C'è un paradosso che attraversa la vicenda del bilancio del Comune di Trapani.
L'amministrazione chiede di accelerare i tempi per l'approvazione del documento finanziario, ma se oggi è costretta a rivolgersi al commissario ad acta è perché quei tempi sono già stati superati.
L'assessore al Bilancio e alla Programmazione finanziaria, Vincenzo Abbruscato, oggi ha inviato una nota urgente al commissario regionale Giovanni Cocco, nominato dalla Regione Siciliana proprio per il mancato rispetto dei termini previsti per l'approvazione del Bilancio di previsione 2026-2028.
Nella lettera l'assessore sostiene che l'iter tecnico è ormai concluso: il Collegio dei Revisori dei conti ha espresso parere favorevole sia sul Documento unico di programmazione sia sul Bilancio e tutta la documentazione è stata trasmessa ai consiglieri comunali.
Per questo giudica "totalmente insostenibile" l'ipotesi di discutere il bilancio nelle sedute del 10 e del 14 settembre e chiede al commissario di esercitare i poteri sostitutivi affinché il Consiglio venga convocato entro la terza decade di agosto.
Eppure la storia parte da molto più lontano.
L'art. 151 del TUEL stabilisce che il bilancio di previsione dei Comuni debba essere approvato entro il 31 dicembre dell'anno di riferimento precedente. Nella pratica, la scadenza era stata prorogata al 28 febbraio 2026 perché gli enti locali potessero predisporre i propri documenti contabili dopo l'approvazione della Legge di Bilancio dello Stato, evitando di programmare entrate e spese in un quadro normativo ancora incerto.
Nonostante questo margine temporale aggiuntivo, la giunta Tranchida ha approvato lo schema di bilancio soltanto il 25 giugno, avviando poi il passaggio nelle commissioni consiliari, che hanno concluso l'esame favorevolmente.
Un iter che si è protratto ben oltre la scadenza fissata, tanto da rendere necessario l'intervento sostitutivo della Regione con la nomina di un commissario ad acta.
È questo il punto politico della vicenda.
Oggi Palazzo d'Alì denuncia il rischio di una paralisi amministrativa se il Consiglio dovesse attendere settembre, sottolineando che la gestione provvisoria limita la capacità dell'ente di programmare spese, investimenti e attività amministrativa. Una preoccupazione che trova spazio anche nella nota inviata al commissario.
Si apre così un nuovo confronto istituzionale tra giunta, Consiglio comunale e presidente del Consiglio.
Da una parte l'esecutivo chiede di chiudere rapidamente la partita del bilancio; dall'altra resta il dato da cui tutto ha avuto origine: senza il ritardo accumulato nei mesi scorsi, oggi non ci sarebbe un commissario regionale chiamato a decidere quando il Consiglio dovrà riunirsi. Forse.