28/08/2010 10:44:55

Ciancimino lascia Bologna: "Temo per mio figlio"

delle stragi del '92. E con lui la moglie Carlotta, in trattative per vendere il negozio di abbigliamento per bambini nel cuore del centro storico del capoluogo emiliano, e Vito Andrea, il figlio di 5 anni, che sa gia' che non giocherà più con gli amichetti di prima: il prossimo autunno abiterà in un'altra città.
Tutto nuovo: scuola, casa, compagni. In un'intervista a Repubblica, pubblicata nell'edizione di Bologna, Ciancimino spiega di averlo deciso il 9 agosto dopo quella che lui chiama "la vigliaccata", le minacce di morte (con un proiettile di kalashnikov) inviate al figlio nella casa di Palermo dov'erano in vacanza. Ma ci stava pensando già da un po', da quando "il San Luigi, la scuola di mia moglie, aveva rigettato la domanda di iscrizione di Vito.

 

Lei ci è rimasta male e il bimbo ha percepito il malessere di chi non è desiderato". Ora, aggiunge, "dobbiamo riflettere e fare le cose con calma. Forse ci trasferiremo all'estero. Intanto saremo più in giro, meno stanziali. L'unica cosa sicura è che Vito andrà a scuola in un'altra città. L'iscrizione l'abbiamo dovuta fare per tempo". "Finora - prosegue - le minacce, anche quelle contro di lui, erano arrivate a me: stai attento a tuo figlio... Ora invece il destinatario della lettera con i proiettili era Vito. Come dire: ci vendicheremo sul figlio di quello che ha fatto il padre. E il messaggio è di nuovo per me: tu il danno l'hai già fatto, e non ti possiamo più fermare. Non ti uccideremo. Ma sarà tuo figlio a pagare e tu ne porterai per sempre il peso. E' stato un trauma terribile. Sono rimasto terrorizzato, mi sento pieno di rimorso e di angoscia". Ciancimino spiega di aver pensato prima di tutto alla sicurezza della famiglia: "Le Questura di Bologna e di Palermo si sono messe subito in moto per rafforzare i controlli. Una risposta immediata di grande importanza: mi hanno fatto percepire che loro ci sono sempre e senza pregiudizi. Anche i magistrati mi hanno dimostrato grande attenzione e vicinanza. E in un paese in cui c'é chi rivendica pubblicamente il proprio silenzio come un atto di eroismo (il senatore Marcello Dell'Utri ndr) è una cosa di enorme valore".

 

E' pentito di aver cominciato a parlare? "Pentito è una parola che non mi piace. Comunque non tornerei indietro. Volevo ripulire il mio nome perché Vito Andrea non si vergognasse, come invece è successo a me. E' quello che sto facendo". Ciancimino si definisce "un dichiarante. Racconto la mia verità, quella di mio padre, che ho appreso standogli accanto o collaborando con lui. Lo faccio senza mai sottrarmi alle mie responsabilità. Ma è umano un sentimento di paura. Procedo passo dopo passo, come affrontando cerchi concentrici. E so che più avanti c'é il non ritorno. Devo decidere cosa fare. Sono davanti a un bivio". E il bambino "qualcosa ha capito" di ciò che sta accadendo: "Non poteva ignorare di essere molto più 'attenzionato' di prima. Poi capita che incontri qualcuno che ti dice 'mi dispiace per il bambino'. E lui, che è con te, chiede 'ma papa' cosa mi è successo?'. Siccome la tata in questi giorni è dovuta andar via, abbiamo inventato che la ragione è quella".

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa



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