Confindustria isolana. Una vicenda impensabile in qualsiasi parte del mondo, all'ordine del giorno nel nostro meridione. “Il caso Raimondi”, questo il nome dell'artigiano vittima degli usurai, è stato portato agli onori della cronaca a marzo, sul settimanale gratuito “Nell'attesa...” di cui Guccione è direttore.
Come se non bastasse, oltre a minacciare di morte il giornalista autore dell'inchiesta, la malavita locale ha pensato bene di minacciare lo stesso Raimondi, reo di aver “cantato”. Così, di fronte alla casa dell'artigiano, in via della Mimosa, a Palermo, è comparso il disegno di un cadavere con a fianco le sagome di una pistola e di un coltello con sotto la scritta semi cancellata: “welcome to Fondo Caruso 41”. Denunciare il malaffare, si sa, non è certo un compito facile però, grazie al clamore suscitato dalla vicenda, l'artigiano palermitano dopo aver chiuso l'attività, ha ottenuto diversi aiuti finanziari e tanta solidarietà da parte dei cittadini. Inoltre ha ottenuto l'assistenza gratuità di un avvocato, Alfredo Galasso, che lo sta seguendo nel processo contro gli strozzini. Gesti piccoli ma importanti, a dimostrazione che denunciare non è solo controproducente. Attestati di solidarietà al giornalista Guccione sono arrivati dall'Fnsi, dall'Associazione siciliana della stampa e dall'Unione nazionale cronisti italiani (Unci) nonché dall'Unci Sicilia. Da tutte le associazioni un coro univoco affinché le “autorità aumentino le misure di sicurezza e sorveglianza affinché il collega possa esercitare con la necessaria tranquillità il suo lavoro di cronista”.