×
 
 
02/10/2026 06:00:00

Cosa può portare il MaB? Sale, turismo, ricerca. Ma il marchio Unesco non è un bancomat

Il dossier mette sul tavolo numeri importanti: 22 milioni di euro di valore per il comparto del sale, quasi 788 mila presenze turistiche nei quattro Comuni, centomila visitatori per il saliturismo, 30 mila praticanti di kitesurf. Poi ricerca, vino, agricoltura, economia circolare. Ma c’è una questione decisiva: chi trasformerà tutto questo in progetti? E con quali soldi?

 

Abbiamo cominciato spiegando che il MaB non è un nuovo parco. Poi abbiamo aperto la mappa per vedere esattamente dove passa il confine della candidatura. Nella terza puntata abbiamo affrontato il tema più discusso, quello dei vincoli, distinguendo quelli che esistono già dalle regole che dovranno essere costruite con il futuro Piano di gestione.

Adesso resta l’altra domanda.

 

A cosa serve tutto questo?

Perché se il MaB non deve essere soltanto un riconoscimento da stampare sui dépliant, bisogna capire quale sviluppo può produrre per Trapani, Paceco, Misiliscemi e Marsala.

Il dossier una risposta prova a darla. E lo fa partendo non da attività da inventare, ma da quelle che già esistono: sale, turismo, vino, agricoltura, ricerca, formazione, aeroporto, economia circolare e adattamento climatico.

La strategia dichiarata è rafforzare filiere locali, produzioni di qualità, turismo lento e destagionalizzato e modelli di economia circolare e blu. DossierAllC

La materia prima, insomma, c’è già. Il problema sarà metterla a sistema.

Il primo capitale è il sale

Partiamo dalla cosa più ovvia, che tanto ovvia non è: le saline non sono soltanto paesaggio. Sono imprese.

Il dossier censisce 10 aziende produttrici. Otto hanno carattere prevalentemente artigianale e cinque sono a conduzione familiare; due, SOSALT e Isola Longa, vengono indicate come realtà di dimensione industriale.

Il comparto conta circa 80 addetti a tempo pieno, ai quali si aggiungono altrettanti stagionali durante raccolta e manutenzione. Considerando l'indotto di servizi e trasporti, il dossier stima circa 200 occupati complessivi. 

 

Poi ci sono i numeri economici.

Nel 2025 il valore della produzione viene indicato in circa 22 milioni di euro. Per il 2026 il dossier prevede circa 24 milioni. La produzione media annuale oscilla tra 130 e 140 mila tonnellate di sale, con una capacità potenziale stimata in circa 160 mila tonnellate attraverso il recupero di impianti e saline oggi non pienamente utilizzati. Restano inoltre circa 300 ettari di saline inattive da oltre vent'anni.  

È forse il dato economico più interessante di tutta la candidatura.

La conservazione delle saline, qui, non passa dalla fine della produzione. Passa esattamente dal contrario: far sì che produrre sale continui a convenire.

Non solo sale: il laboratorio dell'economia circolare

Il dossier prova poi a spingere oltre questo modello.

Cita, ad esempio, l'ipotesi di integrare il ciclo produttivo delle saline con il dissalatore di Trapani, recuperando la salamoia residua anziché riversarla in mare. SOSALT ha manifestato interesse e il documento ricorda sperimentazioni svolte tra il 2008 e il 2012. È, per ora, una prospettiva progettuale, non un intervento realizzato. 

È però un buon esempio di quello che il MaB vorrebbe essere: non soltanto protezione di ciò che esiste, ma un luogo nel quale sperimentare innovazione ambientale applicata alle attività produttive.

Lo stesso principio attraversa viticoltura e olivicoltura: agricoltura di precisione, riduzione degli input chimici, gestione efficiente dell'acqua, biologico, tutela delle varietà locali.  

 

Il turismo c'è già. E i numeri sono consistenti

Poi c'è il turismo.

Qui bisogna fare una precisazione: molti dei dati utilizzati dal dossier riguardano l'intero territorio dei quattro Comuni, non esclusivamente il perimetro MaB. Non sono quindi “i turisti della Riserva”.

Nel 2024 Trapani, Marsala, Paceco e Misiliscemi hanno registrato complessivamente 223.595 arrivi e 787.917 presenze. Il dossier precisa anche che l'aumento del 2024 dipende in parte dall'inclusione degli affitti brevi nelle statistiche. Trapani e Marsala raccolgono insieme circa il 90% degli arrivi; Marsala concentra il 63% delle presenze. 

Più interessanti, per capire il potenziale del MaB, sono i numeri delle singole esperienze.

Secondo i dati riportati nel dossier, l'offerta delle Saline Ettore e Infersa arriva a circa 100 mila visitatori all'anno. Il Museo Whitaker di Mozia stima circa 50 mila ingressi. Il kitesurf nello Stagnone coinvolgerebbe circa 30 mila praticanti l'anno, in gran parte stranieri.

E poi ci sono le cantine: oltre 50 mila visitatori per Florio, circa 15 mila per Pellegrino; il dossier indica 29 mila visitatori per Donnafugata considerando, però, tutte le sue cantine siciliane. 

Numeri di provenienza diversa, che non vanno sommati come se rappresentassero persone differenti. Ma che raccontano una cosa: il territorio non parte da zero.

La sfida del MaB sarebbe collegare offerte che oggi spesso viaggiano separatamente: saline, Mozia, vino, birdwatching, ciclovie, sport, gastronomia, centri storici.

 

L'obiettivo è far restare i turisti, non solo farli arrivare

Nel dossier ritorna spesso il concetto di turismo lento e destagionalizzato.

Non più soltanto il tramonto alle saline, la foto al mulino e poi via.

L'idea è costruire itinerari tra natura, sale, vino, agricoltura, archeologia e città, distribuendo meglio i visitatori durante l'anno e sul territorio.

Ma anche qui il documento non nasconde l'altra faccia del problema.

Più turismo può significare più reddito e occupazione. Ma può significare anche disturbo alla fauna, calpestio degli habitat, traffico, parcheggi, rifiuti e sovraffollamento, soprattutto nelle zone più fragili e nelle ore del tramonto. 

Quindi il successo non potrà essere misurato soltanto contando quante persone arrivano.

 

Dalle saline a un laboratorio a cielo aperto

Un'altra delle scommesse forti del dossier riguarda la ricerca.

L'idea è trasformare l'intera area in un laboratorio permanente sui cambiamenti climatici, le zone umide, l'erosione costiera, la biodiversità e il rapporto tra attività economiche ed ecosistemi.

Tra i progetti indicati c'è la costituzione di un Osservatorio permanente della Riserva della Biosfera, da coordinare con l'Università di Palermo e il Polo universitario di Trapani. Dovrebbe mettere insieme le attività scientifiche che già oggi vengono svolte da università, enti di ricerca e gestori delle aree protette. 

Dentro questo capitolo entrano anche scuole, educazione ambientale, citizen science, formazione per operatori e nuove professionalità.

È la parte meno visibile della candidatura, ma potrebbe essere una delle più importanti se funzionasse davvero.

Anche Birgi entra nel laboratorio

Nel progetto c'è anche l'aeroporto.

Non come elemento da nascondere perché “incompatibile” con una Riserva della Biosfera, ma come infrastruttura chiamata a migliorare le proprie prestazioni ambientali.

Il dossier richiama interventi di efficientamento energetico, fotovoltaico, mobilità elettrica e il percorso verso sistemi di certificazione ambientale. 

È ancora una volta la filosofia del MaB: non espellere necessariamente le attività umane, ma provare a cambiarne il rapporto con il territorio.

 

E chi governerà tutto questo?

Qui si arriva alla parte meno fotografabile, ma decisiva.

Il dossier prevede una struttura di governance piuttosto articolata.

Al vertice resta il coordinamento, oggi affidato alla Camera di Commercio con il supporto tecnico e finanziario della Regione. Poi un Comitato MaB “Saline di Sicilia”, un'Assemblea consultiva, un Comitato scientifico, una Consulta dei giovani e una rappresentanza specifica dei salinai.

A questi si aggiungono un Comitato di gestione e un Gruppo esecutivo, cioè l'organismo più ristretto destinato all'attività operativa. Lo schema è già disegnato nel dossier, anche se dovrà essere tradotto nella futura struttura effettiva.  

La scelta di riservare un ruolo specifico a giovani e salinai non è casuale: il documento li individua come due categorie da coinvolgere direttamente nella futura gestione.

Ma disegnare un organigramma è la parte facile.

La prova vera sarà farlo funzionare.

 

E i soldi?

È probabilmente la domanda più concreta.

Il riconoscimento Unesco porterà finanziamenti?

Il dossier non indica alcun “tesoretto MaB” già disponibile. Al contrario, alla domanda sulle risorse finanziarie previste per realizzare gli obiettivi della futura Riserva, la risposta è molto semplice:

“Il piano economico-finanziario per il proseguo delle attività è in via di definizione.”  

Questo è un passaggio fondamentale.

Il MaB può aumentare visibilità, capacità di fare rete e possibilità di partecipare a progetti regionali, nazionali, europei e internazionali. Lo stesso dossier sostiene che il riconoscimento possa rafforzare l'attrattività del territorio per investimenti sostenibili, cooperazione e ricerca.  

Ma il marchio Unesco non equivale a un bonifico.

Servono progetti. Servono uffici capaci di scriverli. Servono partenariati. Servono cofinanziamenti. Servono soggetti che sappiano partecipare ai bandi e soprattutto portare a termine quello che viene finanziato.

In una parola, serve capacità amministrativa.

Il vero rischio: fermarsi alla candidatura

Ed eccoci al punto finale di queste quattro puntate.

Il dossier delle Saline di Sicilia mette insieme un patrimonio straordinario e attività economiche che già producono valore: il sale, il vino, Mozia, lo Stagnone, le saline, il kitesurf, l'agricoltura, il turismo, l'aeroporto, la ricerca.

Il MaB potrebbe offrire un contenitore unico a tutto questo.

Ma non garantisce che accada.

Non produce automaticamente investimenti. Non crea automaticamente posti di lavoro. Non destagionalizza da solo il turismo. Non rende più competitivo il sale soltanto perché sul territorio compare la parola Unesco.

E soprattutto non sostituisce chi il territorio deve amministrarlo.

Dopo mesi passati a discutere se stare dentro o fuori dalla mappa, se ci saranno più o meno vincoli, la domanda successiva sarà molto più concreta:

una volta ottenuto eventualmente il riconoscimento, saremo capaci di farne qualcosa?

Perché a Parigi possono approvare una candidatura.

Il resto, però, bisogna farlo qui.