La NATO compie sessant’anni e flirta con la UE
“Anche l’Afghanistan rappresenta un’opportunità per un’accresciuta cooperazione NATO-UE”, scrive ancora il rumeno Adrian Pop. “Il paese ha disperatamente bisogno di più polizia, giudici, ingegneri, operatori umanitari, consulenti per lo sviluppo ed amministratori. L’Unione europea dispone di tutte queste risorse, non altrettanto avviene per i soldati della pace della NATO”. Nel novembre 2006 la Commissione europea ha approvato 10,6 milioni di euro per favorire la distribuzione in Afghanistan di “servizi e una migliorata governabilità attraverso i Gruppi di ricostruzione provinciale (PRT), guidati dalla NATO”. Analoghe forme collaborative starebbero per essere avviate in Iraq, paese dove la NATO è l’attore principale nella gestione dei “programmi di formazione” delle nuove forze armate locali, avvalendosi in particolare del “Defence College” di Roma.
Il 12 giugno 2008, l’ex ministro della difesa britannico e Segretario generale della NATO dal 1999 al 2004, George Robertson, e l’Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina dal 2002 al 2006 ed oggi braccio destro di Javier Solana alle Politiche estere e di difesa dell’Unione Europea, Paddy Ashdown, dalle colonne del Times hanno chiesto un colpo di acceleratore in vista della formazione di “gruppi di combattimento” e di pronto intervento UE, che siano “compatibili con la forza di risposta rapida della NATO” e facciano da base “di una nuova struttura europea di contro-guerriglia capace di operare negli Stati in dissoluzione ed in teatri post-bellici”. La NATO Response Force (NRF) - con più di 25.000 uomini appartenenti alle forze terrestri, di mare e aree dell’Alleanza - è stata attivata per la prima volta a fine 2005 per intervenire “umanitariamente” in Pakistan dopo un violento terremoto. Nell’estate
2006, d’avanti agli osservatori di mezzo mondo, la NRF ha realizzato la prima grande esercitazione di dispiegamento a Capo Verde (Africa occidentale). Oggi uno dei suoi maggiori centri operativi funziona da Solbiate Olona (Varese). A Bruxelles si lavora adesso per rendere il più possibile complementari l’organizzazione e le azioni delle due grandi forze di pronto intervento e “first strike”. Il primo passo sarà quello di standardizzare tecnologie e apparati di guerra di NATO e UE, tema all’ordine del giorno del summit di Strasburgo che però potrebbe generare causare nuove tensioni tra gli Stati partner. Una insanabile frattura si è consumata in ambito NATO solo qualche mese fa con la scelta d’insediare nella base siciliana di Sigonella il centro di comando AGS (Alliance Ground Surveillance), il nuovo sistema di sorveglianza terrestre alleato che per imposizione di Washington vedrà l’utilizzo di aerei senza pilota Global Hawk di esclusiva produzione USA.
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