Di Girolamo lascia, il Senato approva. Con applausi e polemiche
Scontro in Aula. Il discorso del senatore è stato accolto da un applauso dai senatori del centrodestra, applauso criticato dalla presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, che lo ha definito "inimmaginabile". Nella discussione sulle dimissioni del senatore Di Girolamo i senatori dell'opposizione hanno ribadito che, in assenza della decadenza della sua elezione, il senatore eletto all'estero continuerà ad avere alcuni benefici in qualità di ex parlamentare per i quasi due anni in cui è stato in carica. La decadenza, invece, avrebbe fatto perdere quei diritti e le conseguenze giuridiche legate all'elezione a senatore. Per questi motivi, ieri, la decisione a maggioranza della conferenza dei capigruppo del Senato, su
proposta del presidente del Senato, Renato Schifani, di mettere in votazione oggi le dimissioni del senatore, al posto delle discussione sulle mozioni per la decadenza della sua elezione, era stata duramente criticata dall'opposizione.
"Non ho portato io la 'ndrangheta in Senato"
"Ho scritto questa lettera perchè volevo fosse ben chiaro il percorso che dovrò affrontare. Per me quella al Senato è stata un'esperienza esaltante e altissima, non ho portato l'indegnità della 'ndrangheta e della mafia". Così il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, che questa mattina ha preso la parola nell'aula del Senato nel giorno in cui si discute delle sue dimissioni.
"Vorrei dedicare due parole a quest'aula - ha poi aggiunto a braccio - a quest'aula per dire che e' stata per me un'esperienza altissima. Non ho portato in quest'Aula
l'indegnità della mafia e della n'drangheta".
La foto de L'Espresso
"Quella sera ho fatto circa 250 fotografie davanti a quella torta. Quel personaggio mi era stato presentato come un ristoratore. Anche voi avete fatto delle foto e non credo che avete chiesto i documenti a quelli che erano con voi. Vorrei ringraziare tutti coloro del gruppo. Non faccio nomi, visto che sono il Lucifero e l'untore. Credo che i colleghi sanno a chi è diretta la mia riconoscenza. Per loro stessa tutela non li chiamo per nome. Vale anche per i colleghi di opposizione con molti dei quali ho lavorato". "Con questa vicenda la realtà degli italiani all'estero è stata annientata e massacrata, io non voglio che paghino innocenti", ha aggiunto il senatore del Pdl nell'aula del Senato che a mezzogiorno dovrà votare le sue dimissioni. Gli italiani all'estero, con tutte "le modifiche che riterrete di dover apportare alla legge", sono "una parte - ha concluso - di un circuito virtuoso e non un problema. Non possono essere né dimenticati né esclusi dalla vita politica del Paese".
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