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11/11/2012 05:33:07

Sta per scoppiare la bomba precari in Sicilia. Molti contratti in scadenza. Prima urgenza per Crocetta

Sono tanti i Comuni dove i rapporti di lavoro dei contrattisti sono in scadenza nei prossimi mesi e dove tante amministrazioni lottano per evitare il dissesto strutturale di bilancio.
Solo a  Palermo e provincia, negli enti locali si contano ben 3.234 precari. Di questi, 2.055 sono assunti a tempo determinato in base alla legge 16/2006 con contratti da uno a cinque anni e il resto, 1.179, sono impiegati in base alla legge 21/2003 che prevedeva contratti quinquennali rinnovabili per un altro quinquennio.
Tra questi lavoratori, rientrano anche i primi precari assunti nel 2002, per lo più come co. co. co. e in base ad una legge del 2000 per cui adesso scade l'ultimo quinquennio di dotazione finanziaria.
Ma, tra i vincoli del patto di stabilità che non bisogna sforare, risorse da Stato e Regione che vengono a mancare e complicazioni normative, per i precari, per dirla con Angelo Fullone, segretario della Cisl Fp, «la situazione appare complicata e con pochi spiragli».
«Anche la circolare dell'assessorato regionale al Lavoro di ottobre - aggiunge Fullone - non è servita a facilitare il processo di stabilizzazione».
La norma regionale in vigore (la legge numero 24 del 2010) con cui, tra l'altro, era stata prevista la stabilizzazione dei precari entro il prossimo 31 dicembre, stabilisce la proroga dei contratti solo per quelli in scadenza nel 2011 e 2012, lasciando scoperti gli altri.
Il rischio? Un vuoto legislativo per i contratti che scadono a partire dal 2013. Ma anche per quelli la norma (la legge regionale numero 21 del 2003) prevede un solo rinnovo quinquennale, e hanno già usufruito dei finanziamenti previsti senza approdare alla stabilizzazione.
A rendere ancora più incerto l'orizzonte è, poi, lo stato disastrato delle casse comunali e il rischio commissariamento che incombe su vari Comuni. 
Accorato l'appello rivolto dal presidente dell'Anci Sicilia, Giacomo Scala, al prefetto di Palermo, Umberto Postiglione, a cui l'Associazione dei Comuni ha chiesto «di rappresentare al Governo nazionale l'urgenza e l'indifferibilità di provvedimenti straordinari».
«Il concomitante taglio dei trasferimenti statali e regionali e la conseguente esigenza, per molte Amministrazioni - si legge nella missiva - di far gravare sulle comunità i consistenti aumenti delle aliquote dell'Imu e dell'Irpef espongono i sindaci al rischio di essere avvertiti come gabellieri che non tengono conto delle reali condizioni economiche dei cittadini». Per l'Anci oltre ai posti di lavoro dei precari e alla sospensione dei servizi pubblici è «a rischio sempre più la coesione sociale».

Scala sottolinea la «la situazione insostenibile degli Enti Locali siciliani e l’impossibilità di continuare ad assicurare il minimo dei servizi ad essi delegati». Lancia l’sos precari e la prospettiva «di dovere procedere al loro licenziamento». Un grido d’allarme forte, unito ad una richiesta «urgentissima» di incontro che si annuncia come la prima grande questione da affrontare per il neo presidente della Regione.
 «Si avverte chiaramente che è sempre più a rischio la coesione sociale – scrive Scala a Crocetta- ed ogni giorno che passa aumenta la tensione nei Comuni con grave nocumento per l’ordine pubblico». E ancora: «Serve un intervento straordinario della Regione e una comune iniziativa nei confronti dello Stato».
Sono 15.417 i precari negli enti locali dell’isola, un migliaio dei quali con contratti in scadenza quest’anno, gli altri a partire dal prossimo e fino al 2016. E con la mannaia dei tagli sul collo.
«Ci sono Comuni che non hanno ancora ricevuto gli acconti per pagare gli stipendi ai contrattisti mentre rispetto al fondo unico del precariato la Regione ha assicurato soltanto la copertura dell’80 per cento, 290 milioni a fronte dei 310 necessari – dice Scala - Alcuni Comuni si sono visti costretti a ridurre gli orari dei lavoratori per rientrare all’interno della spesa, altri hanno sospeso le attività e in molti casi non pagheranno gli stipendi a novembre e dicembre ». Insomma, sul fronte dei precari, scrive il presidente dell’Anci «si avvicina la prospettiva di dovere procedere al licenziamento con gravissimo pregiudizio sul versante sociale e su quello della efficienza della macchina burocratica ».