Chicca Roveri al processo Rostagno: "Quanti depistaggi su Mauro"
"Sarei ancora la sua compagna se non fosse morto. Il nostro rapporto era di estrema libertà. Era consentito tra noi avere rapporti con altri, ma ciò non scalfiva la nostra relazione".
La testimonianza di Chicca Roveri è stato molto importante, perché ha denunciato errori ed omissioni che avrebbero compromesso – sostiene lei – le indagini.
“Un carabiniere che giunse sul luogo del delitto dopo l’uccisione di Mauro Rostagno - ha raccontato Roveri - scambiò l’omicidio per un incidente stradale- Urlai, stizzita, che non era un incidente. Ma quello, fu soltanto il pri-mo di una lunga serie di errori ….. Un altro carabiniere, all’obitorio, arrivò a dire che nella borsa di Mauro erano stati trovati droga, soldi e gioielli.
Un altro particolare: Roveri fu la prima a giungere sul luogo del delitto, eppure non fu mai interrogata. Fu convocata in caserma e lasciata per ore ad attendere senza che fu sentita. “Dopo essere rientrata alla comunità chiesi a Francesco Cardella di accompagnarmi in ospedale. Volevo vedere Mauro. Ci dissero che lo avevano portato all’obitorio. Durante il tragitto di ritorno fummo fermati da una pattuglia dei carabinieri in contrada Crocci, nella zona in cui fu poi trovata l’auto usata dai sicari. Ma come? Ci fermano a noi ed agli assassini di Mauro no?”..
Clamorosa poi la ricostruzione del dialogo con l’allora procuratore Coci: “Mi convocò nel suo ufficio. Mi disse che quell’incontro sarebbe dovuto rimanere riservato perché altrimenti avremmo rischiato la vita sia io che lui. Mi fece delle domande in relazione alla comunità di Bonagia, ma francamente ebbi l’impressione che volesse solo capire ciò che io sapevo sulla morte di Mauro. Ebbi la sensazione che non fosse granché motivato nell’indagare sul delitto”.
All’incontro, secondo la Roveri, era presente il sottufficiale dei carabinieri, Beniamino Cannas, che è stato sentito come teste nelle scorse udienze, ma non ha riferito questo episodio. Così come Cannas fu presente tempo dopo in altra occasione quando la Roveri fu sentita dall’allora procuratore Sergio Lari e dal pm Massimo Palmeri. Il pm Paci ha chiesto di ascoltare nuovamente Cannas in una delle prossime udienze.
Ancora: “Dopo la sua morte, nessuno voleva la salma di Mauro. Il sindaco di Trapani non lo voleva. Quello di Valderice anche. Non si sapeva neanche dove celebrare il funerale e dove seppellirlo. Discorsi francamente idioti. Ed il consiglio comunale di Trapani, quando si diffuse la notizia della morte di Mauro, non fu neanche sospeso”.
I contrasti tra Mauro Rostagno e Francesco Cardella sono stati un altro dei capitoli affrontati nel corso dell’audizione di Elisabetta Roveri. Il primo scontro tra i due avvenne quando si profilò la possibilità di ospitare, all’interno della comunità Saman, Renato Curcio. “Non è vero che Francesco Cardella era contrario - ha detto Elisabetta Roveri - Non voleva soltanto che ne parlassimo in giro perché temeva che la presenza di Renato Curcio avrebbe potuto compromettere l’immagine della comunità”. Anche secondo Elisabetta Roveri, ad incrinare i rapporti tra Cardella e Rostagno sarebbe stata l’intervista rilasciata da Mauro Rostagno a Claudio Fava per il mensile King. Francesco Cardella, con un fax dai toni durissimi, inviato da Milano, ordinò l’allontanamento di Mauro Rostagno dal Gabbiano, la palazzina in cui alloggiavano i dirigenti della comunità. “Ero più arrabbiata io con Francesco che Mauro, che ricordo sorrise. La consideravo una guerra tra galletti. Pensavo che si sarebbero riappacificati ma non avvenne”.
La deposizione di Chicca Roveri continua oggi.
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