha fatto condannare persone innocenti per colpa della sua ostinazione. Forse con me voleva fare lo stesso". "Non credo si sia trattato di un processo politico - ha continuato - tranne Ingroia che poi è 'fuggito', questi pubblici ministeri non hanno una dimensione politica. Hanno dimostrato di avere delle debolezze. Qualcuno di questi pubblici ministeri, come Di Matteo, peraltro è assuefatto alla ostinazione accusatoria, lo ha dimostrato a Caltanissetta".