iPhone nuovo vs ricondizionato: pro e contro di entrambi
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Morire nel 2014 per un ascesso dentario è davvero incredibile. E' quanto avvenuto ad una sfortunata ragazza di 18 anni, Gaetana Priola, che abitava nel quartiere di Brancaccio, lo stesso dove venne assassinato il beato don Pino Puglisi.
La giovane è morta domenica mattina dopo un'agonia al reparto di Rianimazione dell'ospedale Civico a causa di uno «choc settico polmonare», provocato da una fascite, infezione grave che, partendo dalla bocca, si era poi rapidamente diffusa fino a "divorare" i polmoni.
Una morte assurda, complice la povertà. Infatti, Gaetana non aveva i mezzi economici per farsi curare da un dentista. E dire che in città ci sono diversi centri odontoiatrici negli ospedali pubblici e all'Asp. La tragedia si è consumata il 19 gennaio quando Gaetana è svenuta in casa e i suoi familiari - la ragazza era la seconda di quattro figli di una coppia separata: il padre, barista, era andato via un paio di anni fa - l'hanno accompagnata all'ospedale Buccheri La Ferla. Dopo le prime cure, le è stato consigliato di rivolgersi all'Odontoiatria del Policlinico dove, purtroppo, Gaetana non si è mai recata. Il 25 gennaio l'epilogo. Le sue condizioni si sono aggravate e, quando è stata accompagnata all'ospedale Civico, le sue condizioni erano gravissime. E' stata sottoposta anche ad un intervento chirurgico per rimuovere l'infezione polmonare. Gaetana è morta senza più svegliarsi dal coma.
La giovane e i fratelli frequentavano il "Centro Padre Nostro" creato da don Pino Puglisi. Ieri sera la magistratura ha aperto un'inchiesta e ha sequestrato il corpo che era vegliato in casa della nonna in via Conte Federico.
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