Triadi cinesi e mafia siciliana: i rapporti Italia - Cina spiegati da I.M.D., poliziotto della sezione Catturandi di Palermo
L'ultimo ospite della rassegna "Incontri d'autore" organizzata quest’estate dalla redazione di Marsala.it è I.M.D., acronimo dietro al quale si nasconde (per motivi di sicurezza) uno dei poliziotti della squadra che ha arrestato latitanti di mafia eccellenti, da Giovanni Brusca ai Lo Piccolo, da Bernardo Provenzano a Domenico Raccuglia. La loro ultima operazione risale a pochi giorni fa: il 28 agosto hanno arrestato in Venezuela il boss Salvatore Bonomolo, esponente di spicco della famiglia di Palermo centro, inserita nel mandamento di Porta Nuova, resosi irreperibile dal 2007.
Dopo i due best seller "100% Sbrirro" e "Catturandi", I.M.D. ritorna nelle librerie con "Dragoni e lupare" (Dario Flaccovio Editore), per raccontare le connessioni tra le triadi cinesi e la criminalità organizzata italiana, con particolare attenzione alla mafia siciliana. E se per diventare un uomo d'onore dalle nostre parti bastano un santino e la "punciuta", in Cina la situazione è più complessa. Il maestro di cerimonia deve tranciare di netto la testa a un gallo ancora vivo, raccoglierne il sangue in una coppa e aggiungere vino, cristalli di cinabro e zucchero. Poi incide con una lama il dito dell'iniziato e mescola il sangue umano con il resto della mistura. L'iniziato poggia le labbra sull'orlo della coppa, beve e giura fedeltà alla sua nuova famiglia, rigorosamente mafiosa. Tra mistificazioni, leggende e pregiudizi, il libro analizza cosa c'è di vero e di falso in ciò che si dice della comunità cinese, tanto vasta quanto silenziosa.
L’incontro, organizzato in collaborazione con la Libreria Giunti al Punto e con la sponsorizzazione della DESPAR, si svolgerà oggi, sabato 8 Settembre, alle 18:30 presso l'Enoteca Comunale di Palazzo Fici. L'autore dialogherà con Carmine Massarelli, Commissario Capo della Polizia di Marsala, e con il nostro Francesco Timo. Non è la prima volta che I.M.D. presenta i suoi libri a Marsala. Lo scorso anno la nostra redazione lo ha incontrato in una location simbolica, il gazebo confiscato alla famiglia Licari a Porta Nuova. Quell'occasione è stata l'unica attività svolta all'interno del bene confiscato alla mafia prima che venisse smontato e affidato all'associazione "Il Faro" di don Antonio Cannatà.
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