Grasso: "Messina Denaro è in Sicilia, ma non comanda più". Condannati due fiancheggiatori
Io penso, più probabilmente, in Sicilia". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, a "Un giorno da pecora", a una domanda su quello che é considerato il ricercato numero uno per quanto riguarda la mafia.
"Non è lui, però, - ha aggiunto - il capo della mafia siciliana": "Oggi non c'é un capo, la cupola è tutta in carcere. Hanno cercato di riorganizzarsi ma per due volte siamo riusciti a scongiurare questo pericolo sul nascere".
LA MAFIA STRANGOLA MOLTO PIU' DI EQUITALIA. Sulle frasi di Grillo sulla mafia "sono d'accordo con Fiorello. Non è vero che la mafia non strangola: strangola molto di più di quanto possa fare Equitalia". Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso a "Un giorno da pecora". "La mafia strangola, solo che la gallina non la uccide. Equitalia dovrebbe con equità capire quali sono le situazioni da strangolare e quali quelle da aiutare. Diciamo che da un punto di vista utilitaristico Grillo ha ragione, ma per come vanno realmente le cose, no".
Quello di Grillo, ha aggiunto Grasso, "é un paradosso e un'esagerazione che serve ad andare sui giornali. Non si può affrontare la mafia senza conoscerla". E "secondo me da Genova è difficile conoscere la mafia siciliana. Certo ci sono infiltrazioni fuori dalla Sicilia, ma nelle zone d'origine c'é il controllo del territorio". "Finché la mafia - ha ricordato Grasso parlando alla trasmissione radiofonica - sarà un fenomeno complesso", cioé un fenomeno anche "economico, sociale, politico, sarà difficile sconfiggerla. Quando sarà ridotto a solo fenomeno criminale, allora sarà possibile". "C'é un'area grigia che fa la vera forza della mafia, fatta di persone insospettabili: politici, imprenditori". Grasso ha citato alcune stime secondo cui "in Sicilia sono 5 mila i soggetti mafiosi, contro 5 milioni di abitanti. Poi c'é tutta quest'area grigia e a quel punto potremmo arrivare ad un milione. E gli altri 4 milioni, non sono tutti combattenti: alcuni sono sudditi o sono rassegnati".
Intanto il Tribunale di Marsala ha condannato per associazione mafiosa Leonardo Bonafede, 80 anni, e Francesco Luppino, di 56, entrambi di Campobello di Mazara (TP). Al primo, ritenuto lo storico capomafia del centro belicino, sono stati inflitti 20 anni di carcere «in continuazione» con una precedente condanna (a 12 anni) ormai divenuta definitiva, mentre al secondo (in passato condannato per omicidio) sono stati irrogati 7 anni e mezzo. Bonafede e Luppino, con l'accusa di essere fiancheggiatori del boss latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, erano stati arrestati il 15 giugno 2009 nell'ambito dell'operazione «Golem 1». Per i due imputati, il pm della Dda di Palermo Carlo Marzella aveva chiesto la condanna a 18 anni di carcere. Nel
processo si sono costituiti parte civile il Comune di Campobello di Mazara e Confindustria Trapani. Per il primo, i giudici hanno stabilito un risarcimento danni di 50 mila euro, mentre la cifra
riconosciuta alla seconda è stata 30 mila euro.
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