Mafia e massoneria deviata: tre anni dopo l’assoluzione, decisa in primo grado dai giudici del tribunale di Palermo, il procuratore generale chiede la condanna dei cinque imputati del processo scaturito dall’inchiesta “Hiram” che ipotizza un intreccio fra mafia e massoneria deviata che abbraccia tre province: Agrigento, Palermo e Trapani. Il procuratore generale ieri ha chiesto la riforma della sentenza con cui il 2 dicembre del 2010 gli imputati erano stati tutti assolti. Cinque anni di reclusione sono stati proposti per l’imprenditore mazarese Michele Accomando, quattro anni per il ginecologo palermitano Renato Gioacchino De Gregorio, dodici anni per l’imprenditore agrigentino Calogero Licata, 6 anni e 6 mesi per l’impiegato della Cassazione Guido Peparaio e 6 anni per l’imprenditore Nicolò Sorrentino, marsalese originario di Realmonte. I giudici della prima sezione della Corte di appello di Palermo presieduta da Gianfranco Garofalo hanno fissato due udienze per le arringhe difensive. Il 17 e il 28 ottobre concluderanno gli avvocati Neri, Pennica, Reina, Norcella e Di Gregorio, poi sarà emessa la sentenza. Le accuse a vario titolo sono di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione aggravata e accesso abusivo a sistema informatico. Gli imputati, secondo l’accusa che in primo grado non ha retto al vaglio dei giudici, avrebbero fatto messo in piedi una rete di corruzione con mafiosi e massoni deviati che riusciva persino ad aggiustare i processi in Cassazione. Nell’inchiesta fu coinvolto anche l’imprenditore agrigentino Calogero Russello, morto prima che si concludesse il processo di primo grado, il cui arresto sarebbe stato ritardato di circa un mese grazie all’impiegato della Cassazione, Vincenzo Indelicato (imputato in un procedimento a parte al tribunale di Agrigento), che si sarebbe dimenticato di inviare un fax.
PROVENZANO. Bernardo Provenzano presenta una totale incapacita' a partecipare con coscienza al processo.Cosi' il gup di Palermo Piergiorgio Morosini ha confermato che l'anziano boss corleonese non e' in grado di presenziare al processo sulla trattativa Stato-mafia. Il gup ha preso questa decisione in seguito alla perizia medica effettuata da due professionisti - su sollecitazione della difesa - il 19 settembre scorso. Il processo e' stato rinviato al 29 gennaio per una nuova valutazione delle condizioni dell'imputato. Nella perizia gli esperti incaricati dal gup, Renato Ariatti e Andrea Stracciari, avevano diagnosticato a Bernardo Provenzano, tra le altre cose, "una grave disabilita' motoria e cognitiva tali da non consentirgli alcuna partecipazione al processo in termini coscienti". I legali di Provenzano avevano richiesto una nuova perizia medica dopo che, nei primi giorni di settembre, il tribunale di sorveglianza di Bologna aveva rigettando la richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena sostenendo che Provenzano fosse ancora a capo di Cosa nostra ed in grado di comandarla facendo arrivare anche ordini all'esterno del carcere. La stessa perizia e' stata inviata dall'avvocato Di Gregorio anche al Tribunale di sorveglianza di Roma - che domani decidera' sulla richiesta di revoca del 41 bis - e alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.