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15/06/2026 22:00:00

Palermo, De Lucia: “La mafia mostra la sua forza quando teme di perdere terreno”

Resta alta l'attenzione di magistratura e forze dell'ordine sulla recrudescenza criminale che negli ultimi mesi ha interessato Palermo e la sua provincia, segnata da attentati, intimidazioni e numerose operazioni investigative coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.

Sul fenomeno è intervenuto il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, che ha offerto una chiave di lettura dell'attuale fase vissuta da Cosa nostra, evidenziando come dietro gli episodi di violenza si celino dinamiche storicamente già conosciute dagli investigatori.

Secondo De Lucia, non esistono due mafie differenti, una dedita agli affari e una alla violenza. Le attività economiche, il riciclaggio e gli investimenti rappresentano infatti la naturale prosecuzione del controllo esercitato sul territorio attraverso intimidazioni, estorsioni e minacce.

Intervenendo a Gangi durante la manifestazione "Omnia – Festival del Tempo", il magistrato ha spiegato che la dimensione finanziaria e quella militare dell'organizzazione criminale sono strettamente collegate e costituiscono espressioni diverse dello stesso sistema mafioso.

 

Il ritorno della violenza

Per il procuratore, i segnali di forza mostrati dalle organizzazioni criminali emergono soprattutto quando il loro predominio territoriale viene percepito come meno saldo.

In questi casi, la mafia torna a manifestarsi in modo più evidente per riaffermare la propria autorità e ribadire la propria presenza. Una dinamica che, secondo De Lucia, si accompagna oggi all'azione di gruppi composti da soggetti molto giovani, caratterizzati da particolare aggressività e spregiudicatezza.

Le indagini sulla "banda del Kalashnikov"

Le dichiarazioni del capo della Procura si inseriscono nel contesto delle indagini che riguardano la cosiddetta "banda del Kalashnikov", il gruppo finito sotto la lente degli investigatori per una serie di episodi violenti avvenuti tra Palermo e il suo hinterland.

Gli accertamenti puntano a chiarire se dietro attentati, sparatorie e intimidazioni vi siano collegamenti con strutture mafiose più ampie e consolidate. L'ipotesi investigativa è che le azioni messe in campo dai gruppi emergenti possano rispondere a strategie riconducibili agli interessi di Cosa nostra.

La caccia ai mandanti

L'attività della Direzione distrettuale antimafia è orientata anche all'individuazione di eventuali mandanti e figure di vertice che potrebbero avere un ruolo nelle recenti azioni criminali.

Gli inquirenti ritengono che la violenza registrata negli ultimi mesi possa essere il sintomo di una fase di riorganizzazione e di ridefinizione degli equilibri all'interno delle cosche, con nuove leve criminali impegnate a conquistare spazi e consenso nei territori di riferimento.

In questo quadro, gli episodi che hanno scosso Palermo vengono letti non come fatti isolati, ma come segnali di una strategia più ampia che conferma come il controllo del territorio continui a rappresentare un elemento centrale per le organizzazioni mafiose, nonostante la loro crescente capacità di operare anche nei circuiti economici e finanziari.