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07/04/2014 03:21:00

L'opposizione a Renzi viene dall'area della sinistra

di Leonardo Agate    -  Mentre Matteo Renzi si gira come una trottola per mantenere gli impegni presi - la prima cosa reale la vedremo il primo maggio con gli 80 euro in busta paga in più per i percettori di mensili fino a 1.500 euro netti - ; mentre sale al Quirinale a spiegare al presidente della Repubblica quel che bolle in pentola; mentre il sondaggista Pagnoncelli pubblica i dati delle previsioni elettorali alle Europee di maggio e il Pd raggiunge quota 33% come ai tempi mitici di Berlinguer; mentre cresce la benevolenza del popolo per lui e diminuisce quella per gli altri politici;  mentre tutto questo avviene, il maggior pericolo per lui non viene dall' opposizione del Pdl in frana di identità, o da Sc  che si scioglie come neve al sole, o da Udc e Casini che pensano solo a saldarsi per restare eletti, o dal M5s in fibrillazione interna, ma dal suo stesso partito e da quell'area di sinistra, di cui il Pd é il cuore.   Appare che Civati, che é stato sconfitto alle primarie democratiche, non si voglia appiattire, come altri, alla politica del vincitore. Per quello che finora ha dato, potrebbe essere classificato tra i "chi é Civati?" e lasciato andare. Ma Civati ha fatto legame con un certo numero di Pd, esclusi dalla nuova segreteria ed anche con altri collocati in altri partiti, allo scopo di frenare la corsa del capo del governo. In agguato ce ne sono altri, di tipi sinistri, ancora incerti se votare sì o no o astenersi in occasione delle prossime decisioni importanti del Senato e della Camera.    Il rischio che corre il presidente del Consiglio é inversamente proporzionale al successo che gli arriderà se riuscirà vincitore. Benché Renzi sia segretario Pd, che é il pronipote del Pci, non ne interpreta tutta l'anima. Anzi, é stato per una sorta di spericolate acrobazie - possibili nella frantumazione di ogni coerenza nel buio dello scenario - a riuscire alla fine a dominare. Ma la sostanza del partito si trascina ancora dentro il secolare contrasto tra l'ala massimalista e l'area riformista della sinistra italiana. Renzi ha avuto l'ardire di invitare a Botteghe Oscure il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e tanti suoi compagni sono rimasti irritati. Il Pescecane, addirittura - ha fatto con lui un patto per le riforme. Molti di sinistra si sono chiesti e si chiedono: "Ma é di sinistra Renzi?" E giù gli opinionisti ad indagare sui trascorsi renziani, da quando era Boys  Scaut in poi. Si é osservato che non traspare da quello che dice e scrive nessun riferimento a frasi storiche dell'ideologia della sinistra.  Si é chiesto, con fondamento: "Ma ha letto mai Marx?" Nel suo partito, e in tutta l'area di sinistra, c'é una tradizione di dissidi tra i riformisti e i massimalisti. Le due anime non si sono mai completamente fuse. Ma i massimalisti in tutte le fase storiche l'hanno spuntata sui moderati. Da Togliatti in poi, i riformisti o si sono rincattucciati in una nicchia di pensosa inattività, o sono dovuti andare via dal partito guida. Vedi Nenni e poi Saragat.  E' la prima volta che un riformista la spunta sugli altri. Ma la durata é breve finora. Dovrebbe consolidare la sua posizione ora che bisogna mettere la carne al fuoco. Ci riuscirà? Non ci riuscirà? Come si fa a dirlo nel teatrino della politica italiana?