Il messaggio di Natale di Plotti: "Aperti alla speranza e all'amore"
Ci richiama alla gioia della semplicità, all'essenzialità e alla sobrietà nel volto del Bambino nato per noi a Betlemme». Lo ha affermato l'arcivescovo Alessandro Plotti, amministratore apostolico di Trapani, nel messaggio augurale alla città in occasione di una delle festività cristiane maggiormente sentite: il Natale.
«In questo momento così difficile per tante famiglie - ha aggiunto monsignor Plotti - la sua scelta di voler condividere fino in fondo la fragilità e la povertà della condizione umana, è un richiamo radicale per ciascuno di noi ad aprire lo sguardo, a non rimanere chiusi nel guscio delle nostre paure o di quei piccoli egoismi che ci portano a difendere il nostro piccolo mondo e quel benessere che forse abbiamo conquistato con tanta fatica».
Il messaggio contiene anche un appello.
«Natale - ha affermato ancora il prelato - ci apre alla speranza perché Cristo ci invita ad aprire i nostri orizzonti: è il momento della condivisione, è il momento della partecipazione, è il momento davvero in cui tutti dobbiamo in qualche modo sentirci chiamati in causa, mobilitati a un nuovo impegno spirituale, morale e sociale. Un impegno che porti i frutti di un risanamento autentico dei nostri rapporti, delle nostre relazioni umane e sociali, delle situazioni nelle quali viviamo, nei servizi che usiamo e che pretendiamo. Dobbiamo dare il meglio di noi stessi, ciascuno a suo modo certo, per portare il proprio contributo a costruire una società migliore, aldilà dei colori, delle ideologie e degli schieramenti politici. Dobbiamo lavorare tutti perché la società è di tutti».
L'amministratore apostolico sollecita, inoltre, tutti ad adoperarsi per gli altri per spirito umanitario e senza secondi fini.
«Abbiamo delle energie spirituali e morali - conclude l'arcivescovo Alessandro Plotti - per sanare la nostra società e dobbiamo metterle in moto senza chiedere niente in cambio, per puro spirito di servizio. È troppo comodo pensare che c'è qualcuno che ci pensa, che si preoccupa e noi possiamo criticare ogni momento quando poi prendiamo le distanze e non ci mettiamo seriamente a sanare i mali che affliggono la nostra società e la nostra città. Bisogna uscire da questo immobilismo, da questo qualunquismo, che spesso domina nelle nostre situazioni personali e anche nelle nostre situazioni sociali. Se c'è questo spirito di partecipazione allora davvero l'Incarnazione di Cristo avrà un senso anche nella nostra vita e potremo vivere il Vangelo in maniera più consona a quelle che sono le urgenze che la società di oggi ci presenta. È una grande sfida per tutti in questo Natale essere al servizio e non servirsi».
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