con in testa Marco Tramati, Luigi Li Causi e Francesco Trono, subito dopo che la Direzione Generale della Pesca ha bloccato l’uscita in mare dei natanti per la
pesca del tonno. Ciò è avvenuto nella seconda decade di maggio perché la flotta marsalese che effettua la pesca dei pelagici con il sistema del palangaro ha raggiunto la quota pesca ad essa assegnata dall’Organo governativo: appena che 220 tonnellate. “Siamo all’assurdo - ribadisce il capitano Tramati – il mare Mediterraneo è pieno di tonni e noi non possiamo pescarli. Abbiamo deciso di recarci a Roma per far valere i nostri diritti. Non chiediamo altro che di andare a lavorare”. Nei giorni scorsi il Sindaco aveva organizzato a Marsala un incontro con la senatrice Maria Giuseppa Castiglione delegata dal ministro alla pesca Saverio Romano. In quell’occasione fu concertato di porre all’attenzione dell’esponente governativo tre possibili soluzioni al problema per quanto riguarda il futuro immediato. La prima iniziativa era quella di vedere se è possibile compensare i pescatori con un contributo straordinario che possa dare ad armatori e manodopera un sostentamento per l’anno in corso. Altro nodo da sciogliere quello di accertare se risultava a verità che la quota della pesca illegale del tonno va a far parte della quota palangaro ed, infine, se era possibile aumentare la quota di pesca col palangaro a fronte delle 1150 tonnellate date ai pescherecci che adottano la pesca con la circuizione. Avendo avuto delle risposte non confortanti adesso la marineria marsalese si sposta a Roma per cercare di far valere i suoi giusti diritti.
Il primo tentativo dell'amministrazione Carini di risollevare le sorti della marineria marsalese risale al 2009 quando, su proposta dell'assessore Chianetta, il Comune acquistò 12 pagine della rivista di settore "L'Armatore" alla "modica cifra di 12.000 euro. Il nome dei nostri pescherecci, tra abbonati e fiere in mezza Europa, avrebbe dovuto raggiungere più di 5000 persone ma, invece, si è rivelato solo un buco nell'acqua.