Famà, il parco archeologico, gli scavi a Marsala...
di Leonardo Agate
Maria Luisa Famà é direttore del Parco archeologico di Marsala. Al Baglio Anselmi, alle 18 ha presieduto il convegno sugli scavi alle mura di Lilibeo. ha iniziato, leggendo su alcuni fogli, per un intero quarto d'ora, il curricolo del prof. Nicola Bonacasa, illustre archeologo, presente. Dire che l'elencazione puntuale del centinaio di incarichi avuti dal professore nella sua lunga carriera, é stato controproducente, é poco. Nella verve elogiativa del suo vecchio insegnante, Maria Luisa Famà ha fatto rammentare la presentazione che, in un famoso film di Fantozzi, veniva fatta al Mega Direttore Galattico Di Gran Croce ecc. ecc. Oppure ha richiamato alla mente degli ascoltatori l'elenco dei titoli ereditari e acquisiti dei viceré spagnoli nel Ducato di Milano al tempo dei "Promessi Sposi". Titoli e titoli, uno più altisonante dell'altro. Ma Fantozzi ha la sua drammatica ironia. Manzoni non é da meno. La signora Famà sembra non averne del tutto. Mentre lei declama, il professore é a disagio, fa leggeri movimenti con la mano e con il viso, come per dire. "Eh, eh non esageriamo..." Ma é persona di sottile ingegno, al contrario del Mega Direttore di Fantozzi e dei viceré manzoniani, che in quanto a senso del ridicolo non ne avevano affatto.
Alla fine dell'estenuante lettura dei suoi diplomi e benemerenze, il professore si rivolge alla presentatrice: "Lei é pericolosa. Non conviene starle vicino". E' come un tornare con i piedi per terra. Il sorriso di Nicola Bonacasa chiude l'increscioso quarto d'ora, e si può parlare di quello per cui siamo venuti: le scoperte alle mura di Lilibeo.
Il professore legge quattro cartelle di considerazioni sull'importanza dell'antica città, e sulla necessità che sia approntata una carta archeologica del territorio, che sarebbe oltremodo utile agli uffici tecnici del Comune per la programmazione delle opere pubbliche, ai progettisti e a chi é chiamato a pronunciarsi sulle richieste di concessioni edilizie.
Dopo tocca ad Alessia Mistretta, che fa un intervento molto tecnico. Antonella Mandruzzato, invece, fornisce uno spaccato godibilissimo dei commerci intercorrenti tra Roma e l'area del nord Africa, via Lilibeo.
Quando i relatori fanno per alzarsi, lo scrivente chiede di intervenire. Il direttore sembra contrariato. Dice comunque:"Va bene, purché siano domande che non richiedano lunghe risposte". "La conosco, leggo i suoi articoli" aggiunge con stizza.
Chiedo come mai la Soprintendenza ha permesso che fosse costruito un brutto condominio sopra la tomba di Crispia Salvia, a detta di tutti ipogeo di rara bellezza. Mi risponde che loro non sono competenti, e che dovrei rivolgermi alla dottoressa Rossella Giglio. Bene, mi riservo di farlo.
Faccio un'altra domanda:"Come mai le aree archeologiche di via del Fante e di via Pomilia sono abbandonate?" Anche per questo, Famà mi risponde di non essere più competente, dal momento che é entrata in vigore la convenzione con il Comune. Il 30% degli introiti del Parco va al Comune, che é obbligato a tagliare l'erba. Ma il Sindaco, continua, ha tante vie e piazze da curare, non può pensare solo all'erba delle zone archeologiche.
Intuendo che non mi sono consentite altre domande, osservo che la dottoressa sicuramente da alcuni anni non passa da via del Fante e da via Pomilia. Se ci fosse passata si sarebbe accorta che non si tratta di tagliare l'erba che cresce. Le intere strutture di protezione delle due aree sono distrutte.
Fuori dalla sala della conferenza, si avvicinano alcuni concittadini per stringermi la mano in segno di solidarietà. Un conoscente, A.U., mi spiega il senso delle nuove scoperte archeologiche. Dice che sono inserite come titolo di merito nel curricolo degli scopritori, ma non solo. Servono anche a fare i convegni, a pubblicare i libretti, a ottenere qualche guadagno in più. "Se i nuovi resti archeologici vengono, poi, abbandonati all'incuria, chi se ne frega", aggiungo io.
Nessuno nella sala ha avuto il coraggio di dire al direttore Famà che lei sta là pagata da noi contribuenti, e che non può vietare un civile dibattito alla fine di un convegno organizzato con i nostri soldi.
Sono felice che i miei concittadini si siano avvicinati a me, ma finché non sapranno esprimere pubblicamente le loro opinioni, staranno davanti al direttore del Parco come gli scolari romani stavano davanti al maestro con la bacchetta in mano.
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