Questa la reazione del procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso, a quanto riportato da un articolo comparso oggi sul Fatto Quotidiano nel quale, a margine di un'intervista all'ex pm di Palermo, Alfonso Sabella, si scrive che Grasso, sarebbe stato al corrente della trattativa sulla dissociazione, partita dopo le stragi di Capaci e via d'Amelio, ma non ne aveva informato i suoi sostituti.
"Quanto dico può essere confermato, senza tema di smentite - aggiunge Grasso - da parte dei ministri della Giustizia e delle altre autorità istituzionali che mi hanno interpellato e ai quali ho sempre espresso la mia assoluta contrarietà all'ipotesi della dissociazione in quanto fondata sulla considerazione che una simile ipotesi non avrebbe portato alcun vantaggio alla repressione della mafia da parte dello Stato".
Grasso spiega, infatti, che l'ipotesi della dissociazione si sarebbe risolta in una "mera affermazione di responsabilità, peraltro già accertate, di fronte a sentenze di condanna in via definitiva ad ergastoli scontati in regime di 41/bis". Grasso sottolinea inoltre che "un conto è dissociarsi dal perseguire una ideologia in nome della quale si sono compiuti dei delitti, come nel caso dei brigatisti, e un altro conto è dissociarsi 'a parole' da una organizzazione criminale come 'Cosa Nostra' che ha compiuto omicidi e stragi di innocenti e di coloro che, seguendo il proprio alto senso del dovere, avevano osato contrastarla".
Grasso ritiene che "nessuna istituzione e nessun partito potrà mai accettare, da un punto di vista etico o politico, una qualsiasi presa di distanza da tali orrori in cambio del benché minimo beneficio". Peraltro - fa notare Grasso - "una posizione del genere farebbe perdere di efficacia alla legge sui collaboratori di giustizia, in base alla quale oggi, per ottenere benefici di qualunque tipo (assistenziali, processuali o amministrativi) si richiede una collaborazione completa e attendibile su tutti i fatti criminali conosciuti, sui loro autori e sui profitti illeciti realizzati". In conclusione "una provvedimento sulla dissociazione non porterebbe alcun vantaggio per le indagini".