29/01/2012 15:42:40

"Mare al mattino" di Margaret Mazzantini e "Pesci" di Evelina Santangelo

Le cronache hanno raccontato ogni giorno di sbarchi di centinaia di persone a Lampedusa come in altre parti della Sicilia. La gestione dell’emergenza è stata – come avviene spesso in Italia – occasione per lucrare su nuovi business, con il collaudo di una filiera che va dalla creazione di tendopoli e centri di identificazione ed espulsione, fino alla riduzione in schiavitù di lavoratori da impiegare nei campi del mezzogiorno del Paese.

Stranamente, all’impatto sulla cronaca delle vicende relative ai migranti e al loro disperato  bisogno di accoglienza non ha fatto seguito un “idem sentire” della nostra letteratura.  Si parla sempre più spesso di una nuova generazione di narratori italiani in grado di raccontare le precarie vite che ci circondano, ma tra loro nessuno ha tratto spunto dalle vicende del Mar Mediterraneo.

Fatto sta che c’è stato un fiorire di saggi, ad esempio, sull’uso dei nuovi mezzi di comunicazione nelle rivoluzioni arabe, come se la rivolta l’avesse fatta Twitter. Ma tutte quelle vite sono invece rimaste orfane di un racconto. Sono diventati meri numeri di cronaca.  E guardando al passato, eccezion fatta per Fabio Geda (“Nel mare ci sono i coccodrilli”, Dalai, 2010), e per la bellissima e tragica inchiesta di un signor giornalista come Giovanni Maria Bellu ("I fantasmi di Portopalo", Mondadori, 2004), non ci sono altri volumi – che io mi ricordi – che meritano una menzione.

Nell’ultimo  scorcio di 2011 sono usciti però due libri (o meglio, un libro ed una cosa) che sembrano colmare il vuoto.

Il primo, il libro, è un romanzo breve di Margaret Mazzantini: “Mare al mattino”, Einaudi. Ben scritto, certo. A me Mazzantini piace. Mi piacciono i suoi personaggi. Qui però c’è la strana sensazione di qualcosa scritto perché andava fatto, quasi su commissione.  Instant - novel, potremmo chiamarla. Ormai su queste cose i lettori più avveduti hanno maturato una specie di sesto senso. E' un racconto lungo di quelli che si usano oggi, che non stancano lettori sempre più distratti, con gli elementi posati al posto giusto: l’attualità e  i corsi e ricorsi della storia,  le generazioni che si incontrano. Angelina e Vito, Jamila e Farid (mamme e figli funzionano sempre).  E uno stile che sembra, a volte, poesia. Bello, per carità, ma forse troppo didascalico, pedagogico.  Fa sentire più buoni chi lo regala e chi lo legge. Ne faranno un film, ne faranno una fiction, ne faranno certamente qualcosa.

Il secondo libro, la cosa, è Pesci, di Evelina Santangelo. Si legge in venticinque minuti. Trenta, se ci mettete di mezzo un caffè o la chiamata di un amico.  E’ un racconto pubblicato per la collana Zoo – Scritture Animali della palermitana :Duepunti Edizioni. La più bella collana pubblicata negli ultimi tempi in Italia.

Io preferisco la cosa. Perché ci sono una nonna ed un cugino (il "cugino giovane"), ad esempio. Perché è una cosa a volte dura da mandare giù. E’ una cosa “smarrita” (e Dio solo sa quanto un lettore chieda questo a chi scrive: fammi perdere, ti prego, fammi stare male). Perché è un racconto del Sud visto davvero da Sud. Nostra miseria quotidiana.  Perché è una storia più genuina, perché ci sono tanti occhi, occhi di pesci, soprattutto, occhi che si muovono veloci scandendo le parole ricchezza e lavoro, occhi che aspettano. Questa cosa scritta da Evelina Santangelo ha inoltre una sua bellezza artigianale. E’ di una brevità conquistata a fatica, come la terra promessa.

Giacomo Di Girolamo