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10/04/2012 05:43:10

Grasso: "Borsellino sapeva dei contatti tra Cosa nostra e Ciancimino"

Lo scrive il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, nel suo ultimo libro Liberi Tutti. "Lo choc successivo alla strage di Capaci - continua Grasso - aveva messo in ginocchio lo Stato e gli investigatori cercavano tutte le strade per far cessare gli attentati e arrivare a catturare il latitante più pericoloso, Totò Riina".

Parlando delle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Grasso spiega che "i moventi sono complessi e rispondono a una triplice logica": la vendetta (anche per i boss condannati con il maxiprocesso), la prevenzione (per il timore che venissero riprese le indagini su connubi fra imprenditoria, politica e mafia) e l'eversione", per "evitare che dopo Tangentopoli si potessero innescare mutamenti radicali della politica italiana".

Poi, riguardo la "trattativa", Grasso pone una domanda: "Chi, e per quale motivo, spinse Cosa nostra ad accelerare l'esecuzione della strage di via D'Amelio, tralasciando progetti, già in fase avanzata, di eliminazione di uomini politici?".



Antimafia | 2026-08-29 10:50:00
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