Chiesto il sequestro conservativo dei beni nella disponibilità dei primi due. Il processo scaturisce da un’indagine condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della Finanza che ha consentito di alzare il velo su una maxi truffa ai danni dello Stato.
La mente era considerata Paolo Ruggirello, ex promotore finanziario giudicato separatamente, che, sentito nell’ambito del dibattimento, ha ammesso le sue responsabilità ed ha svelato ai giudici i retroscena chiamando in causa i fratelli Giovanni e Nicolò Adamo. Ha riferito che alle richieste di finanziamento destinate all’acquisto di attrezzature venivano in realtà allegati gli elenchi di beni che erano già in possesso delle aziende richiedenti.
Alla guida della società, costituita da Paolo Ruggirello con Giovanni e Nicolò Adamo, c’era un giovane di vent’anni.
«Si trattava – ha detto l’ex promotore - della classica testa di legno. Non sapeva neanche firmare. Pensavamo a tutto io ed i fratelli Adamo».
«La difesa – ha anticipato il pubblico ministero Andrea Tarondo nel corso della requisitoria – dirà che Paolo Ruggirello è un soggetto truffaldino. Posso anche essere d’accordo. Anzi, aggiungo che è un grande truffatore». Secondo il magistrato, però, Paolo Ruggirello è credibile. L’accusa ritiene di avere fornito degli elementi di riscontro che provano senza ombra di dubbio il coinvolgimento nella truffa sia dei fratelli Giovanni e Nicolò Adamo che di Lorenzo Battaglia.
«Il ruolo del cancelliere – ha sottolineato il Pm – era strategico. Non a caso gli imputati, anziché rivolgersi per le operazioni di punzonatura presso gli uffici giudiziari trapanesi, hanno fatto in
modo di potersi avvalere dell’opera di Lorenzo Battaglia sobbarcandosi una spesa notevolmente superiore». Secondo la pubblica accusa, il cancelliere era perfettamente consapevole. «Dietro lauto compenso ha chiuso un occhio, o meglio tutti e due, consentendo lo svolgimento dell’attività criminosa».
Il meccanismo della truffa era questo, secondo l'accusa: macchinari vecchi venivano spacciati per nuovi. Il cancelliere chiudeva un occhio. Gli imprenditori incassavano i contributi pubblici senza garanzie e corresponsione di interessi.
L'arresto degli imputati avvenne nel 2009. Le indagini cominciarono nel 2005.
Alle prime luci dell’alba del 2 ottobre 2009 circa 50 uomini tra Carabinieri dei Comandi Provinciali di Trapani e Palermo e militari della Guardia di Finanza di Trapani,portarono all'arresto degli imputati odierni, ritenuti, responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, per conseguire erogazioni pubbliche ed in particolare per finanziamenti disciplinati dalla legge cd. Sabatini, falso in scrittura pubblica e ricettazione, truffa aggravata ai danni di istituti di credito, truffa ai danni di privati, ovvero piccoli imprenditori, nonché evasione fiscale.